7 febbraio 2018 ore: 14:41
Società

Bullismo, in Campania riguarda il 24% dei giovanissimi

Il 24% degli adolescenti campani dichiara di aver avuto esperienze di bullismo o di cyberbullismo. E' il dato che emerge da una ricerca condotta dal dipartimento Scienze Sociali dell'Universita' di Napoli e presentata nel Consiglio regionale...
Ragazzo depresso, bullismo, omofobia

NAPOLI - Il 24% degli adolescenti campani dichiara di aver avuto esperienze di bullismo o di cyberbullismo. E' il dato che emerge da una ricerca condotta dal dipartimento Scienze Sociali dell'Universita' di Napoli e presentata nel Consiglio regionale della Campania da Lello Savonardo, coordinatore dell'osservatorio giovani dell'ateneo napoletano.

"Abbiamo portato avanti un'indagine su quali forme di utilizzo di social media sono piu' diffuse tra i giovanissimi - ha spiegato Savonardo - ed e' emerso che, in particolare in Campania, c'e' un uso molto elevato dei social media ma anche la consapevolezza dei rischi connessi a un uso scorretto dei media e delle tecnologie digitali". Una consapevolezza che in un certo senso 'protegge' i ragazzi: "ci sono piu' casi di bullismo che di cyber bullismo - ha aggiunto il docente -. Ma quello che emerge e' anche un ruolo troppo debole delle istituzioni e della scuola. Nonostante i giovani siano attenti e interagiscano con la famiglia e con gli amici, c'e' poca prevenzione e non emerge una strategia delle istituzioni educative e culturali che possa prevenire in modo efficace".

La ricerca e' stata rivolta a 1500 ragazzi e i dati sono stati comparati con quelli di Lazio e Lombardia. Gli intervistati sono ragazzi di eta' compresa tra gli 11 e i 18 anni, "e' la bit-generation, quella che naviga e comunica con le tecnologie digitali. Il problema - ha aggiunto Savonardo - e' che le devianze reali si trasferiscono dalla piazza virtuale e il bullismo reale e' molto frequente. Non a caso, i fatti di cronaca sulle baby gang stanno mettendo in evidenza quali sono i comportamenti deviati e devianti di giovani che non hanno probabilmente modelli culturali radicati e mettono in crisi il rapporto con l'altro".

Il docente della Federico II invita, quindi, a una forte "sinergia istituzionale" che coinvolga anche "gli istituti educativi che hanno un ruolo fondamentale di prevenzione. Invece di preoccuparci di avere sempre piu' eserciti di militari, dovremmo avere eserciti di operatori culturali per trasferire modelli positivi alle nuove generazioni". (DIRE)

© Copyright Redattore Sociale