3 gennaio 2017 ore: 14:46
Immigrazione

Migranti, Cnca: i Cie non assicurano soluzioni, ma restrizioni di diritti

Il Coordinamento nazionale comunità di accoglienza esprime forte preoccupazione. E invita il governo a convocare un tavolo nazionale aperto alle istituzioni nazionali e locali
Francesco Cocco/Contrasto Immigrazione: Cie di Gradisca d'Isonzo, l'entrata

Gradisca d'Isonzo (Gorizia), aprile 2009. L'entrata del Cie (Centro identificazione espulsione). Foto di Francesco Cocco

ROMA - Il Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca) esprime "pieno dissenso e forte preoccupazione per la proposta di aumento del numero dei Cie annunciata dal ministro dell’Interno Marco Minniti e per il rafforzamento dei pattugliamenti 'per il rintraccio degli stranieri e allontanamento degli irregolari dal territorio nazionale' deciso dal capo della Polizia Franco Gabrielli". Così in una nota. “Ci attendevamo dal nuovo ministro, espressione del Pd - dichiara don Armando Zappolini, presidente del Cnca - un cambio di rotta rispetto alle politiche sull’immigrazione seguite dal nostro paese, in particolare per quanto riguarda il sistema di accoglienza. Invece, i primi segnali vanno in direzione di un inasprimento di misure che si sono dimostrate totalmente fallimentari. I Cie non assicurano soluzioni, ma solamente restrizioni di fondamentali diritti soggettivi e complicazioni giuridiche di vario genere, e alimentano un clima di ‘caccia all’uomo’ e di xenofobia già oggi sopra il livello di guardia” .

“Il problema fondamentale - conclude don Zappolini - è che continuiamo a gestire un fenomeno strutturale come le migrazioni con una legge, la famigerata Bossi-Fini, che si proponeva solo di conquistare facili consensi invece di confrontarsi realmente con questa sfida epocale, garantendo dignità ai migranti e, contemporaneamente, sicurezza per tutti. Non è un esito impossibile, le associazioni impegnate da tempo nel settore hanno avanzato più volte proposte concrete, e fattibili, per gestire il fenomeno. Chiediamo che, invece di inseguire paure e risentimenti, il governo abbia la lungimiranza e il coraggio di convocare un tavolo nazionale aperto alle istituzioni nazionali e locali, alle organizzazioni del terzo settore e alle comunità migranti, al sindacato e alle forze dell’ordine, per costruire insieme strumenti legislativi e prassi territoriali che, da una parte, permettano di allontanare chi non ha intenzione di vivere positivamente nel nostro paese, ma dall’altra offrano un’occasione reale e concreta alle persone migranti che in Italia vogliono costruire una nuova vita per sé e per la propria famiglia.”

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