19 maggio 2016 ore: 12:11
Disabilità

Unioni civili, ancora troppe discriminazioni per le coppie con disabilità

Mentre il ddl era in discussione, la Fish aveva chiesto esplicito riferimento a coppie con uno o più partner disabili ed estensione dei congedi lavorativi per assistenza ai congiunti. Falabella: "Serve svolta culturale: disabilità confusa con malattia, diventa ostacolo anche per adozioni e affidi"

ROMA – Le unioni civili hanno da alcuni giorni una loro giurisprudenza, da cui derivano riconoscimento e tutele. La legge Cirinnà è stata approvata, dopo un lungo e complicato iter parlamentare. Ma ci sono coppie – di fatto, come si dice comunemente – che faticano particolarmente ad ottenere questo “riconoscimento” e a veder garantiti i diritti e le tutele che, per la loro condizione, spetterebbero loro. Sono quelle in cui uno o entrambi i partner abbiano una disabilità.

A lanciare l’allarme, quando il ddl era ancora in discussione, era stata la Fish: “Sul delicato tema delle unioni civili all’interno della nostra federazione vi possono essere posizioni e sensibilità diverse – dichiarava nel gennaio scorso il presidente Vincenzo Falabella - ma vi è unanime convinzione che la norma non possa essere completa se non considera nelle fattispecie previste anche le questioni connesse alla disabilità”. Nessun riferimento specifico esisteva infatti, nel disegno di legge, alle coppie con disabilità: soprattutto, però, mancava l’estensione alle unioni civili delle agevolazioni lavorative che consentono permessi e congedi per l’assistenza di congiunti (fra i quali il coniuge e i figli) con grave disabilità. E proprio su questo punto la Fish aveva chiesto che fosse presentato uno specifico emendamento. Oggi, con il ddl divenuto legge, cosa ne è stato di questa richiesta di attenzione? Lo chiediamo proprio a Vincenzo Falabella, che con la federazione da lui presieduta ha seguito l’iter della norma, fino alla sua approvazione finale. 

Mentre il ddl era in discussione, come Fish avanzaste la richiesta di maggiore attenzione verso le coppie con disabilità: cosa chiedevate in particolare?Chiedevamo innanzitutto l'espresso richiamo al rispetto dell’articolo 23 della Convenzione Onu che impone di eliminare le discriminazioni nei confronti delle persone con disabilità in tutto ciò che attiene al matrimonio, alla famiglia, alla paternità e alle relazioni personali. In secondo luogo, chiedevamo che fosse esplicita l'estensione dei congedi e dei permessi lavorativi anche nelle unioni civili.
Le vostre richieste sono state accolte, ora che il ddl è legge?
La prima raccomandazione no, non è stata recepita. Sulle agevolazioni lavorative, invece, c'è un sostanziale accoglimento, che ci auguriamo venga presto reso operativo e applicativo.
A gennaio, nell’avanzare le vostre proposte di modifica al ddl, faceste riferimento ai tanti casi di discriminazione delle coppie con disabilità. Che intendevate?
Abbiamo a mente molti episodi di discriminazione, in particolare, ma non solo, per quanto riguarda l’adozione e l’affido a persone con disabilità. Difficile scegliere i più significativi. Possiamo dire però che, nello stabilire i requisiti per l'adozione, i tribunali ancora confondono le condizioni di salute con la disabilità. In tal modo, la maggioranza delle persone con disabilità vengono esclusi in Italia dai percorsi dell'adozione. Non è quindi un caso infrequente che, chi può permetterselo, scelga percorsi (non sempre lineari) di adozioni all'estero.
Quali sono oggi le vostre richieste?
Sono le medesime di sempre: una svolta culturale che ispiri innanzitutto il legislatore. Il centro è il contrasto ad ogni sorta di discriminazione, in particolare quella che ritiene ancora la disabilità come una malattia da proteggere ma anche, subdolamente, da cui proteggersi. (cl)

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