3 marzo 2021 ore: 11:40
Disabilità

Il viaggio di Yuma, tra manga e libertà

Su Netflix “37 seconds”, il film del regista giapponese Hikari, affronta il tema dell’indipendenza e della sessualità di una giovane in carrozzina
37 seconds

ROMA - Fino a che Yuma è stata docile e remissiva come una bambina tutto sembrava filare liscio. Ventitré anni, in carrozzina per via di una paralisi cerebrale, la protagonista di “37 seconds”, film del regista giapponese Hikari, presentato alla 69esima edizione del Festival di Berlino nella sezione Panorama e attualmente disponibile su Netflix, incarna alla perfezione la brava ragazza con disabilità. Dolce, gentile e perfettamente in linea con le aspettative di quanti sono intorno a lei, accetta di vivere all’ombra della sua giovane datrice di lavoro, Sakana, una disegnatrice di manga, molto popolare su Instagram che a Yuma deve molto, a cominciare dalla realizzazione delle tavole che la rendono celebre tra i giovani giapponesi.

I problemi nascono quando qualcosa che somiglia a un moto di ribellione rispetto a una quotidianità pensata per lei da altri inizia a scuotere Yuma. E quando la ragazza manifesta il desiderio di sganciarsi dalla sua datrice di lavoro per creare dei fumetti tutti suoi, ecco che ogni cosa cambia. Perché l’indipendenza ha un prezzo, specie se hai una disabilità fortemente invalidante e l’amore di tua madre rischia di soffocare la tua personalità. Per trovare se stessa Yuma dovrà innanzitutto causare un dolore a sua madre, sottraendosi alle premurose cure che l’accompagnano da sempre. Ma soprattutto dovrà fare i conti con uno dei temi più difficili e sfidanti per una persona disabile: la sessualità. Allorché Yuma si propone come autrice di manga a una delle case editrici più prestigiose, la risposta della direttrice non lascia spazio al dubbio: le sue storie di sesso non sono verosimili. Gli artisti si ispirano sempre alle esperienze personali, perché l’immaginazione da sola non basta. Per rendere i suoi fumetti più credibili, Yuma dovrà perdere la verginità.

Le parole della direttrice non restano inascoltate e proprio da esse Yuma attinge la forza per fare ciò che non aveva mai tentato prima: ribellarsi rischiando di restare ferita, come di fatto accadrà, ma anche trovando nuovi compagni di strada in grado di accompagnarla nel suo percorso di emancipazione e, cosa ancora più importante, di guardarla con occhi nuovi. Ma il messaggio del film sembra essere anche un altro: per affrontare il futuro Yuma deve fare i conti con il passato. A partire da quei 37 secondi di apnea alla nascita che le hanno causato la paralisi cerebrale, cambiando per sempre il corso degli eventi. (ap)

(La recensione è tratta dal numero di gennaio di SuperAbile INAIL, il mensile dell’Inail sui temi della disabilità)

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