7 novembre 2016 ore: 14:33
Società

Moschea a Milano, bando annullato: le associazioni islamiche fanno ricorso

Nuovo capitolo dell'intricata vicenda: il Caim protesta contro l'annullamento da parte della giunta Sala del bando che aveva assegnato tre aree per costruire i luoghi di culto. Il portavoce Picardo: "Per noi il bando è valido. Abbiamo speso soldi per partecipare , abbiamo rispettato le regole e abbiamo vinto. Il Comune non può annullarlo"
Moschea e musulmani in preghiera

MILANO - Nuovo capitolo dell'intricata vicenda della moschea a Milano. Il Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano e Monza ha presentato al Tar della Lombardia un ricorso contro la Giunta di Beppe Sala. Quest'ultima ha infatti annullato l'esito del bando per l'assegnazione delle tre aree sulle quali sarebbero dovuti sorgere nuovi luoghi di culto. Per lo stabile di via Esterle, aveva vinto il bando la Bangladesh cultural & welfare association, che fa parte del Caim. Durante lo svolgimento del bando, durato oltre due anni, era sopraggiunta l'approvazione della legge antimoschee della Regione. Una legge fortemente restrittiva e che impone ai Comuni di adottare un Piano delle attrezzature religiose (Par), ossia di indicare nel Pgt (Piano di governo del territorio) dove e come è possibile costruire o ristrutturare edifici da adibire a luoghi di culto. L'amministrazione di Beppe Sala ha deciso quindi di annullare tutto e di ricominciare daccapo, iniziando la procedura per dotarsi del Par. "L'abbiamo sempre detto -spiega Davide Piccardo, portavoce del Caim-. Per noi il bando è valido. Abbiamo speso soldi per partecipare al bando, abbiamo rispettato le regole e abbiamo vinto. Il Comune non può annullarlo". Nel ricorso al Tar, il Caim contesta anche la legittimità costituzionale della legge regionale e i quindi i giudici amministrativi potrebbero decidere di rivolgersi alla Corte Costituzionale, che ha già parzialmente bocciato la legge antimoschee. "Ci auguriamo che su quest'ultimo punto il Comune si schieri dalla nostra parte -sottolinea Davide Piccardo-. La legge regionale lede il diritto alla libertà religiosa e Beppe Sala non può piegarsi a una legge del genere". 

Il ricorso al Tar da parte del Caim è curato dall'avvocato Luciano Quaranta. "Il Comune avrebbe potuto comportarsi diversamente -spiega-. Non era necessario annullare gli esiti del bando. Con quest'ultimo il Comune ha solo assegnato delle aree e nulla impediva che venissero poi inserite nel Piano delle attrezzature religiose. Tra l'altro si tratta di aree che rispetterebbero i criteri imposti dalla legge regionale". Attualmente la Bangladesh cultural & welfare association ha la sua sala di preghiera in via Cavalcanti, in un seminterrato. "Abbiamo oltre 500 fedeli -afferma il presidente Abu Hanif Patwery- E al venerdì siamo costretti a farli pregare in più turni". 

Con il bando sui luoghi di culto, promosso dall'assessore alla Politiche sociali Pierfrancesco Majorino sotto la giunta del sindaco Pisapia, si era arrivati all'assegnazione di tre aree (oltre a via Esterle, anche quella del Palasharp e in via Marignano), di cui due ad associazioni islamiche e la terza ad una comunità evangelica. Ora la patata bollente è passata alla nuova vicesindaca Anna Scavuzzo, che ha quindi deciso di annullare tutto e iniziare la procedura per arrivare a stendere il Piano delle attrezzature religiose. Come primo passo ha chiesto alla associazioni religiose presenti in città di inviare la loro "manifestazione di interesse" ad aprire un luogo di culto: l'hanno presentata 23 realtà, non solo islamiche, ma anche evangeliche e buddiste. Tra queste non c'è il Caim, ma alcune delle associazioni che ne fanno parte. "Ne abbiamo discusso al nostro interno e la decisione è stata quella di lasciare a ciascuna associazione la libertà di agire come meglio crede - spiega Piccardo -. Apprezziamo le intenzioni del Comune, siamo sempre aperti al dialogo, ma riteniamo che l'esito del bando sia ancora valido e su questo ci batteremo". (dp) 

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