16 aprile 2018 ore: 14:24
Non profit

Welfare, Genova: il comune studia l'introduzione del "fattore famiglia"

Sostituire il metodo empirico e difficilmente programmabile dei bonus, con uno strumento sistematico di ricalibrazione dell'Isee che tenga in maggior considerazione i carichi familiari di minori e disabili per l'individuazione delle tariffe dei servizi pubblici e che aiuti a contrastare la denatalità. E' l'obiettivo del comune che ha avvito uno studio sulla possibile introduzione del "fattore famiglia"
Case famiglia. Casa tra le mani - SITO NUOVO

Genova - Sostituire il metodo empirico e difficilmente programmabile dei bonus, con uno strumento sistematico di ricalibrazione dell'Isee che tenga in maggior considerazione i carichi familiari di minori e disabili per l'individuazione delle tariffe dei servizi pubblici e che aiuti a contrastare la denatalita'. E' l'obiettivo del comune di Genova che ha avvito uno studio sulla possibile introduzione del "fattore famiglia", sul modello di quanto realizzato a Castelnuovo del Garda. Si e' svolto questa mattina, nel Salone di rappresentanza di Palazzo Tursi, un incontro tecnico organizzato dall'Agenzia per la famiglia del capoluogo ligure per illustrare la misura alla macchina amministrativa. "Il percorso e' tutto da costruire- spiega l'assessore al Bilancio, Pietro Piciocchi- ma si tratta di uno strumento quantomai importante visto il saldo negativo della natalita' nella nostra citta' perche' altrimenti siamo destinati a un declino inarrestabile".

Per l'assessore, "il legislatore nazionale non e' particolarmente amico della famiglia: ho sei figli e non ho mai sentito l'istituzione pubblica come un supporto e un aiuto. Questo studio di fattibilita' ci servira' anche per evolvere gli schemi obsoleti e incancreniti dell'accesso ai servizi pubblici". Piciocchi punta il dito in particolare contro i servizi che provocano un notevole esborso per le casse di Palazzo Tursi ma si rivolgono a una platea molto ridotta di beneficiari, come i circa 3 milioni investiti per il trasporto disabili utilizzato solo da circa 300 persone o gli oltre 5 milioni per l'assistenza domiciliare che raggiunge non piu' di 600 beneficiari. "Il nostro obiettivo non e' la riduzione dei servizi- precisa- ma con poche risorse dobbiamo ampliare i beneficiari degli strumenti di sussidiarieta': dobbiamo rivedere i costi standard". 

Il fattore famiglia e' gia' applicato in Italia in 13 comuni tutti di medie o piccole dimensioni, ma oltre a Genova, anche Verona, Macerata e Modena stanno studiando le potenzialita' dello strumento. Alla fine della passata legislatura, anche la Regione Lombardia aveva approvato un provvedimento ad hoc, rimasto pero' al momento inapplicato. E diverse regioni, compresa la Liguria in cui una proposta di legge resta sospesa da mesi negli uffici del consiglio regionale, stanno aspettando la messa in pratica della legge da parte della giunta Fontana per calibrarne costi e benefici. L'applicazione del fattore famiglia a livello regionale, oltre a uniformare le agevolazioni sul territorio, consentirebbe anche ambiti di applicazioni non affrontabili dai Comuni, come quello dei ticket sanitari.

In attesa di valutare la fattibilita' del fattore famiglia e soprattutto la sua incidenza sulle casse pubbliche, l'amministrazione comunale ha organizzato gli stati generali dell'educazione, in cui saranno chiamate a raccolta tutte le istituzioni che accompagnano la crescita di bambini e ragazzi, tra cui Coni, Universita', Diocesi di Genova e Asl. Appuntamento i prossimi 30-31 maggio per le "giornate dell'ascolto" a Palazzo Tursi, mentre il 22 settembre e' previsto il convegno conclusivo a Palazzo Ducale. "Cercheremo di presentare progetti concreti per la citta'- spiega Saveri- portando avanti la nostra convinzione che non dobbiamo occuparsi solo del debito economico ma anche di quello educativo, che forse e' anche piu' importante". (DIRE)

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