10 maggio 2018 ore: 14:30
Società

Verso il governo M5s-Lega. La lotta alla povertà di Salvini e Di Maio

L'aumento del numero dei poveri assoluti certificato dall'Istat conferma quello della lotta alla povertà come uno dei temi cruciali della nuova legislatura. Il reddito di inclusione è in vigore, ma Di Maio insiste sul reddito di cittadinanza. Con Salvini possibilista purché si tratti di "un aiuto in attesa di riavviarsi al lavoro"
Povertà, uomo con pochi euro

ROMA - Non c’è tempo da perdere. Sembrano dire questo gli ultimi dati Istat sulla povertà assoluta in Italia resi noti dal presidente dell’Istituto nazionale di statistica, Giorgio Alleva, nella sua relazione alle commissioni speciali riunite alla Camera per un’audizione sul Def. I poveri assoluti crescono ancora: se l’ultima rilevazione parlava di un milione e 619mila famiglie per un totale di 4 milioni e 742mila individui in povertà assoluta nel 2016, nel 2017 le famiglie indigenti sono arrivate a sfiorare quota 1,8 milioni, per circa 5 milioni di persone. Un’avanzata inarrestabile (basta guardare le rilevazioni Istat di qualche anno fa per rendersi conto dei trend in crescita) di fronte a cui i recenti tentativi di sostegno al reddito sembrano arrivare in ritardo. Stando a quello che ha riferito il presidente dell’Inps, Stefano Boeri, a fine marzo di quest’anno, gli attuali strumenti di contrasto alla povertà hanno raggiunto la metà del target prefissato: sommando i beneficiari del Sostegno per l’inclusione attiva, quelli del neonato Reddito di inclusione (attivo dal 2018) e i beneficiari di alcune misure regionali, sono oltre 800mila le persone raggiunte da un sostegno economico. Sebbene non sia possibile aspettarsi un impatto del Sia sui dati della povertà del 2017, questi ultimi potrebbero spalancare le porte di Palazzo Chigi al reddito di cittadinanza targato M5s, che in queste ore sta trattando con la Lega per trovare un possibile incastro che possa far nascere un esecutivo giallo-verde.

La battaglia del reddito di cittadinanza. È il tormentone del movimento pentastellato sin dal suo ingresso in politica. Un refrain che nell’ultima campagna elettorale è diventato uno dei pilastri del programma del movimento, in zona podio nel documento presentato al ministero dell’Interno per le elezioni politiche. Le differenze con l'attuale Rei sono diverse, a partire dalla platea di riferimento. Se il Reddito di inclusione punta unicamente alle persone in povertà assoluta, la misura auspicata dai 5 stelle interviene sul fronte più ampio della povertà relativa. Ed è anche per questo che, sulla carta, il reddito di cittadinanza costerebbe di più del Rei. Sulla sostenibilità del reddito di cittadinanza, infatti, si è detto di tutto: l’ultimo in ordine di tempo a minarne le fondamenta è stato lo stesso Boeri durante la presentazione dei dati del Rei e del Sia, secondo cui il costo della misura potrebbe sfiorare i 38 miliardi di euro. Il movimento, però, ha sempre rispedito ai diversi mittenti tutte le critiche, ribadendo che il costo della misura non supererebbe i 15 miliardi a cui bisogna aggiungerne altri 2 per la riforma dei Centri per l’impiego. Una misura che potrebbe trovare qualche corrispondenza (soprattutto sui costi, piuttosto che sulla platea dei beneficiari) con le ipotesi avanzate dal centrodestra in campagna elettorale. Tema su cui si è sbilanciato più Sivlio Berlusconi di Salvini, parlando di "reddito di dignità". Sul programma elettorale del centrodestra il tema viene liquidato in un unico punto, senza dettagli, in cui si parla di "azzeramento della povertà assoluta con un grande Piano di sostegno ai cittadini italiani in condizione di estrema indigenza, allo scopo di ridare loro dignità economica". Con l’azzeramento delle distanze tra il leader del M5s Luigi Di Maio e il suo corrispettivo della Lega, Matteo Salvini, un governo Lega-M5s avrebbe di sicuro il contrasto alla povertà in cima alla lista delle cose da fare. E forse anche nei famosi primi cento giorni. 

A fine marzo il leader della Lega ha teso la mano a Di Maio, dicendo di essere pronto a parlarne solo se si tratta di una misura che possa essere di “aiuto in attesa di riavviarsi al lavoro”. Chiusura netta, invece, per un “sussidio per chi sta a casa”. In altri tempi, tuttavia, Salvini non sembrava proprio convinto del reddito di cittadinanza. Sempre su Twitter, nel luglio del 2017 scriveva: “Reddito di cittadinanza? Preferisco tagliare le tasse a chi dà lavoro, non pagare la gente per non lavorare”. Il passato è passato, quindi, e come ha spiegato Salvini in un’intervista al Messaggero a fine marzo,  c’è la disponibilità “ad ampliare e a modificare il nostro programma”, visto che “per governare da soli al momento non abbiamo numeri sufficienti”.

In ogni caso, prima gli italiani. Che il reddito di cittadinanza sia in cima alla lista dei punti programmatici per un esecutivo condiviso tra Lega e M5s lo dimostra anche un recente appello di Di Maio al leader della Lega, scritto di proprio pugno sulle pagine del blog del movimento. "Dico a Matteo Salvini: scegliamo insieme un Presidente del Consiglio terzo - scrive Di Maio -, purchè sia una personalità in grado di connettersi con le esigenze del Paese, una persona di testa e cuore in grado di realizzare ciò che i cittadini ci hanno chiesto: reddito di cittadinanza, via la Legge Fornero, una seria legge anticorruzione". Se nel merito di una misura a sostegno del reddito delle famiglie povere ci sono dei passi da fare per arrivare ad una proposta condivisa, su un punto sembrano convergere Di Maio e Salvini, ovvero quello di pensare prima alle famiglie italiane.  

Se Matteo Salvini su Twitter lo scorso anno affermava che il "panino" va prima ai poveri e ai disoccupati italiani e "non a chi sbarca", Di Maio rilancia in piena campagna elettorale durante un incontro tenutosi ad Ivrea: "Lo dico con il massimo della moderazione e senza fare polemiche - spiega Di Maio durante il suo intervento filmato dal Fatto quotidiano -, ma non voglio rassegnarmi all’idea che siccome ci sono poche nascite dobbiamo favorire l’immigrazione. Prima lavoriamo alle politiche di sostegno alle famiglie italiane". Quanto poi gli slogan elettorali e i tweet possano diventare realtà è ancora presto per dirlo. Bisognerà prima attendere il casqué che chiuderà il balletto di intese e veti di queste ultime settimane. (ga)

© Copyright Redattore Sociale