22 novembre 2013 ore: 15:36
Società

Violenza, le donne Acli: ''Rieducare al rispetto reciproco''

Ranghelli responsabile nazionale delle donne Acli: ''Una battaglia di civiltà prevenire e combattere la violenza contro le donne". Il 25 novembre la giornata nazionale

ROMA  - “E' una battaglia di civiltà prevenire e combattere la violenza contro le donne".  Agnese Ranghelli responsabile nazionale delle donne Acli in vista della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne che si celebra lunedì 25 novembre ricorda come il tema solo da pochi anni sia  diventato di dibattito pubblico. ''Sono ancora carenti le politiche in contrasto alla violenza alle donne, ricerche, progetti di sensibilizzazione e di formazione. Le ricerche compiute negli ultimi dieci anni dimostrano che la violenza contro le donne è endemica, nei paesi industrializzati come in quelli in via di sviluppo. Le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le classi sociali”.

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della sua vita. Ed i rischi maggiori provengono dall'ambito delle persone conosciute.  In Italia (fonte Istat) si stima che 6.743.000 donne tra i 16 e i 70 anni sono state vittime di abusi fisici o sessuali e circa un milione ha subito stupri o tentati stupri. Il 14,3 per cento delle donne italiane è stata vittima di violenza da parte del partner, ma solo il sette per cento lo ha denunciato e spesso anche la denuncia non ferma la violenza .  Il 34% di donne che ha subito violenza da parte del proprio compagno, non ne parla, senza contare le violenze più sottili ma altrettanto devastanti di tipo psicologico.

"Il femminicidio - sottolinena l'associazione - in questo 2013 procede al ritmo di una donna uccisa ogni due giorni e mezzo e disegna un quadro inquietante della violenza sulle donne nel nostro Paese".  “Rieduchiamoci al rispetto, al reciproco rispetto fra uomini e donne, alla ricchezza interiore: accettando la donna come essere che ha pari dignità, e non come una persona da sfruttare. Dalla presenza delle donne la società trae benefici in tutti i settori: familiare, sociale, lavorativo, economico, politico, religioso. Le donne e gli uomini del terzo millennio sono chiamati ad esserne consapevoli”.

 

 

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