29 maggio 2018 ore: 15:43
Giustizia

Una casa per accogliere le persone in misura alternativa al carcere

Sono 4 i posti disponibili al momento nella struttura che sorge al centro del dehoniano Villaggio del Fanciullo di Bologna. Un percorso per l’indipendenza abitativa ed economica che riduce drasticamente il rischio di recidiva. Amato (Uepe): “Nel contratto Lega-5Stelle era prevista la rivisitazione di tutte le misure premiali. Ma noi dovremo resistere”
Carcere: corridoio con porta aperta

BOLOGNA – Una casa per accogliere le persone in misura alternativa al carcere. Un percorso non solo abitativo, ma che conduca anche a un’autonomia economica che, per forza di cose, passa dalla ricerca di un impiego. “La Casa nel Villaggio” nasce da questi presupposti: prevede l’accoglienza di quanti hanno la possibilità di godere di misure alternative alla detenzione (semilibertà, affidamento ai servizi sociali, lavoro esterno), l’accoglienza diurna per i permessi premiali, l’ospitalità ai familiari delle persone accolte, servizi di avviamento destinati alla formazione professionale e/o scolastica e di inserimento al lavoro. “I numeri degli istituti penitenziari hanno ricominciato a crescere – spiega Elisabetta Laganà, responsabile della Casa del Villaggio, ex Garante dei detenuti dell’Emilia-Romagna –. Su 50 mila posti, si contano circa 52 mila persone. Nel carcere di Bologna, al 30 aprile, c’erano 781 detenuti per una capienza di 500 posti”. Dei 3600 detenuti nelle 10 carceri dell’Emilia-Romagna, 900 hanno pene residue di meno di 2 anni. “Alla luce dei nuovi sviluppi politici, possiamo dire che la riforma dell’ordinamento giudiziario sulla quale stavamo ragionando è stata completamente abbandonata”, chiosa Laganà. 

La Casa nel Villaggio – realizzata con un fondo di 60 mila euro, i proventi dell’8 per mille di un progetto dei dehoniani – nasce per provare a rispondere a questa emergenza: per ora sono 4 i posti a disposizione, ma l’obiettivo finale è arrivare a 10. La struttura sorge al centro del Villaggio del Fanciullo, un ampio spazio gestito dall’omonima cooperativa fondata nel 1952 dai sacerdoti del Sacro Cuore (Dehoniani): il Villaggio ha sempre messo a disposizione dei ragazzi in difficoltà strutture, spazi e risorse umane. Negli ultimi anni si è trasformato per accogliere nuove forme di intervento, residenziale e non. “Il 4° piano di uno dei nostri edifici, quello che fino a poco tempo fa accoglieva padri soli, oggi ospita persone in misura alternativa al carcere”, specifica padre Giovanni Mengoli, presidente del Villaggio del Fanciullo. Le prime accoglienze sono state avviate lo scorso agosto: a oggi, sono 8 le persone accolte. Dei 5 già usciti, 3 lavorano: una fa il magazziniere, uno il facchino, uno il cuoco. Tre le persone presenti al momento – uno lavora alla cooperativa Eta Beta, uno in una tipografica, il terzo è uno studente di giurisprudenza – e una quarta è in arrivo. Hanno tra i 40 e i 50 anni, nella maggioranza dei casi di tratta di persone italiane. “Il percorso per farli uscire dal carcere è molto complesso – continua Mengoli –: l’amministrazione penitenziaria è un organismo articolato. Speriamo che il quarto posto che al momento abbiamo libero sia occupato al più presto”. 

“Il carcere di Bologna oggi conta circa 800 detenuti. Un quarto di questi, se avesse un’alternativa, all’uscita sarebbe in grado di rifarsi una vita, senza commettere più reati”, conviene Massimo Ziccone, capo area educativa della Dozza. Secondo Ziccone, la repressione è indispensabile (“Se dico che un quarto dei detenuti presenti smetterebbe di delinquere, significa che per tutti gli altri questo rischio c’è”), ma lo è altrettanto l’inclusione fatta di opportunità: opportunità abitative, culturali, lavorative, di studio. La selezione dei candidati a uscire dal carcere è curata con la massima attenzione: “Le persone che mandiamo alla Casa le abbiamo ampiamente sperimentate in carcere. Sono tutti alla fine di pene molto lunghe: abbiamo a disposizione poche risorse, cerchiamo di gestirle al meglio, offrendo questa opportunità a uomini che sappiamo per certo che non ci deluderanno. Infatti, non c’è recidiva da parte di chi entra in questi percorsi. E non si tratta di fare una politica buonista, ma di un’intelligente politica di sicurezza ”. “Non abbandoniamo queste persone finché non hanno raggiunto la propria autonomia – gli fanno eco Marcello Matté, cappellano della Dozza e Claudia Clementi, direttrice dell’istituto penitenziario –. Ogni giorno 2 persone escono dal carcere e una su due non ha nessuno ad accoglierlo. Con zero prospettive e da solo, il rischio recidiva è reale”. 

Tra le 700 proposte di legge che aspettano di essere discusse c’è anche quella per il potenziamento delle misure alternative al carcere, “ma ci sembra difficile che possa vedere la luce in tempi brevi”. A lanciare l’allarme è Antonio Amato, responsabile area misure e sanzioni di comunità dell’Uepe di Bologna, Ferrara e Ravenna: “Nel contratto di governo Lega-5Stelle era prevista la rivisitazione di tutte le misure premiali: diciamo che anche questi numeri potrebbero essere drasticamente ridimensionati. Ma noi andremo avanti per la nostra strada, resisteremo. Se non saranno stelle, speriamo possano essere almeno lucciole”. 

Come detto, in un futuro si conta di avere 10 posti a disposizione: questo dovrebbe avvenire appena sarà pronta la nuova struttura in via del Tuscolano 99, vicino alla Casa della Carità in zona Corticella. La diocesi ha messo a disposizione la struttura vicino alla parrocchia: sono partiti i lavori di ristrutturazione (a carico della diocesi, che sosterrà anche le future spese di gestione), ma è stata trovata una grossa falda acquifera che mina le fondamenta. I lavori sono già stati prorogati due volte, l’auspicio è riuscire a completarli tra un anno. È previsto che quella struttura ospiti una comunità di religiosi e una di laici, e che in parte sia dedicata proprio all’accoglienza di persone in misura alternativa. E a quel punto cosa ne sarà dalla Casa nel Villaggio? “Vorrei tanto che, almeno un paio di posti, fossero destinati alle emergenze di detenute madri – confida Laganà –. Oggi in Dozza c’è una bimba di 3 mesi: inaccettabile. Spero che la Casa sia la risposta”. (Ambra Notari)

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