3 aprile 2014 ore: 10:56
Disabilità

Una “terapia d’orto” per il benessere di autistici, anziani e malati

Il progetto dell’architetto Monica Botta sarà presentato al Salone del mobile che si terrà a Milano dell’8 al 13 aprile. Si tratta di giardini terapeutici progettati per diventare ausili nelle terapie di supporto alle persone con fragilità
Terapie d'orto. Architetto Monica Botta

ROMA – Spazi verdi accessibili a tutti e concepiti come parte integrante della cura e riabilitazione della persona. Sono gli “healing gardens”, letteralmente “giardini di guarigione”, progettati per favorire il benessere psicofisico delle persone più vulnerabili e generalmente annessi agli ospedali  ed alle strutture di cura e assistenza. Una realtà già consolidata all’estero che si avrà modo di approfondire in occasione del Salone del mobile che si terrà a Milano dall’8 al 13 aprile, dove l’architetto paesaggista Monica Botta presenterà la sua “terapia d’orto”.

Lo spazio sarà allestito presso la Fabbrica del Vapore, all’interno di Green Utopia, la "città vegetale" creata dall’architetto Maurizio Corrado su un’area di 2 mila metri quadrati, pensato e progettato come luogo “empatico-emozionale, in cui le architetture e le aree verdi diventano ausili nelle terapie di supporto alle fragilità delle persone, fragilità intese come fisiche, sensoriali, dell’anima, del cuore”. Un modo per “prendersi cura” della persona usando gli strumenti e le possibilità offerti dalla natura, secondo una progettazione specifica che non può essere lasciata al caso.

Monica Botta

 Questo significa che le attività di ortoterapia e quelle messe a punto nei giardini terapeutici possono vantare benefici sulla salute della persona non solamente perché avvengono all’aria aperta ma in quanto presuppongono un’attenzione particolare legata al design e all’architettura del luogo, dalla pavimentazione ai sostegni. “Per fare un giardino terapeutico non bastano un’aiuola fiorita e una panchina – dichiara Monica Botta al settimanale l’Espresso – ma è indispensabile che il giardino faccia parte di un progetto” con personale adeguatamente formato con il compito di organizzare le attività e verificarne l’efficacia. “E’ importante osservare le persone, vedere come vivono lo spazio – continua l’architetto – ma poi ogni giardino deve essere legato alla nostra cultura, avere un senso per chi ci deve vivere”.

Molti di questi giardini sono pensati per persone autistiche, con sindrome di Down, per anziani convalescenti che necessitano di terapie riabilitative e per malati di Alzheimer, per i quali svolge un ruolo fondamentale nell’approccio alla cura anche l’ambiente in cui il paziente vive. Molto diffusi all’estero, soprattutto negli Stati Uniti dove il dibattito su salute e natura è iniziato già negli anni Ottanta, si stanno diffondendo negli ultimi anni anche in Italia. La Fondazione Arrigo Mazzali di Mantova, ad esempio, prevede nella sua struttura il Giardino Alzheimer, spazio chiuso, illuminato da grandi vetrate e accessibile tutto l’anno, dove i pazienti hanno la possibilità di far risvegliare tutti i sensi, dal tatto alla vista, all’udito, all’olfatto, e di ridurre i problemi comportamentali, il disorientamento spazio-temporale, i tentativi di fuga e di conseguenza anche l’uso di farmaci, cercando di rallentare l’inesorabile e progressivo declino delle capacità cognitive e funzionali.

Una “terapia d’orto” dunque che sia in contatto con un contesto socio-sanitario, allo scopo di velocizzare i tempi di recupero della persona e, allo stesso tempo, di avere un notevole risparmio per il Sistema sanitario nazionale. Il progetto allestito e curato da Monica Botta nel Salone del mobile, sostenuto da Euroform, Stobag, Euroserre Italia, Iablu, ChiossiCycles, Bensone, Med Eat, sarà anche un’occasione per parlare di orti e derivati, per partecipare a laboratori creativi e assistere a performance e mostre fotografiche sul tema. 

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