Vertice Ue, Sprar: "Sugli immigrati linea completamente monca"
ROMA - Sull'immigrazione l'Europa si appresta ad adottare una "linea completamente monca: al 90 per cento indirizzata al contrasto al traffico di esseri umani, dell'illegalità e al controllo del Mediterraneo, ma debolissima sul soccorso delle persone in mare e su come tutelare le persone che hanno una ragione per servirsi dei trafficanti di esseri umani". Così Daniela Di Capua, direttrice centrale del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), sul vertice europeo dei ventotto capi di Stato e di governo voluto da Renzi tenutosi ieri a Bruxelles. "Sembra si parli del traffico di droga - spiega -, dove il contrasto allo spaccio potrebbe equivalere tendenzialmente ad un minore utilizzo, ma non è la stessa cosa. Qui parliamo di persone che nel 90 per cento dei casi non hanno proprio alternativa, se non a rischio della propria vita".
Ad un'Europa che ribadisce la discrezionalità degli stati ad accogliere i migranti, Di Capua risponde immaginando un'accoglienza diffusa sul modello italiano anche oltralpe. "In Italia, per quanto ci siano ampi margini di miglioramento, abbiamo fatto passi avanti straordinari - spiega -. Fino a qualche anno fa l'accoglienza diffusa non era neanche pensabile. Analogamente credo che avrebbe un senso farlo a livello europeo, sempre considerando diversi fattori da quelli economici a quelli demografici". E per Di Capua, l'Italia sembra aver imboccato la direzione giusta, anche se solo da un punto di vista tecnico. "Le idee che ci sono sul tavolo e i piani elaborati dai tecnici vanno nella direzione giusta - spiega -, mentre le dichiarazioni politiche del governo, invece, no. Renzi parla molto di contrasto agli scafisti e della distruzione dei barconi. In questo momento non mi sembra che a livello politico stiamo andando nella direzione giusta".
Non sono solo le dichiarazioni del presidente del Consiglio a preoccupare Di Capua. Ad agitare le acque della politica italiana sul tema dell'accoglienza ci sono anche quelle dei governatori di Veneto e Lombardia. "In particolare quelle di Maroni - spiega Di Capua - e sulla precisa volontà di non accogliere ulteriori persone". Per Di Capua, quella di Maroni è una "posizione contraddittoria": "Fino a poco tempo fa, da ministro dell'Interno, lui stesso ha investito molto sullo Sprar, su Mineo e su sistemi di accoglienza diffusa col principio proporzionale attraverso la protezione civile a cui affidò l'emergenza Nord Africa. Oggi, invece, Maroni ha cambiato idea". Tuttavia, per Di Capua, aver imboccato la strada giusta anche se solo a livello tecnico non basta. "L'attuazione di queste intenzioni è troppo lenta - spiega - e questo determina una ulteriore crescente complessità nel renderle concrete. La lentezza consente alle criticità di incastrarci ancora di più". Per questo, spiega Di Capua, bisognerebbe investire di più. "Non servono soldi - spiega -, quelli ci sono. Bisognerebbe puntare sulle risorse umane e decidere che ci sono delle priorità. Occorre pensare a percorsi paralleli: un gruppo si occupa dell'emergenza, un altro di costruire la casa con le fondamenta dove poi spostare l'aspetto emergenziale".(ga)