6 novembre 2020 ore: 11:53
Non profit

Venti anni di 328. Gazzi: “Legge che ha avuto un’adolescenza difficile. Adesso deve capire cosa vuole diventare”

di Daniele Iacopini
Parla il presidente dell’Ordine degli assistenti sociali: “Bilancio positivo rispetto alla cultura del sociale introdotta nel Paese. Ma con il Covid abbiamo visto un sistema che ha retto per la buona volontà delle persone”. E sui Liveas: “Fondi andati a zero negli anni, come si sarebbe potuto parlare di Livelli essenziali?”
Gazzi Cnoas

CAPODARCO DI FERMO – “Io credo che la Legge 328 abbia avuto un’infanzia bellissima, un’adolescenza difficile e oggi abbia bisogno di capire chi è e chi vuole diventare”. Gianmario Gazzi, presidente dell’Ordine nazionale degli assistenti sociali, sceglie questa metafora per iniziare il suo bilancio a 20 anni dall’approvazione della Legge 328. Era l’8 novembre del 2000 e il Parlamento approvò definitivamente la "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali", pubblicata poi in Gazzetta Ufficiale 5 giorni dopo (13 novembre).
Proprio gli assistenti sociali hanno più volte invitato il Governo, nell’ultimo periodo, a puntellare economicamente la norma e a investire di più sui servizi sociali, aspetto decisivo soprattutto in questo periodo di grande difficoltà. Abbiamo chiesto a Gazzi, dunque, un parere su questi venti anni, cogliendone gli aspetti positivi e i ritardi.

Venti anni di 328, è ora di fare un bilancio…
Posso dire che il bilancio è positivo rispetto alla cultura generale introdotta nel Paese: se parliamo di Ambiti, segretariato, servizi, ecc… Il punto di forza è che, adesso, sia le persone che gli operatori di riferimento hanno una cultura e un linguaggio condivisi. Insomma, abbiamo fatto i servizi e nel tempo abbiamo fatto gli operatori. Adesso condividono un’idea di massima. Questo è un pregio di quella norma. Aggiungo anche che ora i cittadini sono consapevoli di avere dei diritti. E questo è il buono.
Al di là dei principi, però, sappiamo che c’è stata anche la riforma del Titolo V della Costituzione, poi i tagli al sociale (a vantaggio dei bonus)… E questo è stato il periodo dell’”adolescenza” difficile della legge 328. Insomma, si è sposata un’idea aziendalistica: meglio dare bonus bebè che fare servizi per l’infanzia, tanto per fare un esempio. Ma la logica del bonus e un boomerang! Perché la gente è felice ma siccome non ci sono i servizi, quella elargizione diventa presto tutta 'roba' irregolare. Secondo me la vera riforma strutturale del Paese non bisogna andarla a costruire pensando ad altro, basterebbe rendere concrete quelle norme e quelle intuizioni che già abbiamo. Questo è l’altro aspetto: cosa c’è da fare lo sappiamo tutti. Ma c’è da farlo!

Parlando di 328, in molti parlano di una rivoluzione mancata. E il riferimento è soprattutto ai Liveas
L’ex ministra Livia Turco, madrina della legge, ha sempre detto che all’epoca avrebbe dovuto fare meno tavoli di confronto e concentrarsi invece sui Livelli essenziali di assistenza sociale.
Sui livelli essenziali va detto questo: non sono facili da individuare. E dopo 20 anni, sono stati costruiti dei modelli territoriali differenti. Ma il problema diventa: come fai a definire i livelli essenziali? In questi anni, intervenire a livello centrale in mancanza di fondi strutturati è stato difficile. Quando i Fondi sono andati a zero, come si sarebbe potuto parlare di Livelli essenziali? Perché una cosa è certa: se lo Stato definisce i Liveas, deve mettere i fondi. Ecco, in questo meccanismo c’è stato un problema.

E oggi si tirano le somme…
Oggi siamo di fronte a un miliardo e mezzo circa stanziato per Fondo povertà, Fondo non autosufficienza, Fondo politiche sociali. Noi abbiamo chiesto di aggiungere un altro di miliardo. Perché aumentando di qualche centinaio di milioni si potrebbe fare molto per assistenza educativa, assistenza domiciliare, assistenza sociale, ecc… Questi sono i fondi necessari. Non aggiungo altro. Dico solo che se faccio il parallelo con il Fondo sanitario nazionale, e il riferimento è a prima dell’emergenza Covid, vedo che questo superava i 130 miliardi. Il rapporto è lampante. Un miliardo e mezzo contro 130, facciamoci una domanda…

In questa situazione, parlare di livelli essenziali è dura
Il nodo è questo qui. Siamo di fronte a situazioni in cui si hanno sproporzioni gigantesche. Io per esempio, essendo nato in Trentino ho sicuramente più diritti sociali e sicurezza di chi è nato nelle Marche. E questo per la Costituzione non è tollerabile. Però delle sicurezze uguali per tutti dobbiamo darle. Soprattutto in tempi di Covid…

Parliamone…
Con il Covid abbiamo constatato di avere una struttura dei servizi sociali in grado di funzionare. Chiusi, da remoto, aperti… si è lavorato sempre! Ma ho visto Circolari del ministero inapplicate; le Regioni erano obbligate a fare un Piano di intervento per non interrompere i servizi e Piani organici ancora non li ho visti. Nessuno ha visto un Piano specifico. Il miracolo è riuscito, però. In questo senso, vorrei ricordare a tutti che quando nei mesi scorsi è partita l’iniziativa dei “buoni alimentari”, in 2 giorni si raccoglievano le domande e si procedeva con le segnalazioni. Si è lavorato a Pasqua per erogare buoni, viveri, ecc… Nonostante il servizio sociale fosse alla canna del gas, ha retto. Ma ha funzionato per la buona volontà delle persone!
Questo giro è andata bene. Così come è andata bene nei reparti ospedalieri, ma grazie al personale sanitario. Il punto è che non posso dire che, siccome il sistema ha retto, ha funzionato!

Quali sono, allora, i punti che dobbiamo riformare?
Per il sociale siamo fermi ai venti anni della 328. Dobbiamo chiederci: dove vogliamo andare? Sappiamo i problemi quali sono stati. Adesso i servizi sociali territoriali devono diventare un punto di riferimento per i cittadini, così come lo sono il sistema sanitario o quello scolastico. E’ un grande passo, perché significa che  questa legge ventenne vuole diventare adulta. E’ il progetto vero, di accompagnamento della 328. Legge che, ripeto, ha avuto un’adolescenza difficile ma adesso deve sapere dove vuole andare.

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