9 gennaio 2017 ore: 16:17
Immigrazione

Migranti, riapertura Cie a Bologna? Merola: “Non passa”

Mercoledì l’incontro con il ministro Minniti sulla possibile riapertura di un Centro di identificazione ed espulsione. Il sindaco: “Inutile inseguire un clima di allarme con uno strumento che abbiamo già verificato essere inadeguato”

BOLOGNA – L’ipotesi che a Bologna possa riaprire il Cie? “Non passa”, dice chiaro e tondo il sindaco Virginio Merola, oggi a margine del primo Consiglio comunale dopo le festività natalizie. A dare l’assist al primo cittadino è l’ex assessore Amelia Frascaroli, che mentre parla con i giornalisti approfitta del passaggio di Merola e lo chiama direttamente in causa, ottenendo il “non passa” come risposta. “A Bologna – aggiunge poco dopo Merola – abbiamo lavorato molto per trasformare un luogo di tortura in un luogo civile di accoglienza e smistamento ordinato, è un’esperienza positiva che non va assolutamente interrotta”. Detto con altre parole: “Sicuramente a Bologna non si può sostituire un Hub che funziona egregiamente e che è stato pilota in Italia con un Cie”, scandisce Merola, che nel primo mandato si era speso in prima persona contro la presenza di quella struttura in città. Così come un Hub e in più un Cie non potrebbero coesistere, chiarisce Merola, sia perché ci sarebbe “troppo carico” su Bologna sia perché “prima di rassegnarci a strumenti che possono apparire ed effettivamente essere incostituzionali, vorrei capire perché non è possibile l’identificazione in carcere. Se uno deve scontare una pena dai due ai cinque anni, perché aspettiamo che esca per metterlo in un Cie?”. 

Da parte del ministro dell’Interno, Marco Minniti, “ci sono tutte le buone intenzioni” ma “il punto di fondo è qual è la soluzione più efficace”, dice il sindaco. E per Merola non è il vecchio Cie: un luogo “disumano”, tanto che “anche il più prevenuto avrebbe capito che c’era una situazione che alimentava la criminalità invece di eliminarla”: questo perché il Cie “teneva al suo interno, in una situazione di degrado e di continua ribellione, persone con molte differenze, da quella che semplicemente aveva perso il permesso di soggiorno perche'' non trovava lavoro alla vittima di tratta e al pregiudicato delinquente”. Questa amministrazione “il Cie l’ha chiuso e non è affatto pentita, non c’è il clima per fare qui sperimentazioni nuove e soprattutto non suffragate da un ragionamento effettivo sulle condizioni delle carceri”, ribadisce il primo citadino, che conta di sollevare il punto nell’incontro con Minniti in programma a Roma per mercoledì. “Se il punto è isolare le persone pericolose”, Merola è convinto che “siano altre strade, soprattutto rispetto ad un’esperienza che è costata molto e che ha dato scarsi risultati”. Questo non significa immaginare “strutture diverse” dal Cie, ma “far funzionare l’identificazione durante il regime carcerario”, è la ricetta Merola, anche per “non sprecare denaro pubblico”. Per il sindaco “è inutile inseguire un clima di allarme, questa è la mia preoccupazione, con uno strumento che abbiamo già verificato essere inadeguato”. Aggiunge Merola: “Vogliamo far passare l’idea che, in quanto immigrati irregolari, sono delinquenti? Non è assolutamente così”. Peraltro, “forse averli chiamati Cie crea un problema, si può anche pensare ad altri nomi, ma prima di tutto – insiste il democratico – mi devono convincere del fatto che l’identificazione non si può fare in carcere”. 

E se invece sarà Minniti a non farsi convincere? “Manterrò la mia posizione contraria – dice Merola – facendo presente che non possiamo mettere a rischio, in una città dove c’è già un clima di tensione su questo fatto, il buon funzionamento dell’Hub”. Infatti, avverte Merola, a Bologna “c’è anche un’incompatibilità ambientale”, tanto che sabato “abbiamo già assistito a due cortei contrapposti appena è stata annunciata la cosa”. Se il ritorno del Cie è di per sé “sbagliato”, sostiene dunque Merola, lo è “ancora di più perché si dà la stura agli opposti estremismi, come si diceva una volta”.  

Anche il Pd bolognese, però, è sembrato più possibilista rispetto ai piani di Minniti. “Io vado ad ascoltare il ministro con posizioni molto chiare – è la risposta di Merola – chiedendo chiarimenti su determinate questioni”. Nel frattempo, “la città è sotto controllo” e qui “le comunità straniere collaborano”, sottolinea Merola, giudicando “molto giusto” il punto sollevato da Minniti sulla prevenzione della radicalizzazione: “Di questo voglio parlare con lui, perché vogliamo dare una mano su questo tema, con il nostro associazionismo e le comunità islamiche”. Sul tema Cie, inoltre, Merola spiega di aver sentito il presidente dell’Anci, Antonio Decaro (“Condivide questa posizione”) e punge il M5s: “Vuole le esplusioni senza Cie, dovrà spiegare come si fa a farle senza aver identificato” ma probabilmente i grillini “si ricrederanno su questo come hanno fatto per gli avvisi di garanzia”. Infine, per Merola bisognerebbe “dare valore” a quanto fatto dal governo Renzi in tema di accordi internazionali, perché “ne stiamo parlando poco”. (Dire)

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