27 aprile 2017 ore: 12:33
Immigrazione

La moschea della discordia. A Firenze nessuno vuole un luogo di culto islamico

Dopo l’idea lanciata dal sindaco Nardella di costruire la moschea nell’area dell’ex caserma Gonzaga, dura bocciatura della proposta da parte del sindaco di Scandicci e dell’ex premier Renzi. La moschea diventa tabù, una struttura da allontanare dal proprio territorio. Intanto i 20 mila musulmani continuano a pregare negli scantinati
Musulmani in preghiera - SITO NUOVO

FIRENZE - Moschea sì, moschea no. A Firenze, da qualche giorno, è esplosa la polemica sulla costruzione della nuova moschea. Una polemica anomala, tutta all’intero dello stesso partito: il partito di governo, il Partito Democratico. Tutte le istituzioni si dicono a favore di un luogo di culto islamico, senza se e senza ma, eppure qualcosa non quadra visto che l’area della futura moschea, dopo mesi (anzi anni) di dibattiti non è ancora stata individuata. Con buona pace dei 20 mila fedeli musulmani, che continuano a pregare in moschee improvvisate all’interno di vecchi garage, vecchi scantinati, vecchi fondi sfitti, nonostante la Costituzione garantisca loro il diritto di pregare in luoghi dignitosi. 

Circa un mese fa, era stato il sindaco Dario Nardella ad aprire scenari positivi e far sperare la comunità islamica, lanciando l’idea di costruire la futura moschea nell’area dell’ex caserma Gonzaga, nel Comune di Firenze, a poche decine di metri dal territorio del Comune di Scandicci. L’idea, disse allora Nardella, era di costruire in questa zona una moschea provvisoria, per consentire temporaneamente ai musulmani di pregare in un luogo dignitoso, dopodiché, qualora le condizioni lo avessero permesso, si poteva pensare alla zona anche come area di una moschea definitiva.

Apriti cielo. L’idea lanciata da Nardella ha fatto scaturire la reazione del sindaco Pd di Scandicci, Sandro Fallani, che ha detto: “Siamo favorevoli alla moschea, ma non in quella zona”. Insomma, sì alla moschea, ma non nel mio giardino. Non è tanto questo, ha detto Fallani, ripetendo che la moschea “non è opportuna dentro l’ex caserma Gonzaga perché su quell’area è stato fatto un lungo percorso di partecipazione con i cittadini che, dopo lunghe discussioni, si sono espressi per costruire nell’area appartamenti di housing sociale”. Nessun problema, secondo il sindaco di Firenze Nardella, che ha ribadito: “La moschea può integrarsi senza problemi con i progetti di housing sociale”. Tanto più che “siamo dentro il Comune di Firenze ed è un’area di mia competenza”. Il sindaco si era spinto oltre, dicendo: “Io sono pronto a mettermi in gioco per il bene dei cittadini qualunque sia la loro religione e a rimboccarmi le maniche per trovare una soluzione. Il centrosinistra deve dimostrare se è classe dirigente e vuole risolvere un problema”.

Insomma, via libera per la moschea nell’area dell’ex caserma. E quindi, via alla progettazione tecnica, almeno per un luogo di culto provvisorio. La comunità islamica manda una lettera ufficiale all’amministrazione comunale, e tutto è pronto per i primi sopralluoghi. Fino a martedì scorso, quando si leva, come un fulmine a ciel sereno, la voce dell’ex sindaco ed ex premier Matteo Renzi: “Giuridicamente la moschea alla Gonzaga non si può fare. Non è che sono voluto entrare a gamba tesa in questioni di sua competenza. È solo una questione tecnica, quell’area è stata data dallo Stato a Firenze e adesso non si può dare una destinazione diversa”. Un cortocircuito clamoroso, che ha gettato nel totale imbarazzo il Pd cittadino provocando reazioni trasversali. Anche Nardella sembra pronto al dietrofront: “Sia chiaro che io decido in autonomia, ma ha ragione Renzi, ci sono motivi tecnici per i quali non si può fare la moschea in quel posto”.

Ma allora, viene da chiedersi, perché Nardella non ha verificato prima? E perché Renzi, invece di comunicare la notizia sulla stampa, non l’ha comunicato prima al sindaco Nardella? Alcuni osservatori pensano male, sostenendo che dietro l’uscita di Renzi ci sia la paura di perdere voti alle primarie nel comune di Scandicci. Oppure, come sostengono i renziani, è davvero un problema tecnico e giuridico. Il problema tecnico, però, potrebbe essere superato attraverso una volontà politica e attraverso una trattativa con il Demanio, che ha concesso i terreni al Comune. Altri ancora però, sostengono che dietro il "no" di Renzi ci siano vecchi rancori col sindaco Nardella, e il carattere particolarmente decisionista di Renzi, che si sarebbe sentito messo da parte sul futuro di un terreno che, quando era premier, aveva contribuito a passare dallo Stato al Comune. E infine, sostengono altri, dietro l'uscita di Renzi c'è il gruppo edile Pessina (anche editore de L'Unità), interessato ad acquistare l'area, a costo però che non venga costruita la moschea. 

Insomma, tra tante incertezze, al momento c’è un’unica certezza: ancora la moschea non c’è, né quella definitiva né tanto meno quella provvisoria. Come se la moschea, anziché essere un luogo di culto, fosse una discarica da allontanare dal proprio territorio. E mentre i poteri forti di Firenze continuano ad accapigliarsi sulla questione moschea, i musulmani continuano a pregare in vecchi garage. (js)

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