19 giugno 2018 ore: 11:40
Immigrazione

Bologna riceve i fondi dal ministero contro l'abbandono scolastico di minori rom, sinti e caminanti

Mentre il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, annuncia la ricognizione dei campi rom (con annesse polemiche sulla 'schedatura' dei nomadi), il Comune di Bologna incassa un contributo da 166.500 euro dal ministero delle Politiche sociali, per un progetto contro l'abbandono scolastico di bambini e adolescenti rom
Classe vuota abbandono scolastico

Bologna - Mentre il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, annuncia la ricognizione dei campi rom (con annesse polemiche sulla 'schedatura' dei nomadi), il Comune di Bologna incassa un contributo da 166.500 euro dal ministero delle Politiche sociali, per un progetto contro l'abbandono scolastico di bambini e adolescenti rom, sinti e caminanti. Risorse che sono state girate ieri, con un atto firmato dal capo area Welfare di Palazzo D'Accursio, Adele Mimmi, all'Asp Citta' di Bologna, che si occupera' della gestione e messa in atto delle azioni previste. Il finanziamento, autorizzato dal ministero nel luglio 2017, rientra nel "Progetto sperimentale per il contrasto della poverta' educativa per gli anni 2017-2020", all'interno del quale un capitolo e' dedicato appunto alla "integrazione socioeconomica di comunita' emarginate quali i rom".

Nel complesso il progetto prevede risorse per 1,8 milioni di euro destinate alle citta' di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia, che hanno aderito. Per il capoluogo emiliano si parla appunto di 166.500 euro. Gia' a partire dall'anno scolastico 2013-2014, il ministero delle Politiche sociali aveva promosso in via sperimentale un progetto per l'inclusione e l'integrazione di bambini e adolescenti 'nomadi', al quale hanno aderito 13 citta'. Il progetto aveva previsto, da un lato, "azioni di sostegno alla frequenza scolastica dei bambini rom, sinti e caminanti", insieme a "interventi di rimozione degli ostacoli all'integrazione" dei ragazzi e delle loro famiglie nel contesto sociale, "che non si riducessero alla presa in carico dei soli aspetti emergenziali del fenomeno, ma che attivassero, tra le altre, politiche ordinarie di tutela degli ambienti di vita degli individui e di prevenzione". (DIRE)

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