6 novembre 2020 ore: 12:01
Disabilità

Venti anni di 328. Gori: “Ha detto alle istituzioni che esiste il mondo del sociale”

di Daniele Iacopini
L’analisi del professore di Politica sociale dell'Università di Trento: “La legge 328 ha seminato. Quello che occorre capire è perché sono passati 17 anni dalla sua approvazione all’introduzione del reddito di inclusione”. E sul futuro: “La sfida è quella della non autosufficienza”
Cristiano Gori - Redattore sociale 2015

“Perché siamo così affezionati alla 328? Perché ha detto alle istituzioni che esiste il mondo del sociale. Ecco, se devo dire cosa ha fatto la 328, direi che ha seminato”. Parole di Cristiano Gori, docente di Politica sociale nel dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell'Università di Trento e consulente scientifico dell'Istituto per la Ricerca Sociale di Milano. In passato, autore del libro “La riforma dei servizi sociali in Italia. L’attuazione della legge 328 e le sfide future”. Con lui abbiamo fatto un punto a venti anni dall’approvazione della norma, cercando di valutarne l’impatto avuto sul sistema dei servizi sociali in Italia ed evidenziandone gli elementi di debolezza.

La legge era stata accolta con grande enfasi. L’ex ministra Turco parlò di “primavera delle politiche sociali” in Italia
“Rispetto alla Legge 328 ci sono due opinioni divergenti. Nel nostro mondo, la si è sempre ritenuta uno spartiacque. All’esterno, è sempre stata considerata una legge troppo generica e declaratoria. Secondo me è stata una legge-quadro, e come tutte le leggi-quadro definisce l’architettura di un sistema e una serie di obiettivi. Ma non specifica gli strumenti attraverso cui centrare tali obiettivi”.

Diciamo allora che, negli anni, gli intoppi non sono mancati. A cominciare dalla riforma del Titolo V, che ha inciso sulla sussidiarietà verticale e nei rapporti tra enti…
“Una legge quadro si misura dai passaggi successivi. Ho sempre ritenuto sopravvalutato il problema della riforma del Titolo V, spesso tirato in ballo. Il Titolo V è sempre servito a pulire la coscienza del centrosinistra in questo Paese, che avrebbe avuto la risorse per introdurre il reddito minimo già nel 2001. E non lo ha fatto. La verità è che il Reddito minimo doveva essere il primo livello essenziale, ma non fu una priorità del governo Amato”.

Da più parti si mette anche in evidenza che sui Livelli essenziali non si è lavorato abbastanza…
“Come accennato, dal punto di vista delle riforme, la prima è stata quella del Rei nel 2017, la quale ha fatto propria la logica della 328. Insomma, introduceva una risposta alla povertà in tutta Italia. Da questo punto di vista, l’investimento sui servizi sociali del Rei è stato mantenuto nel Reddito di cittadinanza, seppure in questa seconda misura vi sia una rottura evidente con l’impostazione della 328: nel Reddito di cittadinanza, infatti, si spacchettano le funzioni tra comuni e Centri per l’impiego, cosa che invece nel Rei erano appannaggio dei soli Comuni. Ma, in generale, cos’anno in comune Rei e Reddito di cittadinanza? E’ il più grande investimento sui servizi sociali fatto in questo Paese. La stagione della prima riforma è stata anche la stagione del più grande investimento sui servizi. Il loro ruolo è molto più legittimato che in passato”.

Ma la 328 parla di servizi in un Paese che, invece, sempre preferire la logica dei bonus e delle elargizioni in denaro
“C’è la necessità di dare contributi monetari ma anche di dare servizi. Questo è un fatto ormai riconosciuto da tutti. Confucio diceva: ‘
Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno; insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita’. Ecco, potremmo affermare che il denaro è il pesce e i servizi sono la canna da pesca. L’Italia è ancora indietro. Ma i passi in avanti sono stati fatti”.

Perché si parla così tanto di 328? E’ ancora valida?
La 328 ha solidificato un sapere che stava nei territori. Ma ha avuto anche una funzione negativa: in questi anni, infatti, abbiamo visto Piani di applicazione territoriali che erano pure declaratorie. Essendo un manifesto culturale, la legge da una parte è servita per far crescere in consapevolezza, dall’altra è stata utilizzata per dichiarazioni di intenti che miravano a coprire politiche deboli. Perché siamo così affezionati? Perché ha detto alle istituzioni che esiste il mondo del sociale. Ecco, se devo dire cosa ha fatto la 328, direi che ha seminato. Dopodiché dovremmo chiederci: come sono mai sono passati 17 anni dall’approvazione della 328 al Rei? La risposta complicata. C’è anche di mezzo Berlusconi e la grande crisi economica. Io direi che l’impianto è ancora validissimo. Oggi questo impianto si porta avanti attraverso declinazioni precise”.

E il futuro? Il Covid ha messo in mostra forti debolezze…
“Occorre guardare le ambivalenze: la legge pensava a politiche nazionali per un welfare locale. Ma cosa è successo in questi anni? Il Fondo politiche sociali è stato di fatto svuotato e spacchettato. I 2 fondi principali sono diventati quello per la lotta alla povertà e quello per la non autosufficienza. Oggi la priorità è la non autosufficienza. Faccio un passo indietro: più del 75% del Fondo nazionale politiche sociali va per aiuti economici, un aspetto antitetico alla 328. E l’elaborazione di una riforma nazionale su questo tema è ancora indietro. Quanto al Covid-19, la pandemia ha identificato perfettamente il campo da gioco per i prossimi anni, che è quello della autosufficienza”

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