20 ottobre 2023 ore: 14:44
Società

Un anno di governo Meloni, Amnesty: “Sui diritti torniamo a chiedere passi avanti”

Il bilancio in 10 punti di Amnesty International Italia sulle politiche del governo di Giorgia Meloni alla vigilia dell’anniversario del suo insediamento. Sottolineati “preoccupanti regressi su diversi fronti”: diritti sessuali e riproduttivi delle donne, contrasto alle discriminazioni nei confronti della comunità Lgbtqia+, limitazione degli spazi di protesta e passi indietro nelle politiche migratorie e di asilo
Palazzo Chigi

ROMA Amnesty International Italia ha presentato oggi a Roma un’analisi delle politiche attuate nel primo anno di governo Meloni, rispetto alle misure evidenziate nel proprio Manifesto, intitolato “Sui diritti umani chiediamo passi avanti”, pubblicato il 4 agosto 2022 in vista delle elezioni. 

Il Manifesto in 10 punti chiedeva ai leader e ai candidati dei partiti che avrebbero formato i nuovi governo e parlamento di impegnarsi a sostenere e promuovere i diritti umani, sia in ambito nazionale che estero. In particolare, Amnesty International Italia esortava il nuovo governo a non commettere passi indietro su tortura, aborto, unioni civili e, in generale, sulle norme a garanzia e tutela dei diritti umani.

Dopo un anno dalla nomina di Giorgia Meloni come presidente del Consiglio, l'analisi condotta da Amnesty International Italia presenta un bilancio che, a eccezione di pochi casi, mostra un quadro problematico rispetto alle richieste formulate nel Manifesto.

“Nello specifico - sottolinea Amnesty International -, nel corso del primo anno del governo Meloni, sono stati registrati preoccupanti regressi su diversi fronti. In materia di diritti sessuali e riproduttivi delle donne, non sono stati compiuti passi avanti significativi, con l'assenza di modifiche al codice penale riguardo al reato di violenza sessuale e minacce potenziali alla piena applicazione della Legge n. 194/1978”. 

“Inoltre – continua l’organizzazione -, abbiamo registrato passi indietro nel contrasto alle discriminazioni nei confronti della comunità Lgbtqia+, con la perdurante assenza di una legge di contrasto ai crimini d’odio e una diminuzione delle protezioni per le famiglie omogenitoriali, oltre a resistenze ingiustificate riguardo a misure antidiscriminatorie, come la procedura della ‘carriera alias’ nelle scuole”.

Il bilancio di Amnesty International Italia evidenzia con preoccupazione la limitazione degli spazi di protesta, la criminalizzazione dell’attivismo e i tentativi di mitigare il reato di tortura. Infine, si sottolinea, “sono stati più che evidenti i passi indietro nelle politiche migratorie e di asilo, con una particolare ostilità verso le organizzazioni che forniscono assistenza ai migranti e si occupano di soccorso in mare”.

“Il governo Meloni ha operato una decisa stretta securitaria con interventi che vanno da una successione di decreti sicurezza in ambito migratorio a quelli che restringono gli spazi di protesta, e alle proposte che cercano di legittimare l’uso illegale della forza – afferma Anneliese Baldaccini, responsabile Relazioni istituzionali di Amnesty International Italia -. Questi interventi non tengono in alcun conto gli obblighi di assicurare la promozione e l’osservanza dei diritti umani in ogni azione di governo e rischiano di portare ad una grave regressione dei diritti umani in Italia”.

In chiusura, Amnesty International Italia continua a chiedere l’attuazione dei 10 punti del Manifesto, esortando ancora una volta il governo e il parlamento “a porre i diritti umani al centro della loro azione”.
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