30 giugno 2015 ore: 14:44
Immigrazione

"Sbarre invece che quote" per i richiedenti asilo, le associazioni dicono "no"

Reclusione dei richiedenti asilo fino a 18 mesi, hub regionali e rimpatrio dei migranti economici. Sono i punti che il Parlamento è chiamato a discutere. La Commissione dei Diritti Umani del Senato, Caritas, Centro Astalli, Acli e Chiese Evangeliche esprimono la loro netta contrarietà
Mano di immigrtato dietro sbarre

ROMA - “Il decreto legislativo sull’accoglienza che il Governo vuole approvare rappresenta un grave passo indietro per il nostro Paese”. Non usa mezzi termini Luigi Manconi, presidente della Commissione Diritti Umani del Senato, che oggi ha organizzato la conferenza stampa “Sbarre invece di quote: non si può” per dire no alla norma che prevede la reclusione dei richiedenti asilo.

Il Parlamento in questi giorni è impegnato a esprimere un parere sulla scheda di decreto legislativo che attua le due direttive europee sull’accoglienza. Oltre alla Commissione Diritti Umani del Senato, anche la Caritas, il Centro Astalli, le Acli, le Chiese Evangeliche hanno affermato chiaramente che il testo in discussione rappresenta una violazione dei diritti della persona. Il punto più criticato è il trattenimento nei Cie dei richiedenti asilo. La reclusione era prevista in una serie di casi riguardanti la sicurezza pubblica, mentre ora si estende la misura anche nel caso di rischio di fuga. Una valutazione che spetterebbe al questore, con un margine di ampia discrezionalità.
L’articolo 8 del decreto disciplina, inoltre, i centri di prima accoglienza, gli hub regionali. Non stabilisce, però, un termine massimo di permanenza. E’ prevista, al contrario, la possibilità che i richiedenti asilo possano iniziare in questi centri l’iter della procedura di asilo. In sostanza, viene riproposto lo stesso sistema già vigente per i Cara, mentre un’altra norma dello stesso decreto ne stabilisce il superamento.
Intanto, il Consiglio europeo sta valutando la realizzazione in Italia di strutture in cui l’identificazione dei migranti appena sbarcati verrà svolta dai funzionari di diverse agenzie Ue. In questi centri è prevista la detenzione fino a un massimo di 18 mesi nel caso in cui sussistano i presupposti per l’accesso alla richiesta di asilo.

“La nostra Commissione ha lavorato 12 mesi per realizzare una indagine sui Cie - ha spiegato Manconi -, la nostra conclusione era semplice: in questi luoghi i diritti umani non sono tutelati. Per questo ne chiedevamo l’abbandono. Adesso, invece, con questo decreto legislativo assistiamo ad una nuova primavera dei Cie. Addirittura negli hub si prevede la permanenza fino a 18 mesi. Si mette in pericolo in questo modo il nostro stesso sistema di protezione. Oggi stesso scriveremo un documento che metta in evidenza tutti i punti critici che abbiamo rilevato”.
Il testo raccoglierà le opinioni anche delle associazioni che hanno partecipato alla conferenza. “Siamo di fronte al fallimento di una Europa che non riesce a trovare una soluzione comune per un fenomeno che è ormai strutturale - afferma Francesco Soddu, direttore della Caritas Italiana -. La quota di ripartizione tra gli Stati Europei dei 40 mila richiedenti asilo è insufficiente. Noi proponiamo una contro-agenda europea che preveda l’ingresso dei migranti tramite visti e decreti flussi”.

Per il pastore Massimo Aquilante, presidente delle Chiese Evangeliche in Italia, “i migranti sono la nostra parabola vivente. Rappresentano un invito alle nostre coscienze, risvegliano il nostro senso morale e civile oltre che spirituale. Invece continuiamo ad alzare muri. La distinzione tra i migranti è un assunto ipocrita: la sfida nelle nuove migrazioni sta in questo intreccio di cause economiche e politiche”. Purtroppo, secondo Aquilante, l’Europa degli steccati e dei recinti con questo decreto vince ancora una volta. “Le nostre proposte sono concrete: abbiamo creato un osservatorio a Lampedusa per capire e raccontare sia l’esperienza migrante che quella ‘accogliente’, abbiamo aperto a Ragusa una Casa delle culture perché siamo convinti che accoglienza e integrazione vanno di pari passo, ma soprattutto abbiamo organizzato dei corridoi umanitari in Marrocco con l’aiuto della Comunità di Sant’Egidio. È un tentativo di avviare una buona pratica per garantire passaggi sicuri ai migranti ed evitare loro il rischio del viaggio nel Mediterraneo”.

Le parole più dure sul decreto legislativo in discussione in Parlamento e sul progetto di ripartizione dei migranti in Ue sono state espresse da Berardino Guarino, direttore progetti del Centro Astalli. “La cifra dei 24 mila richiedenti asilo da ricollocare in Europa può essere accettata solo se si lasciano le persone libere di presentare le loro domande di asilo in altri Paesi. Nell’ultimo anno 110 mila migranti hanno lasciato l’Italia: l’Europa ora ci impone di prendere le impronte a tutti e di rimpatriare gli altri. Stiamo firmando un accordo peggiore di quello di Dublino che obbliga i migranti a restare nel primo Paese di arrivo. Manca anche il personale delle forze dell’ordine per una operazione del genere. Non possiamo accettare questo programma perché non possiamo costringere le persone a restare qui. Il Governo ci deve spiegare perché stiamo firmando questo accordo, così come in passato abbiamo aderito al regolamento di Dublino. Non si possono combattere i populismi cercando di accontentarli, ma dobbiamo tenere la sbarra dritta e seguire quello che afferma la nostra Costituzione in materia di asilo”.

Sul decreto legislativo in discussione in Parlamento, Guerino afferma: “Come facciamo a trattenere 100 mila persone nei Cie? Non abbiamo neanche la copertura finanziaria. Questa norma è una provocazione. Stiamo parlando di rinchiudere famiglie siriane e ricordiamo che un migrante su tre è vittima di tortura. Il nostro giudizio è totalmente negativo. Inoltre gli hub diventeranno dei nuovi Cara: stiamo introducendo la reclusione dei richiedenti asilo, un tema a cui il nostro Paese era estranea, è un passo indietro”.

Antonio Russo, responsabile area Immigrazione della presidenza nazionale Acli, afferma: “Con questo decreto il regolamento di Dublino ne uscirà rafforzato e mandare migranti in Europa sarà impossibile. Si restringe ancora di più la solidarietà europea. Inoltre ci saranno migranti di serie a e di serie b: quelli economici non avranno alcun diritto. Gli altri verranno rinchiusi: li priviamo per 18 mesi della libertà senza che abbiano commesso alcun crimine. Queste due direttive non possono essere accolte”. 

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