1 agosto 2017 ore: 16:02
Immigrazione

Codice ong, Regina Catambrone (Moas): “Il nostro sì per continuare a salvare vite”

Nel 2014 il Moas (Migrant offshore aid station) è stata la prima ong impegnata nel soccorso in mare. “Nostra preoccupazione mantenere missione in mare come faro di speranza. Ingiusto dire che ci sono ong buone e cattive: continueremo a collaborare insieme”
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MOAS/Darrin Zammit Lupi

ROMA – “Abbiamo deciso di firma re perché la nostra missione da sempre è quella di salvare più vite umane possibili in mare. Nel codice elaborato dal Viminale non vediamo intoppi: prevede molte cose che facciamo già. Per questo abbiamo accettato, il nostro obiettivo è quello di collaborare e di continuare ad essere di aiuto al fratello”. A parlare è Regina Catambrone, che insieme al marito Christopher nel 2014 ha creato il Moas (Migrant offshore aid station) la prima ong impegnata nel soccorso in mare, prima al fianco dell’operazione Mare nostrum poi della Guardia costiera italiana.

L’organizzazione ieri ha deciso di accettare il regolamento formulato dal ministero dell’Interno italiano così come Save the children e l’ong spagnola Proactiva open arms. "Abbiamo spiegato le nostre titubanze nella prima riunione al Viminale – afferma Catambrone -. Molte cose sono state chiarite nell’ultima formulazione del codice. Per quanto riguarda i trasbordi, per esempio, noi li facciamo sempre sotto ordine della Guardia costiera, non li decidiamo da soli. Anche la presenza della polizia giudiziaria a bordo nell’ultima versione è stata chiarita – aggiunge – il linguaggio è stato rivisto. Ci hanno assicurato che non verranno creati ostacoli alla missione di ricerca e soccorso”. Secondo Catambrone a essere sbagliata è stata la forma con cui si è deciso di elaborare il codice, imponendolo dall’alto: “sarebbe stato meglio convocare una riunione prima per discutere i vari punti con le ong – afferma – ma è anche ingiusto dire che il ministero voglia far morire le persone in mare. Credo che Minniti stia cercando solo di muovere acque stagnanti”.

In tre anni l’ong dei coniugi Catambrone ha salvato 39mila persone. “La nostra preoccupazione era mantenere la mssione Moas in mare coma faro speranza per chi scappa da torture e persecuzioni – continua Regina – . Quando abbiamo iniziato non pensavamo di essere ancora qui a distanza di 4 anni. Speravamo che il soccorso in mare non sarebbe servito più, che non ci sarebbero state più persone trafficate. Ancora oggi continuiamo a pensare che la soluzioni sono le vie legali: bisogna lavorare di più sui programmi di resettlement e relocation”.

Infine Catambrone non si dice sorpresa dalla scelta di Medici senza frontiere di non firmare il codice di condotta: “il loro è un approccio diverso dal nostro e hanno anche uno statuto diverso dal nostro. Ma è ingiusto dire che le ong siano spaccate: ci siamo sempre coordinati discutendo tutta la situazione – spiega - Sapevamo che c’erano degli aspetti su cui non volevano negoziare. Ma è assurdo che oggi si torni a parlare di ong buone e cattive. Non si deve puntare il dito, non c’è dubbio che continueremo a collaborare tra di noi perché quello che ci unisce è la solidarietà e la volontà di essere d’aiuto al fratello”. (ec)

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