24 aprile 2015 ore: 11:03
Immigrazione

Una fattoria solidale dà lavoro a immigrati e italiani disoccupati

Il progetto "Semi-nati" della Caritas a Ciminna (Palermo) mira a integrare famiglie italiane in difficoltà e ragazzi immigrati nella gestione della struttura. Don Mattaliano: "Un progetto importante nel pieno rispetto della natura che aiuta immigrati e italiani"
Fattoria solidale (Sicilia) 2
Fattoria solidale (Sicilia) 2

PALERMO – Immigrati e italiani insieme si attivano per avviare una fattoria solidale, una cooperativa che sorge a Ciminna a 40 km da Palermo. Sei migranti opereranno insieme a quattro famiglie italiane, due di Ciminna e due di Palermo, con una storia di disoccupazione alle spalle. E’ il progetto ‘Semi-nati’ Caritas portato avanti con i fondi dell’8x1000 rivolto all’inclusione di italiani e stranieri che camminerà successivamente anche con le sue gambe grazie alla nascita della cooperativa “La Carità non finirà mai”.

La struttura sorge in una grande area verde di tre ettari con tanti animali, orti e frutteti dove a prestare il loro servizio sono alcuni immigrati arrivati un anno fa. La struttura interna del centro in questo momento è stata attivata, su disposizione della prefettura, con una disponibilità massima di 18 persone, anche come Cas (Centro di accoglienza straordinario). Naturalmente si tratta di due realtà di accoglienza diverse che non andranno a sovrapporsi. “Ci tengo a ribadire che il Cas e la fattoria solidale sono due realtà diverse - dichiara don Sergio Mattaliano, direttore della Caritas -. Il Cas in questo momento sorge nella struttura e sta avendo un suo percorso mentre nell’ampia area esterna insieme ad altri terreni che abbiamo preso in affitto si sta attivando la cooperativa solidale: un progetto importante nel pieno rispetto della natura che aiuta non soltanto immigrati e italiani ma che vuole anche mettersi a disposizione di scuole, comunità e parrocchie che vorranno conoscere ciò che facciamo”. 

Fattoria solidale (Sicilia) 3

Nella fattoria c’è tanto da fare e la gran parte degli immigrati sono molto contenti di potere dedicarsi alle attività agricole e di allevamento. Ci sono tanti animali, 3 cani, pappagalli, galline, conigli, tacchini, lepri, capre e perfino un cavallo. Proprio per questo non si esclude che per il futuro vengano invitate delle scolaresche. I membri della cooperativa, migranti e palermitani insieme, stanno cercando così di costruirsi una nuova prospettiva lavorativa: l’obiettivo infatti è quello di rivendere al mercato i prodotti derivati dalla coltivazione dei campi e dall’allevamento degli animali.

- Tra gli immigrati c’è Yannick della Costa d’Avorio che ha 22 anni e, ha scelto di farsi chiamare Tommaso. Arrivato lo scorso 15 giugno, Tommaso è cristiano e in Libia ricorda che prima di partire con il barcone ha pregato fingendosi musulmano. “Respirare l’aria fresca della campagna e occuparmi degli animali e della coltivazione degli ortaggi mi piace molto. La campagna - dice - mi fa stare bene e la differenza dalla città è molto forte proprio per la tranquillità del luogo. Lavorare la terra mi ricorda tanto il mio Paese. Per adesso stiamo piantando il pomodoro e le lattughe”.

“Nel mio paese non ho studiato e sono scappato dalla guerra dove ho perso anche i genitori - racconta Sow 29 anni della Mauritania rifugiatosi in Senegal per un certo periodo -. A Ciminna c’è pure un cavallo molto bello che si chiama Sow e sono l’unico che lo sa montare. Gli animali mi piacciono moltissimo e dargli da mangiare ed accudirli mi fa stare bene. Mi rendo utile come posso per tutto quello che c’è da fare. Il mio desiderio è quello di diventare un coltivatore esperto e un autista”.

Stiamo lavorando anche con il sindaco di Ciminna affinché il paese accolga sempre meglio questi nostri ragazzi che hanno sofferto tanto - spiega don Sergio Mattaliano -. Questo luogo di riposo arricchito dalla natura circostante può essere uno stimolo in più per recuperare le forze e non pensare a ciò che hanno subito in Africa. Questi giovani hanno una fede e una capacità di ripresa straordinaria, superiore alla nostra, da cui stiamo imparando tanto. L’obiettivo è soprattutto quello di dare risposta alle stesse esigenze che accomunano tanto i migranti arrivati in città quanto i palermitani disoccupati: avere un lavoro che permetta loro e ai propri cari di avere una vita dignitosa”. (set)

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