9 febbraio 2017 ore: 14:03
Welfare

Welfare, oltre mille accordi siglati dalla Cisl a sostegno delle fasce deboli

Rapporto sulla contrattazione territoriale. Nel 2015 le intese hanno riguardato prevalentemente le politiche socio-familiari (72,9 per cento), in particolare per contrastare povertà e esclusione sociale e le politiche fiscali (64,6 per cento). Chiudono le politiche per la disabilità e la non autosufficienza
Welfare, mani intorno a persone - SITO NUOVO

ROMA - Oltre mille accordi siglati dal sindacato Cisl con le amministrazioni locali a sostegno delle fasce più deboli della popolazione. È il bilancio del report “Osservatorio Sociale della Contrattazione Territoriale 2016”, presentato questa mattina dal segretario confederale della Cisl Maurizio Bernava. La contrattazione sociale portata avanti dal sindacato ha interessato oltre 19 milioni di persone che vivono soprattutto in piccoli comuni con in media 10 mila abitanti.

Le aree di intervento. Nel 2015 gli accordi siglati hanno riguardato prevalentemente le politiche socio-familiari (72,9 per cento) e le politiche fiscali (64,6 per cento). Al terzo posto si collocano le intese per il mercato del lavoro (37,3 per cento), a favore del territorio (35,4 per cento) e della sanità (27,6 per cento). Chiudono le politiche per la disabilità e la non autosufficienza, presenti in poco più di un accordo su dieci (9,6 per cento) e gli interventi in materia di istruzione, che compaiono nel 5,2 per cento degli accordi. Nell’ambito delle politiche socio-familiari, la contrattazione sociale ha riguardato il contrasto alla povertà e all’esclusione sociale (36,3 per cento), l’accesso ai servizi pubblici (35,2 per cento) e il sostegno alle problematiche abitative (31,2 per cento). Rispetto al 2014, nel 2015 si riduce la quota di accordi su disabilità e non autosufficienza (meno 2, 6 per cento), su interventi in ambito abitativo (meno 1,4 per cento), sanitario (meno 5,9 per cento) e fiscali (meno 7,9 per cento). E' in crescita, invece, la percentuale di accordi che intervengono su povertà ed esclusione sociale (più 5 per cento), mercato del lavoro (più 8,8 per cento), tutela e protezione del lavoro (più 9,9 per cento). 

Le regioni interessate. La Lombardia e le Marche sono le regioni in cui si sono siglati gli accordi più articolati per numero medio di aree di intervento. In Sardegna gli accordi hanno riguardo soprattutto misure di politica a contrasto della povertà ed esclusione sociale (100 per cento). Nelle Marche la percentuale è del 70,2 per cento, mentre in Lombardia del 68,9 per cento. Nel Veneto (75 per cento), in Campania (50 per cento), e in Lombardia (48,8 per cento) le politiche per la casa ricorrono con maggiore frequenza. La protezione contro il rischio di disabilità e non autosufficienza viene negoziata più di frequente in Abruzzo (41,7 per cento) e Lombardia (17,7 per cento). In poco meno di un terzo degli accordi sottoscritti nelle Marche (29,8 per cento) e in circa un quinto degli accordi siglati in Emilia-Romagna (17,8 per cento) figurano misure di politica per l’istruzione.  

Il profilo dei beneficiari. Nel 2015 quasi la metà (43,3 per cento) degli accordi sono rivolti ad anziani (autosufficienti o non autosufficienti) ultra 65enni, mentre nel 21,9 per cento dei casi sono previsti interventi per gli adulti (adulti 35-65 anni e adulti in difficoltà). Più contenuta è la percentuale di accordi che si rivolge ai giovani (7,6 per cento), anche se rispetto al 2014 è cresciuta del 3,6 per cento. Le Marche sono la regione in cui la contrattazione sociale è più incentrata sui giovani e sugli adulti, mentre in Lombardia e in Sardegna è focalizzata sugli anziani.  

Più di un accordo su due (54,1 per cento) ha come target elettivo la famiglia e i minori, il 38,5 per cento è esplicitamente rivolto a disabili e non autosufficienti e poco meno di un terzo (30,5 per cento) interessa lavoratori in difficoltà. Il 26,3 per cento del totale delle intese prevede misure per soggetti a rischio di povertà ed esclusione sociale, categoria questa che include stranieri, adulti in difficoltà, tossicodipendenti e alcolisti. Proprio il target dei soggetti a rischio risulta in forte crescita rispetto al 2014 (più 5,9 punti percentuali); ancor di più quello dei lavoratori in difficoltà, la cui incidenza è quasi raddoppiata (più 13,5 punti percentuali, dal 16,9 per cento). In Emilia-Romagna, Piemonte, Toscana e Umbria ricorrono gli accordi destinati a famiglia e minori; in Sardegna, Sicilia, nelle Marche, e in Lombardia emerge l’importanza della contrattazione rivolta a soggetti a rischio di povertà ed esclusione sociale. Infine, la quota relativa di accordi con misure per disabili e non autosufficienti è su valori superiori alla media in Sardegna, Molise, Liguria, Lombardia e Umbria, mentre il target dei lavoratori in difficoltà è particolarmente presente nelle intese chiuse in Puglia. (Gabriella Lanza)

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