25 febbraio 2014 ore: 10:35
Giustizia

Usura, aumentano le denunce: in un anno +15%. Sono 200 mila i commercianti colpiti

Il report di Sos Impresa, l’associazione antiracket di Confesercenti. Imprese in trincea: ogni giorno subiscono 1.300 reati. Resta alto l’allerta sulle estorsioni: più di 6 mila le denunce e 25 mila i denunciati. Busà: “Imprenditori costretti al fallimento”. Il volto presentabile dei clan
Soldi e pistola, usura criminalità raket

ROMA - Torna a crescere il fenomeno dell’usura: dopo un calo delle denunce negli anni passati, dal 2011 al 2012 sono salite del 15 per cento con un trend invariato lungo tutto il 2013. Ma l’usura è solo uno dei problemi: le imprese italiane subiscono circa 1.300 reati al giorno. È quanto denuncia Sos Impresa, l’associazione antiracket di Confesercenti durante la Convenzione nazionale delle associazioni antiracket e antiusura non profit in corso oggi a Roma. Secondo un report presentato dall’associazione, i commercianti colpiti dall’usura in Italia sono circa 200 mila, ma nonostante l’aumento del numero di chi decide di venire allo scoperto rivolgendosi alle autorità competenti, “l’imprenditore vittima di usura o racket, oggi spesso è costretto al fallimento”.

Per Sos Impresa, a frenare il successo della giustizia sull’usura sono in parte le norme che regolano la materia in questione. “Il primo limite delle attuali leggi è quello della mancata convenienza della denuncia – spiegano i responsabili di Sos Impresa -. Infatti, se da un punto di vista del processo penale l’imprenditore riesce a fare arrestare i propri usurai, dal punto di vista del diritto civile le cose non sono così semplici, determinando un peggioramento delle condizioni di vita dell’imprenditore. Accade spesso, infatti, che le aziende falliscono e i patrimoni della vittima vengono aggrediti da Enti, istituti di credito, pagamenti. In questo modo, per una parte della giurisprudenza che non ha la possibilità di valutare alcuni atti, l’imprenditore è un reo, per le procedure penali un eroe”.

A preoccupare, però, non è solo il fenomeno usuraio. Resta alto, infatti,l’allerta sulle estorsioni. “Ad oggi, le denunce per questo reato sono più di 6 mila – spiega il report di Sos Impresa -, mentre gli estortori denunciati sono  circa 25 mila. Questo dato, da solo, testimonia come questo fenomeno cambia volto, ma continua a persistere”. Per Lino Busà, presidente dell’associazione antiracket di Confesercenti, gli imprenditori che denunciano, oltre a rischiare per aver scelto di opporsi ad un sistema criminale, finiscono spesso fuori dal mercato, sempre più dominato dalla criminalità organizzata. “I clan più strutturati hanno trapiantato, nelle zone più ricche e industrializzate del Paese, le proprie strutture organizzative – spiega Busà - tanto che, in alcune particolari zone del centro-nord, sono diventate il vero cuore economico del clan”.

Il volto delle mafie, secondo il report di Sos Impresa, è cambiato. “Oggi la criminalità organizzata e mafiosa, pur non tralasciando la pratica del pizzo, entra nell’economia tramite i cosiddetti uomini cerniera: faccendieri, intermediari, pseudo-imprenditori”. Figure che ormai sono entrate in circolo nelle principali arterie del mercato. “Il legame stretto che intercorre tra mafia ed economia, non ha fatto altro che inquinare la libera concorrenza, vanificando anche le leggi di mercato a favore delle famiglie mafiose conosciute come imprese-clan”. E i bilanci dell’imprenditoria mafiosa non sono mai in rosso. “Il peso della criminalità mafiosa-racket, pizzo e usura, che incide direttamente sul mondo dell’impresa da solo, sfiora i circa 100 miliardi (sui 138 che fattura annualmente la Mafia Spa) – spiega il report -, pari al 7 per cento del Pil nazionale”. (ga)

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