8 giugno 2018 ore: 12:12
Non profit

Ministero per il Sud. Borgomeo: "Primo intervento? Programma per le periferie"

Ha ispirato la nascita del nuovo dicastero ed è stata protagonista nella giornata di apertura del Congresso delle fondazioni di origine bancaria: è la Fondazione con il Sud. Intervista al presidente Carlo Borgomeo sul nuovo ministero e sul futuro della Fondazione
Fondazione con il Sud Carlo Borgomeo

PARMA - Un ministero dedicato al Sud? “Non è una buona notizia in sé”: il cambiamento ci sarà se si lavora bene sulle deleghe e se c’è la volontà di modificare il paradigma d’intervento, coinvolgendo sempre più il mondo del terzo settore. Nella cornice del XXIV Congresso nazionale delle Fondazioni di origine bancaria e delle Casse di risparmio Spa tenutosi a Parma in questi giorni, Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione con il Sud, interviene sul nuovo ministero per il Sud voluto dal governo Conte. A connettere il nuovo dicastero all’esperienza promossa dalle Fondazioni di origine bancaria è stato lo stesso presidente del Consiglio che, in un messaggio inviato all’apertura dei lavori congressuali, ha precisato che la Fondazione con il Sud “ha ispirato il governo mediante la istituzione di un ministero dedicato”. Fondazione con il Sud che, insieme all’iniziativa di Con i bambini, è stata protagonista durante la prima giornata del Congresso. “La Fondazione con il Sud è vissuta dal sistema delle fondazioni come un gesto concreto di solidarietà - ha raccontato Borgomeo a Redattore sociale -. A mia conoscenza non c’è un intervento di solidarietà tra privati così intenso: come ha ricordato il presidente dell’Acri Guzzetti, in 11 anni, tra costituzione del patrimonio e contributi, parliamo di 400/500 milioni di euro”. Al presidente della Fondazione con il Sud, Carlo Borgomeo, abbiamo chiesto cosa aspettarsi dal ministero per il Sud e quali prospettive ci sono per la Fondazione e i progetti che sostiene.

Il nuovo governo a doppia guida M5s e Lega ha istituito un dicastero dedicato al Sud. Un ministero senza portafoglio, come accade spesso in questi casi. Secondo lei serve davvero un ministero per il Sud oggi in Italia? 
La  mia risposta è figlia di un’esperienza lunga 40 anni in cui, da osservatore o da protagonista, mi sono occupato di Sud. Non c’è nessuna relazione tra risultati ottenuti e l’esistenza o meno del ministero. Ci sono stati periodi in cui c’era un ministero per il Sud e non è successo niente di importante. Altri in cui non c’era un ministero perché passava la linea che le politiche complessive guardassero più a Sud e ci sono stati risultati. È chiaramente un segnale politico, probabilmente indotto dal fatto che c’è stata la polemica sulla prima bozza di contratto in cui la parola Sud non compariva. Non è una buona notizia in sé. Io guardo ai fatti. Bisogna vedere quali deleghe avrà, se saranno come quelle affidate a De Vincenti (ex ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, ndr), con il coordinamento della gestione dei fondi strutturali o se decideranno di affidargli qualcosa in più, come il Cipe. Allora cambia musica, perché il Cipe determina gli investimenti su tutto il paese.

Qual è il primo intervento che chiederebbe al nuovo ministro? 
Di fare un programma straordinario di intervento nelle periferie urbane, dove vivono circa 4 milioni di persone. Un programma giocato completamente sulla scuola per i più piccoli e sui centri di aggregazione per adolescenti.

Nel messaggio inviato dal presidente del Consiglio ai partecipanti del Congresso Acri che si chiude oggi a Parma, Conte ha detto che l’esperienza della Fondazione con il Sud ha “ispirato” la nascita del ministero dedicato. Cosa ha da suggerire la vostra esperienza sul campo al nuovo dicastero?
Il passaggio contenuto nel messaggio di Conte è stato inaspettato. Mi ha fatto molto piacere. Auspicherei che questo richiamo non sia soltanto un fatto di politica. L’intervento al Sud dovrebbe avere una gerarchia di priorità diversa da quella che ha caratterizzato le politiche pubbliche per 60 anni. Piuttosto che puntare sul trasferimento di risorse sperando di trasferire meccanismi di crescita, occorre lavorare sulle condizioni dello sviluppo, che non sono solo infrastrutturali ma anche di capitale umano e sociale. Dopo 11 anni di lavoro ci accorgiamo che questo cambio di paradigma non è un approccio ideologico. Soprattutto nei territori più difficili, è evidente che se non si fa così non c’è sviluppo economico e alcuni interventi possono essere fatti chiamando a responsabilità il terzo settore. La Fondazione con il Sud spende 20 milioni all’anno per interventi di welfare. Ciascuna delle regioni meridionali, sugli stessi temi, ha risorse pari ad almeno 10 volte tanto e non riesce a spenderle perché non fa questo salto, facendo dei bandi come facciamo noi e chiamando direttamente il terzo settore all’attuazione degli interventi. 

