1 febbraio 2019 ore: 11:20
Salute

Toscana, sempre più anziani muoiono in ospedale

I dati dell’Ars Toscana mostrano che sempre meno persone muoiono nell’intimità di una casa. A partire da queste statistiche, un ciclo di incontri di due mesi alla Fondazione Stensen di Firenze sui temi di morte, senso della vita, eutanasia
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FIRENZE - Sono sempre di più gli anziani malati (malattie croniche o tumori) che muoiono in ospedale. Se nel 2015 in Toscana erano il 40,9%, nel 2017 sono saliti al 48,5%. E sempre meno anziani usufruiscono dell’assistenza domiciliare nell’ultimo mese di vita (erano il 18,6% nel 2015, sono il 15,9% nel 2017). Prendendo in esame soltanto le malattie croniche, le percentuali di chi muore in ospedale aumentano: erano il 54,5% nel 2015, sono stati il 56,5% nel 2017. Prendendo in esame soltanto i pazienti anziani malati di tumore, i morti in ospedale erano il 35% nel 2015, sono stati il 39% nel 2017. Inoltre, circa l'80% dei pazienti affetti da malattie croniche fa un ricovero in reparti ospedalieri per acuti nell'ultimo mese di vita, mentre due terzi di questi pazienti fa almeno un accesso in pronto soccorso, sempre nell'ultimo mese di vita, e soltanto l'1% dei pazienti che muoiono per malattie croniche cardiopolmonari accedono alle cure palliative.

Sono alcuni dei dati dell’Ars Toscana (Agenzia regionale di sanità) da cui parte la riflessione del ciclo di incontri della Fondazione Stensen di Firenzee dal titolo ‘Il morire e la morte. Gli interrogativi e i problemi più ricorrenti nel dibattito in corso’. Il percorso, al via domani sabato 2 febbraio, andrà avanti per quasi due mesi tra incontri, film, letture, concerti, teatro, musica. Organizzato in collaborazione con Pontifica Accademia per la vita, Accademia della Crusca e Scuola di Musica di Fiesole, il percorso intende interrogarsi sui temi di biotestamento, eutanasia, fine vita, longevità. Temi quanto mai attuali – all’indomani della recente sentenza della Consulta che invita il parlamento a legiferare entro settembre sul suicidio assistito e sul fine vita- dai quali scaturirà una inevitabile riflessione sul senso della vita, sulla longevità conquistata e sulle forme di accompagnamento alla morte quando la vita diventa straziante.  

Tanti gli ospiti del ricco programma: dal filosofo Salvatore Natolial bioeticistaSandro Spinsanti, dalla filosofa Marina Sozzi, dal teologo Carlo Casalonealla bioeticista Cinzia Caporale, dal sociologo Marco Bontempial cancelliere dell’Accademia Pontificia per la vita Renzo Pegoraro. Tutti gli incontri si terranno il sabato pomeriggio. Prima di ogni incontro, spazio ai linguisti dell’Accademia della Crusca, che analizzeranno il significato delle parole (eutanasia, morte, dignità, scelta ecc.) per scoprire i reali concetti ad esse legate. E poi la lettura teatrale dei testi di grandi scrittori, poeti e filosofi in cui si riflette sul tema della vita e della morte (23 marzo). In programma anche un intermezzo musicale della Scuola di Musica di Fiesole (30 marzo). E infine, come da tradizione, film a tema come ‘Departures’, ‘Still Life’ e ‘Alabama Monroe’. 

“Il miglioramento delle condizioni igieniche di vita in questi ultimi decenni, la sempre più diffusa informazione sanitaria e i crescenti sviluppi della ricerca e sperimentazione biomediche sono tra i fattori che hanno contribuito ad allungare l’aspettativa di vita – ha detto Padre Enio Brovedani, presidente della Fondazione Stensen - La maggioranza della popolazione muore oggi in ospedale. Le trasformazioni avvenute nell’organizzazione dei servizi sanitari e gli incontestabili progressi delle tecnologie biomediche hanno come conseguenza che la persona sia sempre più espropriata della propria morte in quanto non le è consentito, qualora fosse ancora possibile, di farsi carico degli ultimi tempi della vita e di gestirli autonomamente. Ecco perché è importante aviare una riflessione profonda sulla fase terminale della vita e sul senso della vita stessa, sul significato reale di ‘Morire’ oggi, in una società sempre più plurale, caratterizzata da una coesistenza di culture, etnie e confessioni religiose dai valori diversi e spesso non convergenti”.  

“Il fine vita – ha detto Alfredo Zuppiroli, medico cardiologo tra gli organizzatori del percorso - è ancora molto incentrato sull’ospedale e conseguentemente su cure ad alto livello di intensività e invasività. Sappiamo invece che, nei casi di malattie in fase molto avanzata, i desideri dei pazienti e delle loro famiglie vanno nella direzione opposta. Questo percorso intende riflettere sul tema dell’ultima fase della vita che nelle persone molto anziane affette da malattie croniche richiede una riorganizzazione dei servizi di assistenza e cura secondo modelli che privilegino l’attenzione ai desideri delle persone, in primis quello di lenire i sintomi, piuttosto che continuare a lottare tecnicamente e tecnologicamente contro patologie giunte ormai alla loro fase terminale”. 

 

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