11 novembre 2014 ore: 11:19
Economia

Vendere a cinesi e arabi: i siti web che vogliono lanciare il made in Italy

Dal bar di quartiere alla villa di lusso, dal vino ai prodotto dell'artigianato locale: sono 2 piattaforme piene di annunci tradotti in più lingue per avvicinare venditori italiani a compratori esteri, puntando su mercati vivaci
Vendere ai cinesi - portale

MILANO – La piccola azienda di famiglia è in crisi e i vecchi finanziatori non hanno più soldi? La soluzione va trovata lontano. Per esempio in Cina, o in Oman. Vendereaicinesi.it e vendereagliarabi.it sono due delle piattaforme nate proprio per avvicinare i venditori italiani agli acquirenti stranieri. Coetanee, hanno aperto i battenti nei primi mesi del 2013. E, nonostante la crisi, reggono. Vendere ai cinesi nasce su spinta di due fratelli piemontesi Alberto e Simone Toppino e ad un milanese di seconda generazione, l'allora 25enne Alessandro Zhou. L'idea è semplice: costruire un sito di annunci che permetta a venditori italiani di tradurli e diffonderli anche su piattaforme cinesi. I numeri dicono che l'esperimento funziona: la community conta 30mila persone, 18mila annunci dall'inizio del 2013, 40 nuovi ogni giorno negli ultimi mesi. Ai cinesi gli italiani vendono soprattutto immobili, nonostante secondo Toppino il futuro sia altro: "Vorremmo riuscire a vendere più prodotti, come il vino. Invece quando si dice 'vendere ai cinesi', si pensa subito ad un immobile e ancora non ci spieghiamo il perché". Così tra gli annunci è facile vedere scorrere le immagini di un bar di paese ormai vuoto o di uno stabile che una volta ospitava un'attività commerciale. "Credo che le piccole medie imprese dovrebbero mettersi insieme per vendere prodotti all'estero mentre da noi è ancora sviluppata un'ottica molto individualista", aggiunge. In Francia si è superata quest'ottica di pura competizione: le piccole medie imprese si consorziano per esportare le quantità necessarie al mercato cinese, potenzialmente sterminato. E archiviata è anche la polemica sulla svendita del proprio patrimonio: la domanda cinese è diventata funzionale all'offerta francese.

Un annuncio su Vendereaicinesi.it costa 42,50 euro: costi che servono alla traduzione, alla consulenza e alla gestione della piattaforma. Una volta cominciato l'iter, lo staff del sito mette a disposizione dei propri consulenti che possono aiutare nella trattativa. "La cosa che diciamo sempre è di comportarsi come se ci fosse un italiano, di non sparare cifre esagerate nella speranza che chi si ha di fronte non capisca", continua Toppino. Anche perché il sito ha come target principale i 350 mila cinesi che vivono in Italia e che poi a loro volta possono fare da tramite con aziende che stanno in Cina. Oppure possono comprare con i soldi della loro famiglia ancora al Paese d'origine. Sono 54 mila le partite iva tra i cinesi: una ogni famiglia, circa. "La stragrande maggioranza proviene da una zona molto operosa, dove hanno l'impresa nel sangue, come fosse la nostra Brianza", continua l'amministratore di vendereaicinesi.it. Un elemento da tenere in conto per spiegare la grande capacità d'investimento in Italia dei cinesi.

Per gli arabi la storia è diversa. Gli acquirenti sono molto ridotti rispetto ai potenziali della Cina, ma la quantità di denaro a disposizione è molto superiore. L'Italia è un lusso, un piacere da soddisfare. "Anche una moda", spiega Peppe Cudia, l'amministratore di vendereagliarbi.it. Trentatré anni, vive a Muscat, capitale dell'Oman. Lui, di Marsala, dà lavoro ad altre otto persone e si occupa di costruire delle reti soprattutto tra la Sicilia e i Paesi del Golfo. Sono 60 le aziende seguite da Vendere agli arabi e tra i 7 e gli 8 mila i visitatori del sito ogni giorno. La Sicilia è diventata tra le mete più gettonate dei grandi emiri, che qui cercano soprattutto case di villeggiatura (che non a caso sono l'80% degli annunci). Un annuncio sul sito vendereagliarabi.it sta online per 90 giorni, al costo di 39 euro, anche in questo caso soprattutto per traduzione e consulenza. Il portale a breve si rinnoverà per offrire ancora più servizi. Tra le sue chicche, una sezione sport: "Non è un mistero che tra gli arabi ora ci siano molti che si sono comprati una squadra europea", spiega Cudia. E ora toccherà anche all'Italia. C'è poi una sezione per vendere prodotti, una per le app e una per cercare lavoro: il saper fare italiano è sempre più richiesto nel Golfo.

Dal 10 al 12 novembre a Doha, nel Qatar, si tiene la prima edizione di Brand Italy, una sorta di vetrina delle eccellenze italiane curata da Lunetto Group, un'azienda che lavora nel settore edilizio in Sicilia. La Regione Sicilia supporta la manifestazione, a cui partecipa, tra gli altri, una delegazione di vendereagliarabi.it. Scopo dell'incontro, così come gli eventi simili che Cudia organizza in Oman, mettere in relazione di persona acquirenti e venditori. Il 10 novembre a Doha è stata premiata Elena Ferraro, imprenditrice del centro diagnostico Hermes, una delle rare eccellenze della sanità al Sud. Ferraro nel 2013 ha detto no ai Messina Denaro, che volevano mettere le mani sulla sua azienda e usarla per riciclare denaro. Una scelta che l'ha resa un esempio virtuoso per tutta l'area di Castelvetrano, dove è nato e cresciuto l'impero mafioso dei Messina Denaro. (lb)

© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news