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17 settembre 2016 ore: 14:36
Disabilità

Un’anatra muta e un bambino cieco. Come i limiti si trasformano in opportunità

Al festival Pordenonelegge, in anteprima nazionale, l'albo di fiabe scritto da Stefania Scateni e illustrato da Arianna Papini, con l'introduzione di Ascanio Celestini
Portami con te

- ROMA - L’anatra Annia “e` muta, ma l’usignolo Farid la capisce, cosi` come la puledra Quintina sa ascoltare i pensieri di Pino, il bambino cieco, e vuole mostrargli una terra meravigliosa. E Concetta paperina? Lei parla anche col mondo vegetale. Ecco cos’e` una fiaba. Non ci serve per capire le cose del mondo, ma per raccontarle e per trasformarle. E nel racconto ci guadagniamo la liberta` di dare voce a tutti i pezzetti del mondo. Gli diamo la nostra voce”. Lo sottolinea l’attore e regista Ascanio Celestini nell’introduzione all’albo “Portami con te. Quattro racconti di amicizia e liberta`”, scritto dalla giornalista Stefania Scateni e illustrato da Arianna Papini (Rrose Sélavy editore, 40 pagine, 14 euro). Il libro arriva in anteprima nazionale al festival Pordenonelegge, dove sarà presentato domenica 18 settembre alle ore 16,30 presso il Caffè Letterario.

Favole per piccoli e grandi che invitano ad andare oltre alle apparenze non per sognare, ma per scandagliare il significato profondo di quello che vediamo, degli incontri che facciamo, della natura che ci circonda. “I protagonisti di questi racconti insegnano che non dobbiamo fermarci alle apparenze. Occorre scavare in profondità, partecipare della complessità del mondo. Abbiamo bisogno di cercare e sentire l’invisibile ai nostri occhi”, rimarca l’autrice.

E il limite fa andare oltre, rappresenta paradossalmente il desiderio di superarsi: “Sto zitta, non emetto suoni, ma vivo per la musica, desidero l’armonia”, pensa l’anatra, e conclude: “Siamo tutti parte del concerto della vita”. All’usignolo Farid, l’unico che riesce misteriosamente a sentirla e che le chiede cos’abbia da dire agli altri, risponde: “Forse l’amore per la musica. E la musica farebbe bene a me, e a tutte le creature. E potrei anche insegnare che bisogna credere in noi stessi, essere forti e darsi da fare per essere felici”.

Gli animali sono traghettatori degli umani verso il senso profondo della vita, e viceversa. Come Pino, il bambino cieco che sale sulla puledra Quintina, fino a quel momento diffidente nei confronti dei bipedi: “Sono esile e non ti peserò molto. Non posso vederti e mi affiderò ai tuoi occhi. Anche se non ci vedo, posso sentire le tue emozioni e seguire i tuoi desideri”. Alla mite cavallina il ragazzino chiede di galoppare con lei verso l’infinito: “Portami via da qui, portami lontano, fammi vedere le foglie ?e i tronchi, fammi sentire il vento, fammi guardare i fiori?e i frutti, fammi attraversare le nuvole perché io le possa toccare. Fammi volare”.  

Nei quattro racconti Stefania Scateni dà voce agli stessi animali che Esopo immaginava 2.500 anni fa. L’ispirazione è arrivata anche dalla sua amica Emanuela, che vive in campagna a Narni (Terni) e “conosce le lingue delle piante e degli animali e con loro parla spesso”. L’autrice la definisce “una specie di maga”, capace di metterla in contatto con un animaletto misterioso che le ha chiesto di raccontare le loro storie. (lab)

 

 

 

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