24 novembre 2014 ore: 15:51
Giustizia

Violenza sulle donne, emergenza in Colombia. Ma l'80% non chiede aiuto

Nel 2013 si è registrata la più elevata percentuale di donne vittime di omicidio mai riscontrata in Italia, ben 179. Ma anche all'estero la situazione è difficile. Lo afferma Msf, che denuncia: ”In Colombia la violenza sulle donne è un’emergenza sanitaria dimenticata”

ROMA - Nel 2013 in Italia ogni due giorni una lei è caduta sotto la violenza maschile. È l’inquietante fotografia dell’ultimo rapporto Eures (l’istituto di statistica europeo) secondo il quale nel 2013 si è registrata la più elevata percentuale di donne vittime di omicidio mai riscontrata in Italia, ben 179. La Giornata mondiale contro la violenza sulle donne è anche l’occasione per gettare uno sguardo allo scenario internazionale, dove il dramma assume i contorni di una vera e propria emergenza medica, come sottolinea l’organizzazione Medici senza frontiere che ogni anno assiste in Colombia centinaia di vittime di violenza sessuale nei suoi programmi di salute e salute mentale.

“La violenza sessuale deve essere trattata alla stregua di un'emergenza medica- spiega Pierre Garrigou, capo missione di Msf in Colombia- . Se vogliamo che i sopravvissuti ricevano tutte le cure mediche di cui hanno bisogno, per il governo deve essere una priorità garantire che queste siano disponibili e accessibili a tutti. La violenza sessuale nei confronti di qualsiasi persona è del tutto inaccettabile. Per sopravvivere al trauma, è essenziale ricevere assistenza medica e psicologica nel più breve tempo possibile. Le autorità sanitarie devono garantire che la risposta ai sopravvissuti di violenza sessuale sia completa e adeguata. Oggi, la risposta istituzionale non è sufficiente e spesso arriva in ritardo”.

L'ottanta per cento delle vittime di violenza sessuale assistite da Msf tra giugno 2012 e agosto 2013 non hanno cercato aiuto presso le strutture sanitarie locali. I motivi sono da ricercare nella mancanza di informazione sulla necessità di effettuare una visita in ospedale (61%), nel non essere consapevoli di aver subito violenza sessuale, subire minacce da parte dell’assalitore e la timidezza. 

Il personale sanitario deve essere istruito per individuare attivamente i casi in modo che la risposta sia adeguata e il servizio di sostegno psicologico deve essere disponibile nelle strutture sanitarie di base - prosegue Pierre Garrigou.- Ma non deve essere limitato al settore sanitario: tutte le istituzioni coinvolte nella risposta alla violenza sessuale devono avere un livello di attenzione di tipo emergenziale”. A Cauca, Nariño e Caquetá tra giugno 2012 e agosto 2013, sono state identificate 223 vittime.
Fondamentale è l’assistenza precoce: se infatti il superstite si rivolge a un medico nelle prime 72 ore dalla violenza, è possibile fornirgli la profilassi per l'Hiv/Aids e gli antibiotici che aiutano a prevenire alcune infezioni come la clamidia, la gonorrea o la sifilide, insieme a contraccettivi di emergenza per evitare una gravidanza indesiderata.

Oltre alle conseguenze fisiche, la violenza sessuale ha un impatto psicologico devastante sulle vittime. Quasi tutti i sopravvissuti mostrano sintomi che sono il risultato dell'aggressione, come aggressività, tristezza, paura eccessiva, irritabilità o rabbia, ansia o stress. Tuttavia, meno di una ogni tre donne tra quelle visitate da Msf hanno ricevuto un sostegno psicologico dopo la violenza

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