Un laboratorio per produrre cioccolata nel carcere minorile “Ferrante Aporti”
TORINO - Roberto - ventenne dominicano con i lunghi dreadlock che spuntano dal cappello da cucina – raccoglie una manciata di pasta di cacao fuso e la depone in una serie di stampi quadrettati. “Questi – spiega, mentre li depone in freezer - servono a creare la “camicia”, per fare le tavolette di cioccolata”. Più tardi Davide - anche lui ventenne, con i tratti vagamente asiatici - riprende gli stampi, ormai induriti, dal frigo e inizia a versarvi dentro il ripieno: arance candite, caffè e nocciole.
Così si lavora a Spes@labor,il laboratorio per la produzione di cioccolata nato nel carcere minorile “Ferrante Aporti” (Torino), grazie a un bando di Unicredit foundation per il reinserimento dei giovani detenuti. Roberto e Davide sono due dei sedici ragazzi che vi lavorano: inizialmente hanno dovuto frequentare un corso di formazione per la produzione e l’imballaggio del cioccolato; quindi, nello scorso aprile, hanno allestito il laboratorio, dove oggi si producono sei diverse varietà di cioccolata. Oltre alla produzione, i ragazzi si occupano anche dell’imballaggio. dello stoccaggio e del trasporto della cioccolata.
“Ho iniziato a lavorare alla fine di luglio - spiega Davide, che ha realizzato anche un video promozionale sulle attività di Spes@labor – e sarò qui ancora per un mese. Se Dio vuole, uscirò dal carcere il 29 di novembre, lasciando il posto a qualcun altro”. Roberto, invece, ha ancora dieci mesi da scontare: “Una volta fuori – dice – non mi dispiacerebbe continuare a fare questo lavoro”. Un’eventualità concretamente possibile per otto dei sedici ragazzi del laboratorio, grazie a una serie di borse lavoro messe a disposizione dalla cooperativa sociale “Soleil”, responsabile dell’iniziativa. La coop è infatti parte del gruppo Spes, che ha da poco rilevato una fabbrica di cioccolata in via Saorgio, a Torino: nel punto vendita interno vengono già commercializzati i dolciumi prodotti dal laboratorio (ams)