C’è qualcosa che il futuro ministero può fare per potenziare questa vostra esperienza nel Sud Italia?
Per chi fa degli esperimenti come noi, la speranza è che questa metodologia venga fatta propria dalla pubblica amministrazione. Non chiediamo aiuto o spazio in più per noi. Quando finanziamo un progetto lo chiamiamo esemplare perché il sogno è che faccia da esempio per altre politiche. L’auspicio è che le policy pubbliche tengano conto di questa esperienza. 

Quali sono, secondo lei, le priorità per il Sud Italia oggi? Su cosa bisogna intervenire in maniera prioritaria?
Tutti mettono al primo posto il lavoro, giustamente. Qualcuno la legalità. Sono tutti temi importantissimi. Per quanto riguarda il lavoro sappiamo che se si vuol fare sul serio i tempi sono lunghi. Io penso che la priorità, oggi, sia un intervento nel sociale a partire dalle periferie che hanno trend di espansione dei loro profili di disgregazione sociale. Profili violentissimi di cui tanti non si rendono conto. Ci sono territori che non sono piccoli, parliamo di 40 mila abitanti circa, in cui lo Stato non c’è più. A meno che, per presenza dello Stato non si intenda la volante della Polizia che ogni tanto passa a vedere che aria tira. I rapporti fiduciari tra le persone sono azzerati. Un brodo di cultura ideale per la malavita. 

Come ha interpretato i risultati delle ultime elezioni politiche nel Sud Italia e il boom del M5s? 
È un errore pensare che sia avvenuto per il Reddito di cittadinanza. Questa ondata di protesta si era già percepita con il voto sul referendum costituzionale. Il paradosso è che l’ultimo ministro che si è occupato del Sud, ovvero De Vincenti, a mio giudizio è stato il migliore negli ultimi anni. Ma è stato il migliore dentro uno schema di intervento pubblico che ormai è morto. È finito. Tutte le cose che faceva sono passate sulla coscienza della gente come olio sul marmo. Per questo bisogna capire cosa è successo. Ci sono fenomeni più lunghi. Non è il mio mestiere, ma in termini politici penso che per contrastare questa ondata, ammesso che il tema sia contrastarla perché potrebbe anche essere quello di orientarla meglio, non serve il gioco corto della polemica. Bisogna capire cosa è successo e quali sono i nuovi bisogni della gente. Bisogna ascoltare di più. 

La Fondazione con il Sud e l’iniziativa di Con i bambini, in questo XXIV Congresso nazionale delle Fondazioni di origine bancaria, sono state al centro della scena nella giornata inaugurale di ieri. Che futuro avete in mente per queste esperienze? 
Per quanto riguarda la Fondazione con il Sud, il futuro è quello di continuare il lavoro migliorando la qualità delle operazioni e tentando di fare, di queste esperienze, un punto di riferimento per le politiche pubbliche. Non ci dimentichiamo, infatti, che il contributo delle Fondazioni è un contributo volontario, contando che resti questa disponibilità alla solidarietà. Il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, su questa cosa ha investito personalmente in maniera incredibile. Ci crede da morire e abbiamo sempre avvertito la sua vicinanza e la disponibilità. Con i bambini, invece, è un’esperienza a termine. È un fondo triennale. Gli effetti si dispiegheranno per sette o otto anni, perché al termine dei progetti c’è un monitoraggio, la valutazione e ancora una volta l’obiettivo è che le politiche pubbliche introiettino le esperienze a partire dal fatto che tutte queste iniziative non sono solo in capo alla scuola, ma sono in capo alla comunità. È presto per fare ipotesi per il futuro per il progetto Con i bambini. Sono convinto che quando si crea una massa critica di competenze e di relazioni forti, il futuro viene da sé. (ga)

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