14 giugno 2019 ore: 10:09
Giustizia

58 anni di carcere per l’italiano in Guinea. La sorella: “Papa Francesco ci aiuti”

di Jacopo Storni

Fulgencio Obiang Esono, l’ingegnere pisano 48enne di origini guienane sparito nel nullo lo scorso 18 settembre, è stato condannato a quasi 60 anni di galera dalla dittatura etiope. L’apello disperato dei familiari da Pisa

FIRENZE - Potrebbe finire la sua vita nel carcere di Black Beach, uno dei luoghi più temuti della Guinea Equatoriale, il Paese africano dove regna una dittatura da oltre 50 anni. E’ l’amaro destino di Fulgencio Obiang Esono, l’ingegnere pisano 48enne di origini guienane sparito nel nullo lo scorso 18 settembre. Aveva ricevuto un’offerta di lavoro in Togo ed era partito per un colloquio. “Vado via quattro giorni e torno a Pisa” aveva detto a sua sorella. Appena atterrato a Lomè, aveva mandato alla sorella un messaggio vocale. “Il viaggio è andato bene, ci sentiamo in questi giorni”. Da allora, nessun segno di vita. Fino alla notizia dell’arresto da parte dei servizi segreti guineani, che avevano attirato l’uomo in Togo con una trappola. 


Dopo due mesi di maxi processo che ha coinvolto oltre 130 imputati, come raccontato ieri sulle pagine del Tirreno, l’ingegnere pisano è stato condannato a 58 anni e dieci mesi di reclusione con l’accusa di aver preso parte all’organizzazione del tentato colpo di stato contro il presidente della Guinea nel 2017, operazione che sarebbe stata finanziata dagli esiliati del regime in Europa. Accuse che Fulgencio ha sempre respinto. A pesare sulle accuse, probabilmente, lo stretto legame con suo cugino, ex capitano dell’esercito che dieci anni fa ha tentato un golpe per poi fuggire in Nigeria, dove poi è stato catturato e giustiziato in Guinea. 


A Pisa vive giorni drammatici la sorella di Fulgencio, Maria Clara. “In Guinea trattano i detenuti come bestie, mio fratello vive con una bottiglietta d’acqua a settimana, il processo è stato una farsa, ogni giorno arrestano e uccidono persone. Non possiamo neppure sentirlo al telefono”. E poi il disperato appello a Papa Francesco: “Mi appello al Pontefice affinchè riservi una parola di affetto per mio fratello. Vorrei che le mie parole arrivassero al Santo Padre, sono sicura che lui potrà fare qualcosa per aiutare mio fratello e per aiutare il nostro popolo che da anni vive sotto una dittatura che si professa cristiana, ma non è cristiano un Paese dove avvengono carneficine di innocenti”. E infine: “Stiamo morendo giorno dopo giorno, per questa storia sono finiti in carcere anche mia sorella e i miei cugini. Se il governo guineano va all’estero a rapire le persone, potete immaginare soltanto quello che succede dentro i nostri confini”. 


Fulgencio Obiang Esono è emigrato trent’anni fa a Pisa, dove si è laureato in ingegneria civile e dove lavora come ingegnere. Non era più tornato nel suo Paese, era diventato un oppositore all’estero del regime, criticandolo aspramente sui social e organizzando iniziative a livello europeo. Attivista sul fronte migranti, Fulgencio è stato anche candidato alle elezioni amministrative a Pisa nel 2018 con la lista “Con Danti per Pisa” che appoggiava la candidatura a sindaco di Andrea Serfogli (Pd). 
 

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