23 agosto 2013 ore: 12:10
Giustizia

Azienda di Suvignano all’asta, la regione Toscana ricorre al Tar

Un ricorso contro il decreto dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati alla mafia, che ha destinato alla vendita attraverso una gara i beni dell’azienda di Suvignano

FIRENZE – La regione Toscana ricorrerà al Tar contro il decreto dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, Agenzia che ha destinato alla vendita attraverso una gara ad evidenza pubblica i beni dell’Azienda di Suvignano, una imponente tenuta nel territorio di Monteroni d’Arbia, posta sotto confisca definitiva nel 2007. “Il decreto – dice il presidente della regione Enrico Rossi, che da tempo segue personalmente questa complessa vicenda – presenta secondo i nostri uffici profili di illegittimità che ci spingono a intraprendere questa strada. Sono pienamente convinto che il progetto organico di gestione a suo tempo presentato dalla Regione, insieme agli enti locali interessati, abbia tutte le carte in regola: consentirebbe di creare nuova occupazione,  soprattutto lavoro per i giovani, avvierebbe un riutilizzo e una valorizzazione completa dell’Azienda di Suvignano, sia sotto il profilo dell’attività agricola sia dal punto di vista sociale. Sarebbe un vero schiaffo alla mafia, come hanno dette bene i rappresentanti di Libera e di altre associazioni con cui abbiamo condiviso il progetto. Sarebbe davvero imperdonabile se questo bene confiscato cadesse nuovamente nelle mani sbagliate”.
“La ratio della legge – conclude il presidente Rossi – è quella di evitare che i beni confiscati rientrino nel circuito criminale, ma disporre la loro vendita all’asta non mi sembra il modo giusto per riuscirci”. Nei giorni scorsi il presidente Rossi, insieme al presidente della Provincia di Siena Simone Bezzini e al sindaco di Monteroni Jacopo Armini, ha inviato al presidente del consiglio Letta e al ministro dell’Interno Alfano una lettera in cui “riconferma l’interesse della Regione, condiviso da istituzioni e associazioni del territorio interessato, a riprendere il progetto per la gestione regionale di questo bene, qualora la gara ad evidenza pubblica non avesse l’esito atteso”. Ora il ricorso al Tar.

 

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