3 gennaio 2024 ore: 13:54
Disabilità

Un figlio con disabilità? Il buio, poi il più “bel geranio del giardino”

di Chiara Ludovisi
In un libro autobiografico di Carla Agosti, la storia di Romina, figlia “diversa”, nata quasi 38 anni fa in una famiglia che non si credeva pronta ad accoglierla. Ma che poi l'ha aiutata a sbocciare e fiorire, conquistando giorno dopo giorno competenze e autonomia. Il ricavato ad Aipd e Accademia Arte nel Cuore
geranio libro

ROMA - “Tu e tuo marito aspettavate che nel vostro giardino nascesse una rosa. Non è stato così, ma la rosa non è il solo fiore che esiste al mondo, ve ne sono altri, anch’essi bellissimi... come i gerani. Ecco, a te è nato un geranio, e sarà il più bel geranio del tuo giardino. Quello che devi fare è non cercare le rose, ma accettare uno splendido geranio”: sono state le parole di un giovane medico, il dottor Albertini, a far nascere una madre e un padre, per una bambina con sindrome di Down nata in realtà già da qualche mese, ma che ancora doveva conquistare il proprio posto nel loro cuore. Carla Agosti racconta così il giorno in cui ha accettato, finalmente, quella figlia nata così diversa da come era stata sognata. E la frase di quel giovane medico ha dato il titolo al libro, in cui Carla mette a nudo il vissuto proprio e della sua famiglia, con una sincerità, un'onestà intellettuale ed emotiva che possono essere un faro per tante famiglie che si trovano, oggi, ad intraprendere lo stesso percorso.
“Il più bel geranio del mio giardino” (edizioni Eracle, 2023) è un libro maieutico, perché fa emergere quel sommerso che soffoca il pianto e le urla che la nascita di un figlio con disabilità porta con sé. “Racconto come io e la mia famiglia abbiamo dovuto riavvolgere il nastro dei nostri sogni e affrontare la più grande sfida della nostra vita”, spiega l'autrice, che devolverà l'intero ricavato alle “associazioni che ci sono state vicine in questi anni”: in particolare, L'arte nel cuore e l'Associazione italiana persone Down.

La storia inizia tanti anni fa, quando Carla e Massimo, giovanissimi, s'incontrarono, s'innamorarono, si sposarono e molto presto scelsero di diventare genitori. Romina fu attesa con la gioia e la trepidazione con cui due giovani aspettano il frutto del proprio amore. Ma subito dopo il parto, le parole di un'infermiera, intercettate mentre si rivolgeva al medico, stravolsero i sogni di quei due giovani: “Qualcosa non va. Guardi la bambina”. E la sentenza del medico fece crollare il mondo: “Quegli occhi a mandorla sono un’altra cosa, è per questo motivo che la bambina non ha favorito l’espulsione”. Massimo provò a restituire alla giovane moglie quello che aveva capito, prima di essere risucchiato, come lei, dall'angoscia e dal dolore: “Ha una sindrome, non ho capito bene... hanno detto che è mongoloide. Non me l’hanno fatta vedere che per un attimo”.

Il racconto si alterna ai consigli, nel volume di Carla Agosti: “Non permettete ad alcuno di guardarvi con occhi 'diversi'. Voi stessi, per primi, dovreste sottrarvi dal guardarvi così. Siate semplicemente madre e padre di un figlio che ha bisogno di essere accudito, seguito, guidato; lui ha il diritto di nutrirsi con la vostra autenticità, quella che solo un genitore conosce per il proprio figlio”.

Mentre scorrono le pagine, sembra di viverle, quelle emozioni: il senso di colpa verso i propri genitori, neonati nonni, per aver messo al mondo una nipote diversa da quella tanto attesa: “Come potevo dir loro che il nipote che aspettavano era disabile?”. Il senso d'inadeguatezza, la totale sfiducia nelle proprie capacità: “Pensai che non sarei mai stata capace di amare una figlia 'diversa', che non sentivo mia, che non apparteneva al sogno che avevo sempre fatto”. La tentazione di rinunciare, di cancellare tutto e riavvolgere il nastro, mentre un'infermiera suggerisce: “Sei così giovane... potresti non riconoscere la bambina, potresti lasciarla qui, in ospedale”. Ancora, il pensiero di affidarla a un orfanotrofio, a una struttura specializzata: “Massimo e io abbiamo immaginato di lasciare davvero nostra figlia. Per pochi e fugaci attimi ci è accaduto di abbandonarci al profumo lieve e ingannevole di quell’azione egoistica, la stessa che ci avrebbe nuovamente consegnati alla nostra gioventù, alle nostre amicizie, alle giornate da trascorrere tra sorrisi e amore, alla leggerezza e alla meravigliosa incoscienza dei vent’anni e di un matrimonio ancora agli inizi e ancora in debito di gioie e spensieratezza”.
Poi, però, le parole di quel giovane medico, il dottor Albertini, capace di far vedere la luce in fondo al tunnel: parole che improvvisamente hanno dato a quei genitori spaventati la forza e il desiderio di prendersi cura di quel geranio e, insieme, la capacità, conquistata giorno dopo giorno, di farlo crescere e diventare, oggi, il più bel fiore del giardino. Un giardino in cui, nel frattempo, sono sbocciati e cresciuti anche Daniele e Francesco, che con Romina, Massimo e Carla hanno attraversato le fatiche, le gioie, le avventure della vita, dal nido alla materna, dalle elementari fino alle superiori, tra insegnanti più o meno adeguati, tra salite e discese, tra speranze, paure, illusioni e conquiste. La conquista dell'autonomia, forse la più importante fra tutte, costruita passo dopo passo grazie ai compagni di strada e alle associazioni con cui si sta percorrendo il cammino: dagli scout, all'Aipd, all'Accademia Arte nel Cuore.

Oggi Romina ha 38 anni ed è fidanzata. “Poco tempo fa, è entrata in casa, si è seduta sul divano, ci ha guardato e ha detto: 'Voglio sposarmi'”. Il futuro è tutto da scrivere: ma ora che il passato e il presente sono stati messi nero su bianco, dedicarsi la domani è più facile. La luce, giorno dopo giorno, allontanerà le ombre e lascerà vedere sempre più chiaro.

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