15 novembre 2016 ore: 13:36
Società

Via Padova: condomìni terra di nessuno, dove l'esercito non potrà far nulla

Dal ristorante cinese che tiene svegli tutti di notte agli appartamenti trasformati in pensioni abusive sovraffollate o in case di prostituzione. A Milano la difficile quotidianità nei caseggiati privati, che esaspera gli inquilini. La testimonianza di due amministratrici di condominio
Due soldati di fronte al duomo di Milano

MILANO - Per gli inquilini del palazzo, in fondo a via Padova, è un incubo: ogni notte dal ristorante cinese di sotto arrivano urla e musica a tutto volume. I gestori e proprietari del locale hanno accumulato quasi 100 mila euro di debito con il condominio, da anni non pagano le spese. "Ho fatto tagliare il riscaldamento, li ho denunciati e dopo un paio di anni ho ottenuto dal Comune anche un'ordinanza di chiusura, ma il ristorante è ancora aperto e continua a fare quel che gli pare", mi spiega L.A., l'amministratrice di condominio. Potrà sembrare un'ordinaria storia di beghe condominiali, ma in via Padova (e in altri quartieri di Milano) è una situazione comune a tanti caseggiati privati, spesso ridotti in condizioni pietose perché una parte degli inquilini non paga le spese condominiali, o trasforma gli appartamenti in pensioni abusive sovraffollate o li utilizza come alcova per prostituirsi. È spesso da questa quotidianità difficile che scaturisce l'esasperazione di migliaia di cittadini onesti, sia italiani che stranieri, che vivono in questa strada multietnica, tanto lunga (oltre quattro chilometri) da congiungere la trafficata e semicentrale piazzale Loreto con la periferia di Cascina Gobba.

Redattore sociale ha raccolto la testimonianza di due amministratrici di condominio.
Svolgere questo lavoro in alcuni edifici di via Padova richiede una buona dose di abnegazione e coraggio. Alcuni palazzi sono ormai senza amministratore di condominio perché nessuno vuole gestire situazioni così difficili. "Ovviamente sono stata più volte minacciata dai gestori del ristorante cinese - sottolinea L.A-. Il problema di fondo è che non c'è un'autorità che si occupi di questi problemi. Anche se denunci alle forze dell'ordine, raramente intervengono". L'esercito in strada, chiesto ora anche dal sindaco Beppe Sala, non potrà certo intervenire in situazione di questo genere. I soldati con i loro enormi fucili hanno le armi spuntate su quel che succede dietro ai portoni. Magari neanche se ne accorgono.

"Basta poco perché la situazione sfugga di mano e il condominio diventi terra di nessuno - aggiunge M.B., che in via Padova amministra un paio di edifici -. È un equilibrio molto precario. C'è chi dà in affitto le camere magari a 20 stranieri e si crea il via vai sulle scale di persone sconosciute. Ho poi il caso di un proprietario che ha affittato al piano terra il suo appartamento a una persona che gestisce un giro di prostitute. Gli ho parlato più volte, forse lo manderà via. Intanto gli altri inquilini sono inferociti e si sentono impotenti perché nessuno è in grado di risolvere il loro problema". Molti degli inquilini di questi palazzi vorrebbero vendere il proprio appartamento e andarsene. "Ma non ci riescono perché nessuno compra se il condominio è indebitato o se ci sono altri problemi -sottolinea M.B.-. O svendi, ma spesso a personaggi che peggioreranno poi la situazione nel palazzo, oppure resti imprigionato nella tua casa". Il sindaco Sala ha affermato più volte che una delle priorità della sua amministrazione è e sarà quella di occuparsi delle periferie. Dovrà però farlo inventando anche progetti che si occupino di quanto avviene nei palazzi privati, non solo nei quartieri di case popolari. "Se un condominio va a picco, chi se ne occupa? E soprattutto, chi può aiutare gli inquilini onesti?", chiede M.B.. A Milano nel 15-20 per cento dei condomini privati ci sono famiglie che non pagano le spese condominiali, stima l'Associazione nazionale amministratori di condominio (Anaci).

Il Comune di Milano, per la verità, un tentativo per affrontare in via Padova il problema dei condomini diventati terra di nessuno l'ha fatto. Si è trattato di un progetto sperimentale, chiamato "Laboratorio di quartiere", gestito nel 2015 insieme a un gruppo di realtà del terzo settore: Codici Onlus, B-CAM e Fondazione Dar Cesare Scarponi. L'obiettivo era quello di coinvolgere alcuni amministratori di condominio, gli inquilini di alcuni dei palazzi più difficili situati tra la rotonda di incrocio con via Predabissi fino al ponte della ferrovia. "Abbiamo cercato di sistemare insieme alcune delle criticità - racconta Luca Rossetti della cooperativa B-Cam-. Dalle piccole discariche dentro i cortili all'organizzazione di iniziative di aggregazione tra gli inquilini". È stato aperto anche uno sportello d'ascolto. "C'è un bisogno diffuso da parte dei cittadini di essere ascoltati, di trovare qualcuno che li aiuti a risolvere questi problemi di convivenza dei caseggiati. C'è bisogno di qualcuno che faccia rispettare le regole di base per rendere più vivibile il quartiere. E poi bisogna trovare il modo di risolvere problemi come quello del disturbo della quiete pubblica. Se ogni notte il bar o il ristorante sotto casa tiene svegli tutti, non si sa mai bene a chi bisogna rivolgersi, si incrociano competenze tra uffici di enti diversi, dal Comune alla polizia all'Asl. La burocrazia è scoraggiante, ci si mette mesi per ottenere un provvedimento, che poi non sempre viene rispettato". (dp) 

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