15 gennaio 2019 ore: 14:00
Economia

Una Scorz' per proteggere chi dorme in strada: l'idea di 5 amici napoletani

Il rifugio temporaneo creato con il progetto Napoli 2035 lancia un messaggio di solidarietà ai senza dimora. Le prime Scorz' distribuite nella Galleria Umberto I. Il designer Giuseppe D'Alessandro: “Le persone hanno ricevuto il regalo con piacere, non solo per l'oggetto ma per la cura e l'attenzione verso di loro”
scorz' per i senza dimora

 

scorz' per i senza dimora

NAPOLI – Sembra un grande origami, ma può diventare un riparo per chi non ha un tetto sotto cui dormire. “E' uno dei tanti artefatti che usciranno dal progetto Napoli 2035”, spiega Giuseppe D'Alessandro, ideatore di “Scorz' – The Shelter”. Chiuso occupa lo spazio di uno zaino da viaggio, aperto è più capiente di un sacco a pelo e offre un po' di privacy, oltre a tenere lontani freddo e umidità. È fatto di materiali riciclabili e deteriorabili, cartone ondulato e plastica, perché “non deve durare più del tempo necessario” e vuole suggerire l'idea di qualcosa di non finito. Come suggerisce la scritta stampata in lunghezza - “Questa non è la soluzione al problema. Questo è un rifugio temporaneo” - lo scopo di questa “scorza” non è sostituirsi a un vero alloggio e nemmeno dare l'illusione che basti usare questo riparo, precario ma di design, per risolvere il problema di chi vive la sua vita per strada. “La Scorz' sarà presente nella graphic novel che stiamo scrivendo e verrà pubblicata sul sito del progetto”, anticipa il designer. “Il protagonista si inventa questo modo per aiutare una sua amica senza dimora. Anche il fumetto è un modo per veicolare una serie di oggetti, contenuti multimediali e soprattutto il messaggio di solidarietà”, spiega D'Alessandro, augurandosi che la Scorz' possa diventare conosciuta come la macchina di “Ritorno al futuro”.

L'idea di progettare “qualcosa che avvicini piuttosto che respingere” è venuta a D'Alessandro durante gli studi universitari mentre, a Parigi, stava partecipando a un laboratorio di arredo urbano. “Tutte le mattine prendevo la metro e mi sono accorto che lì il problema è molto più grande che da noi”. In seguito, mentre si trovava a Berlino in Erasmus, ha iniziato a creare i primi prototipi della Scorz', fino a realizzare il primo in scala 1:1. “Aveva una forma diversa da quella attuale, era più bello ma poco funzionale. L'obiettivo era che potesse usarlo chiunque, è stato necessario semplificare molto, ma ora non gli manca niente”. In questo caso più della forma conta il contenuto, per questo D'Alessandro ha fatto una ricerca tra Berlino e Napoli, col tramite delle associazioni attive sul territorio, intervistando persone che dormivano per strada o ex clochard. “Gli chiedevo: voglio fare un rifugio temporaneo, a te farebbe piacere? Tutti mi dicevano di sì. Quando un uomo, a Napoli, mi ha detto 'se fossi tuo padre sarei fiero di te', mi sono messo a piangere, questa frase mi ha spinto ad andare avanti”.

La settimana scorsa hanno distribuito nella Galleria Umberto I di Napoli le prime Scorz', prodotte e sponsorizzate da Formaperta. “Le persone ricevono il regalo con molto piacere, non solo per l'oggetto ma per il gesto di cura e di attenzione verso di loro. Anche i meno esperti si sono accorti che dietro al rifugio come dietro all'intero progetto c'è un lavoro immenso”. Lo hanno chiamato “Napoli 2035” perché quello è l'anno in cui è ambientata la graphic novel. “Questa data è una provocazione per noi stessi, ci auguriamo sia la nostra data di scadenza. Se non riusciamo a fare qualcosa di veramente concreto entro il 2035, questo progetto finirà”. 

Napoli 2035 è un progetto di design partecipativo. “Si realizza il sogno di creare qualcosa con i miei amici fraterni – spiega D'Alessandro – come Michela Sarnataro, psicologa che si occupa di psicoterapia sistemico relazionale, Antoni Altieri, che sviluppa il sito, Ilaria Feola, una scrittrice molto sensibile nel comprendere alcuni aspetti della vita dei clochard, l'illustratore Jasper Precht, Monica Minelli, mia compagna di vita che mi aiuta a rimanere nel 2019 e si occupa dei social, dove finora abbiamo ricevuto commenti molto positivi, a parte qualcuno che dubita delle nostre buone intenzioni, ma non ci preoccupiamo”. Sono stupiti del clamore suscitato dalla loro iniziativa. “Ci piace parlarne con le piccole realtà, preferiamo la loro cura e la loro passione”, dice il progettista, che ha un passato da speaker in una piccola web radio.

Il sito prevede anche una pagina di raccolta fondi, ma non è ancora attiva. Per ora il gruppo sta lavorando per costituirsi in associazione non profit. “Recentemente abbiamo partecipato a un contest e investiremo il premio per fondarla. Sarà il sogno di 5 amici che si realizza”. (Benedetta Aledda) 

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