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16 marzo 2006 ore: 00:00
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“Socio-Net”, prima banca dati del volontariato reggiano

Iniziativa on line del Centro servizi Dar voce, che ha inserito anche un ricerca sulle realtà del territorio


REGGIO EMILIA - Uno, nessuno, centomila volontariati. Piccolo, competente e “multivariegato”, come lo definisce Gino Mazzoli, ricercatore e curatore scientifico di Socio-Net, la prima banca dati on line del volontariato reggiano (www.socio-net.it) attiva da pochi giorni. Iscritto all’albo provinciale (sono 234 le associazioni registrate) o non formalizzato con questa modalità, di estrazione sia cattolica sia laica, non è possibile fare di tutta l’erba un fascio. Così come non è possibile tracciare un unico identikit di chi fa volontariato a Reggio Emilia. Ed è per cercare di identificare meglio questo fenomeno sociale in espansione che, per volontà del centro servizi per il volontariato “Dar Voce”, sono nate la banca dati sul web e la ricerca in essa contenuta. Accanto a quello più consolidato, attivo nell'area socio assistenziale e in quella sanitaria, “che mantengono il primato con percentuali che si attestano rispettivamente intorno al 43% e 34% delle associazioni iscritte al registro”, dice Mazzoli, emerge un nuovo tipo di volontariato, che raccoglie associazioni di più piccole dimensioni, “che aderisce ai problemi del territorio e delle persone, che cerca concretezza, che parte dal basso per arrivare ad esperienze organizzative più mature”, continua Lucia Piacentini di “Dar Voce”.

Dalla mappatura realizzata “emergono anche aree inedite, come quella di ambito culturale e ricreativo, che rappresenta a Reggio Emilia il 12% delle associazioni, e il volontariato ambientale e di tutela dei diritti”, aggiunge. Dalla fotografia scattata al volontariato reggiano risultano, inoltre, anche 139 sezioni locali non registrate di organizzazioni nazionali che invece sono iscritte all’albo, come ad esempio le sezioni di Reggio Emilia o provincia dell’Aido, dell’Avis, dell’Auser, di Greenpeace. Ne resta fuori, però, tutto quell’universo non formalizzato (parrocchiale, sportivo, individuale) di persone e piccole associazioni che rappresentano comunque “un patrimonio prezioso, soprattutto in tempi di frammentazione sociale, disagio, solitudine” e crisi del welfare come quelli “che stiamo vivendo”, spiega Gino Mazzoli.

Ma qual è l’identikit di chi spende un po’ del proprio tempo a favore degli altri? Secondo l’indagine realizzata da Socio-Net, si tratta di “una persona che cerca di essere utile alla comunità in cui vive mettendo a disposizione le proprie competenze professionali e, al contempo, cercando di ampliarle", afferma Lucia Piacentini. “Esistono due tipi di volontari – prosegue Mazzoli -: quelli che cercano il coinvolgimento emotivo, il rapporto personale con i propri assistiti (in genere anziani, bambini o ragazzi disabili) e a cui non importa la dimensione della realtà in cui prestano servizio, e quelli di un altruismo quasi individualista, che invece hanno bisogno di dedicarsi a un’attività che li mantenga più distanti e distaccati, come ad esempio il volontariato sulle ambulanze, da svolgere all’interno di una grande associazione che dia loro sicurezza, anche dal punto di vista della formazione, ben strutturata e facilmente riconoscibile, come possono essere ad esempio le pubbliche assistenze”. (mt)