7 marzo 2016 ore: 13:47
Immigrazione

Vertice Ue-Turchia sui migranti, "altissimo il prezzo da pagare"

La preoccupazione delle associazioni. Cir: i paesi europei vogliono solo l’esternalizzazione delle frontiere. Asgi: no ad accordi di riammissione verso la Turchia. Arci: non può essere questa la soluzione
Nave carica di immigrati - turchia

ROMA – E’ previsto per oggi a Bruxelles il summit tra i capi di Stato dell’Unione europea e il primo ministro turco Ahmet Davutoglu. Un vertice importante, al quale si guarda con grande attenzione, perché avrà al centro la crisi dei migranti ormai diventata una vera e propria emergenza umanitaria, in particolare al confine tra Grecia e Macedonia, dove da giorni restano bloccate oltre diecimila persone.

 Un accordo che aveva fatto alzare la voce a molte delle associazioni che tutelano i diritti dei migranti e che già allora parlavano di un intesa “preoccupante”, stretta con un paese antidemocratico, che non riconosce neanche lo status di rifugiato e il cui unico scopo è quello di “esternalizzare le frontiere”, cioè confinare i profughi al di là dei confini europei. Oggi la preoccupazione non è scemata, anzi. Si teme che, pur di trovare una soluzione alla situazione di stallo nei Balcani, l’Europa sia pronta ancora una volta a chiudere un occhio sulle continue violazioni dei diritti umani in Turchia, dove solo pochi giorni fa è stato messo a tacere il più importante quotidiano di opposizione nel paese, lo Zaman.

Più preoccupata che ottimista per il vertice in corso si dice Fiorella Rathaus, direttore del Cir (Consiglio italiano per i rifugiati). “La Turchia è un paese in cui il sistema di riconoscimento dell’asilo è ancora arretrato, oggi più che mai quindi la nostra preoccupazione è fortissima. Tra l’altro in questi giorni abbiamo avuto la prova provata della condizione dei diritti umani in Turchia – sottolinea -. Fino a qualche mese fa abbiamo avuto la speranza che l’Europa, nel fare questo accordo con la Turchia, volesse raggiungere anche degli importanti risultati sul piano dei diritti umani. E cioè che chiedesse delle assicurazioni al paese e imponesse degli standard. Ora ci rendiamo conto, invece, che il prezzo da pagare sarà altissimo, non solo sul piano economico ma anche su quello politico. I paesi europei vogliono solo l’esternalizzazione delle frontiere. E la Turchia utilizzerà questa circostanza per dettare la linea e continuare a ignorare lo stato dei diritti umani”. Secondo Rathaus l’obiettivo, invece, dovrebbe essere quello di affrontare seriamente la situazione che si è creata in Grecia “e che oggi ci riempie di profonda vergogna”. Una delle questione sul tavolo è quella dei cosiddetti corridoi umanitari. “E’ chiaro che soluzioni alternative vanno trovate – spiega – un’eventuale esternalizzazione delle frontiere si può pensare solo se accompagnata a reali garanzie di rispetto dei diritti umani, e solo se il suo obiettivo sono gli arrivi sicuri. Ma questo non è il caso della Turchia, dove fino a gennaio ai profughi era negata anche la possibilità di lavorare e costruirsi una vita dignitosa. L’altra grande preoccupazione – aggiunge – è che  quando si parla di arrivi sicuri e legali, di ammissione umanitari, si presenti questo come l’unica possibilità che di fatto chiude agli arrivi spontanei. Questo non è ammissibile perché porta a nuovi respingimenti e viola i diritti. Tutti devono poter accedere al diritto d’asilo, che come spiega la Convenzione di Ginevra, non è legato al paese di provenienza, ma alla condizione individuale del richiedente”.

Per Filippo Miraglia, vicepresidente di Arci nazionale, quello in corso tra l'Europa e il governo di Ankara è un vero baratto: "chiediamo di fermare i flussi e di rimprendere indietro i migranti che respingiamo in cambio del sostegno a un governo che massacra i curdi, mette in galere gli oppositori, chiude i giornali". "La nostra preoccupazione riguarda prevalentemente il fatto che l'Unione europea nonostante le morti continue nel Mar Egeo e la crisi dei siriani, che sono davanti agli occhi tutti, cerca solo di impedire alle persone di arrivare scaricando la responsabilità di tutto questo a pagamento sulla Turchia - sottolinea -. Questo Ankaro lo baratta con una maggiore credibilità a livello internazionale". Miraglia ricorda che in Turchia ci sono già circa due milioni di profughi, "non può essere questa la soluzione - aggiunge -l'Europa non sta finendo perché si chiudono le frontiere e si sospende Schengen, ma perché si chiude la stagione dei principi e dei diritti su cui è fondata l'Unione. Ormai si utilizza la logica di guerra dappertutto,ricorrendo addirittura alla Nato per bloccare le imbarcazione dei migranti".

Anche l’associazione Studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) ha raccolto in un documento i suoi dubbi sul vertice in corso. Si chiede, in particolare, all’Unione europea di non “rafforzare gli accordi di riammissione con la Turchia, che attraversa attualmente una delle più gravi crisi democratiche della sua storia recente”. Secondo Asgi in questo momento l’Europa ha la capacità economica e strutturale per offrire protezione e accoglienza ai richiedenti asilo in arrivo nel continente, anche se il recente “approccio hotspot nei fatti sta gravemente limitando il diritto di richiedere protezione internazionale e la libertà personale nel territorio europeo”. L’associazione chiede a tutti gli Stati dell’Ue di favorire la riapertura dei confini tra Grecia e Macedonia. “E’ necessario al più presto superare il Regolamento Dublino III assicurando l’adeguata accoglienza dei richiedenti asilo in Europa – si legge nel documento - secondo quote proporzionali verso ogni Stato e attribuendo un giusto rilievo alla volontà espressa dal singolo richiedente asilo. Devono essere anche essere rafforzati in modo significativo i canali di ingresso anche esclusivamente per motivi economici negli Stati Ue a favore degli stranieri – conclude la nota -, in modo da evitare che questi siano costretti a mettere a repentaglio la propria vita e garantendo un più vasto accesso alla libertà di movimento nel mondo”. (ec)

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