16 giugno 2022 ore: 12:16
Società

Ucraina, riaperto il reparto di oncologia pediatrica dell’Istituto del cancro di Kiev

Lo comunica la Fondazione Soleterre: al momento i bambini ricoverati sono 18, ma l’obiettivo è arrivare a 30. “Siamo ancora lontani dalla capacità massima di accoglienza della struttura (50 bambini), ma è un ottimo segnale di speranza e proiezione verso il futuro”
Ucraina Bandiera

Milano - “Dopo oltre 100 giorni di guerra ha riaperto finalmente il reparto di oncologia pediatrica dell’Istituto Nazionale del Cancro di Kiev”. Lo fa sapere la Fondazione Soleterre. “Al momento – si legge in una nota - i bambini ricoverati sono 18 e nelle prossime settimane crediamo si possa arrivare a un numero di 30 pazienti. Siamo ancora lontani dalla capacità massima di accoglienza della struttura (50 bambini), ma è un ottimo segnale di speranza e proiezione verso il futuro: sono ripresi gli interventi chirurgici e i trattamenti chemioterapici, e con essi il prezioso lavoro dei nostri psicologi”, afferma Damiano Rizzi, Presidente di Fondazione Soleterre e psicologo dell’età evolutiva. “Al momento abbiamo 3 psicologi clinici operativi in reparto per 3 giorni alla settimana e il lavoro è tornato ai ritmi pre-guerra. È vero, le famiglie assistite sono meno di prima, ma i loro bisogni in termini psicologici sono aumentati: va compreso che quelli in cura oggi non sono ‘semplici’ pazienti oncologici, bensì pazienti oncologici traumatizzati dalla guerra che provengono da aree di combattimento, hanno perso la casa e la loro sicurezza come tanti altri milioni di bambini ucraini. In più, loro devono affrontare intense cure oncologiche in una città che è ancora insicura”.

Per comprendere quale sia l’impatto della guerra sui bambini, Fondazione Soleterre ha condotto un’indagine sulla presenza e gravità dei disturbi da stress post-traumatico su 111 bambini ucraini in fuga dalla guerra e accolti in shelter, rifugi e strutture d’accoglienza in cui opera a Leopoli e da cui emerge che la tristezza è presente in forma da moderata a molto grave nel 65% del campione; la paura è presente in forma da moderata a molto grave nel 65% del campione; la rabbia è presente in forma da moderata a molto grave nel 60,5% del campione; la preoccupazione è presente in forma da moderata a molto grave nel 76,5% del campione.

Risulta evidente come questi dati, relativi a una popolazione pediatrica traumatizzata dalla guerra ma senza patologie specifiche, siano ancor più allarmanti se al trauma della guerra si somma quello della patologia oncologica. “Se il 76,5% dei bambini traumatizzati dalla guerra manifesta preoccupazione in forma moderata o grave, proviamo a immaginare cosa prova un bambino ucraino che è anche colpito dal cancro. Probabilmente non bastano gli strumenti di misura attuali, ne stiamo costruendo altri. Il nostro sforzo, in questo momento, è garantire ai bambini ucraini malati di cancro a Kiev e in altri 6 ospedali (Khmelnytskyi Oblast Antitumor Center, National Specialized Children's Hospital Ohmatdyt, Western Ukrainian Specialized Children’s Medical Centre di Leopoli, Dnipro Oblast Children's Clinical hospital, Kiev Institute of Neurosurgery e Rivne Regional Children's Hospital) la possibilità di curarsi anche nel loro paese. Bambini che non possono affrontare viaggi di evacuazione medica e che altrimenti morirebbero. Il lavoro dello psicologo diviene, in casi di bambini anche traumatizzati dalla guerra, necessario per poter rappresentare il vuoto di parole e immagini creato dalla guerra e dalla malattia.  In alcuni casi stiamo intervenendo con farmacoterapia poiché i livelli di ansia e di attacchi di panico sono sopra una soglia di sicurezza. Molti interventi riguardano anche le mamme dei bambini che arrivano in ospedale stremate da mesi di vita negli shelter, spesso con scarsità di cibo e di acqua. Siamo davanti a una violazione del diritto umano alla vita e alla cura dei bambini che occorre denunciare senza perdere un minuto di tempo nelle attività di cura. L’auspicio è che la situazione di conflitto si concluda prima possibile, così da ricreare quanto prima un ambiente di vita consono per i bambini e aumentare le loro capacità di riprendersi dal duplice evento traumatico che stanno vivendo”, conclude Rizzi.

Dall’inizio della guerra, Fondazione Soleterre ha organizzato 17 voli di evacuazione medica dall’Ucraina all’Italia (via Polonia) mettendo così in salvo oltre 80 pazienti oncologici pediatrici; creato una rete di 75 psicologi, operatori sociali e mediatori linguistici in Ucraina, Polonia e Italia per assistere la popolazione in fuga e arrivata in Italia per le cure mediche; sostenuto con strumentazione sanitaria, farmaci e training 6 ospedali ucraini.

Fondazione Soleterre lavora in Ucraina dal 2003 insieme al proprio partner e associazione gemella Fondazione Zaporuka, dove realizza interventi strutturali, garantisce strumentazione medica e forniture di farmaci nei reparti dell’Istituto del Cancro e dell’Istituto di Neurochirurgia di Kiev e dove gestisce una casa d’accoglienza per ospitare gratuitamente i tanti bambini malati in cura a Kiev. Negli ultimi anni Fondazione Soleterre ha esteso il proprio intervento anche alla città di Leopoli, per creare la prima Unità trapianti di midollo osseo per la cura dei tumori pediatrici dell’ovest del paese. Fondazione Soleterre ha contribuito, dal 2003 ad oggi, a innalzare i tassi di sopravvivenza dei bambini malati di cancro portandoli dal 55 al 64% e ha assistito complessivamente oltre 28.000 bambini con i loro genitori.

© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news