26 settembre 2019 ore: 10:12
Società

Ucraina, aggressioni ai giornalisti e attacchi alla libertà di informazione

Dati, testimonianze e una lunga serie di avvenimenti mostrano la carenza di libertà informativa e inchiodano il paese nella parte bassa di tutte le classifiche mondiali in materia. Impuniti quasi tutti i crimini verso i giornalisti
Kiev, sede dell’emittente 112.ua oggetto di un lancio di granate

Kiev, sede dell’emittente 112.ua oggetto di un lancio di granate a luglio

La libertà d’informazione zoppica in Ucraina. Come dimostrano dati, testimonianze e una lunga serie di avvenimenti, che inchiodano il paese nella parte bassa di tutte le classifiche mondiali in materia.
Le accuse a NewsOne TV. Il 5 settembre, davanti al Palazzo delle comunicazioni, è andata in scena una protesta all’insegna di “Non spegnete NewsOne TV”, come recitavano i cartelli. Proprio quel giorno, infatti, il Consiglio nazionale della Televisione e Radiodiffusione aveva chiesto ai giudici di ritirare la licenza alla televisione locale NewsOne TV. Motivo ufficiale: “Sono stati riconosciuti l’istigazione all’odio nazionale, razziale e religioso in alcune dichiarazioni mandate in onda”. Anche se il capo del Consiglio, Olga Gerasimyuk, ha precisato che “in nessun caso il consiglio nazionale ha il potere di chiudere una televisione o ritirare la licenza e nessun giornalista ha perso il lavoro. Tanto è vero che l’emittente continuerà a funzionare finché il tribunale non avrà preso una decisione”.

La replica dei giornalisti. Nei giorni scorsi, Report senza frontiere, Human Rights Watch, Amnesty International e varie ambasciate con sede nella capitale ucraina, hanno ricevuto una lettera inviata dai dipendenti dell’emittente: “Vorremmo attirare la vostra attenzione sulla situazione scandalosa che viviamo noi giornalisti in Ucraina in merito alla libertà di parola. Il canale televisivo NewsOne TV considera la decisione del Consiglio Nazionale delle trasmissioni televisive e radiofoniche una grave minaccia e un tentativo del nuovo Governo di fare pressione su tutti i mass media indipendenti in Ucraina. Abbiamo un pubblico di milioni di telespettatori e continueremo a lottare per la libertà di parola e il pluralismo di idee nella società ucraina”.

Il caso di 112.ua. Tensioni, aggressioni e attacchi ai giornalisti sono piuttosto diffusi nel Paese. Il 13 luglio, per esempio, la sede di 112.ua era stata colpita da diverse granate, in un’azione definita dagli inquirenti “atto terroristico”. Proprio il giorno prima, 112.ua si era rivolta ai servizi di sicurezza ucraini perché Sergey Sternenko, leader di un’organizzazione di destra, aveva impedito ai giornalisti di raggiungere la redazione.

Crimini impuniti. L’Unione nazionale dei giornalisti del Paese denuncia che quasi tutti i crimini contro la categoria, ben il 92%, non arriva neppure a essere indagato. Come provano diversi eventi avvenuti negli ultimi anni. Come l’omicidio del giornalista Oles Buzina del 16 aprile 2015, che aveva osato criticare l’esecutivo per quel che accadeva nella parte orientale del Paese. I sospetti si rivolsero ai gruppi di destra C14, ma nessuno è stato arrestato. Oppure il caso di Pavel Sheremet, la cui auto è saltata in aria nel centro di Kiev il 20 luglio 2016: anche qui, nessun arresto. Oppure, ancora, il reporter italiano Andrea Rocchelli, che morì in Ucraina, nel Donbass, nel 2014. Omicidi, aggressioni e violenze che hanno portato il Paese a occupare il 102esimo posto nella classifica mondiale sulla libertà di stampa di Reporter Senza Frontiere.

L’articolo integrale di Graziano Masperi (da Kiev, Ucraina)"Ucraina: crisi nera per la libertà di stampa", può essere letto su Osservatorio Diritti.

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