7 maggio 2019 ore: 08:47
Società

Abusi, lettera al Papa dal cappellano di Sollicciano: “Serve presa di coscienza”

Don Vincenzo Russo scrive al Pontefice: “Talvolta silenzio assordante della Curia. La pedofilia è la metastasi maligna di un cancro originario più grave, mortale, che è l'abuso”
Abusi su minori. Bambino sulle scale accovacciato

FIRENZE - “Caro Santo Padre, ho seguito con grande attenzione la quattro giorni romana da Lei voluta attorno al problema degli abusi di sacerdoti su minori e non. Ho notato le difficoltà a far emergere informazioni e consapevolezze per le resistenze di parte del corpo ecclesiastico. Forse costoro non capiscono che siamo ad uno snodo fondamentale: tornare indietro è consentire l'implosione della credibilità e dei riferimenti evangelici; andare avanti, invece, significa affrontare un cammino di dolore e di vergogna, che è la sola strada possibile per arrivare a cogliere, nella sua interezza, le questioni sul tappeto per arrivare ad una possibilità reale di superamento positivo”.

Sono le parole contenute nella lettera che il cappellano di Sollicciano, don Vincenzo Russo, ha inviato a Papa Francesco. Una lettera dove il sacerdote del carcere fiorentino riflette sugli abusi ecclesiali e sull’attualità dell’argomento sollevato dal Pontefice.
E’ necessario, scrive don Russo, “sollevare il velo pesantissimo che si è depositato nel tempo su questo "cancro" che sta metastatizzando la Chiesa. La pedofilia è la metastasi maligna di un cancro originario più grave, mortale, che è l'abuso”. Secondo don Russo, all’interno della Chiesa “dovrà esserci una presa di coscienza collettiva, un salto culturale, come altri ce ne sono stati negli ultimi decenni, religiosi o laici che hanno prodotto imponenti rivolgimenti sociali, spirituali, un livello superiore di consapevolezza in tutti coloro che le hanno conosciute. Parlo di autocoscienza, di momenti di riflessione collettiva, di messa in discussione di concetti e pratiche, non nei confessionali o in rapporti individuali, ma in ambiti collegiali, le parrocchie, le congregazioni, le comunità, con tutti coloro che hanno un qualche interesse ad esserci e a parlare, a capire e ad andare avanti”.

Don Russo si sofferma anche sulla vicenda di don Lelio Cantini, l’ex parroco della chiesa fiorentina della Regina della Pace, accusato di pedofilia. “Nel maggio 2011 il giudice ha riconosciuto fondata l’accusa del PM che incolpava don Lelio Cantini di abusi su minori perpetrati da 20 anni, ma in tutto questo tempo il silenzio della Curia è stato assordante. Cresce il disagio nei confronti del defunto prete abusatore, mostro o malato che sia, ma cresce anche attorno ai silenzi della Curia che appaiono coperture”.
E infine, la nostalgia per gli anni del seminario: “Vorrei ritrovare l'entusiasmo degli inizi, quando sognavo di aprirmi ad una vita piena di senso, di relazioni improntate al Vangelo. Coltivo ancora quel sogno. Per la salvezza della nostra Chiesa serve una buona dose di Ecologia spirituale come per la salvezza della Terra serve tanta ecologia culturale”.

 

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