14 febbraio 2019 ore: 13:06
Immigrazione

"Il passo della morte", un libro racconta il confine italo-francese dei migranti

Scritto da Enzo Barnabà, racconta migranti di oggi e migranti di ieri, uomini e donne che, in tempi diversi, cercano di raggiungere la Francia, spesso a rischio della vita
"Il passo della morte", copertina

ROMA – “Un panorama che mi mozza il fiato e mi carica positivamente, ogni giorno che Dio manda in terra”. Ecco Grimaldi, frazione di Ventimiglia incastonata tra le Alpi al confine Italia-Francia, dove la vista è idilliaca e dove le luci di Mentone si vedono scintillare a poche centinaia di metri da Ventimiglia. Un panorama mozzafiato per Enzo Barnabà, scrittore di saggi storici e romanzi, che qui vive da oltre trent’anni. Ma Grimaldi, non è soltanto visione paradisiaca, è diventato anche luogo di transito per quelle migliaia di migranti che tentano di superare clandestinamente il confine tra Italia e Francia. Succedeva nel passato, quando i migranti clandestini eravamo noi italiani, succede adesso, dove la frontiera è terra di possibilità per i profughi africani. Quei profughi che Barnaba incontra quotidianamente per strada, con cui parla e si intrattiene per lunghe ore. E sui cui ha scritto un nuovo libro con titolo evocativo: “Il passo della morte” (Edizioni Infinito, pagine 120). Il passo della morte è quel del sentiero che parte da Grimaldi e che permette di entrare in Francia passando dalle montagne, dove i migranti si arrampicano sognando Parigi, a volte cadono e muoiono, come successo a tanti italiani in passato.

"Il passo della morte", copertina

Nel libro Barnabà racconta questo sentiero, racconta chi l’ha percorso nel passato, come quel panettiere toscano che morì cascando dal dirupo, e chi lo percorre oggi, racconta gli incontri coi tanti migranti che sfilano come fantasmi sotto casa sua. Lui si ferma a parlare con loro, entra in sintonia, entra dentro le loro storie. “Incrocio i migranti in continuazione, sul sentiero di casa, alla Caritas, al presidio dei No Borders o sull’Aurelia tra Grimaldi e Ventimiglia; in questo tratto di strada ne passano ogni giorno decine e decine: gruppi che, respinti dalla Francia, si recano a piedi in città e altri che, invece, marciano in direzione opposta, verso la frontiera nella speranza di oltrepassarla”. 

Il sentiero prende vita nei racconti di Barnaba: “Prendiamo il sentiero che sale verso Mortola Superiore e, dopo qualche centinaio di metri, ci imbattiamo in quel gruppo di case diroccate, una specie di appendice di Grimaldi, malridotta dalle vicende belliche e definitivamente abbandonata dagli ultimi ostinati abitanti negli anni Cinquanta”. Su queste strade lo scrittore si imbatte nelle scritte lasciate dai migranti, molte dei quali in arabo: “Mi chiamo Ibrahim, sono partito dal Cairo e voglio andare in Francia per poi recarmi in Canada”. E poi: “Il cielo è di tutti, no alle frontiere”. E ancora: “Affidiamoci a Dio”. Segni di speranza per un futuro migliore. Segni di speranza per superare il confine senza morire, e senza essere fermati dalla polizia francese.
Un bel libro, quello di Barnaba, corredato dai disegni di Viviana Trentin, un tuffo nella storia e nel presente della frontiera italo-francese, tra storie, aneddoti, curiosità e morti che gridano ingiustizia. 

 

 

 

 

 



 

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