24 agosto 2018 ore: 11:34
Giustizia

Femminicidi, il coordinamento dei Centri antiviolenza: decostruire stereotipi

L'analisi della presidente Samuela Frigeri, dopo l'uccisione di Filomena Cataldi nel parmense per mano del suo vicino di casa. “Riconoscere la violenza come frutto di una cultura maschilista che impedisce agli uomini un sano rapporto con le proprie emozioni”
Femminicidio, scarpe di donne sulla strada, violenza

BOLOGNA – Riconoscere la violenza maschile come frutto di una cultura maschilista che, fin dall'infanzia, impedisce agli uomini un sano rapporto con le proprie emozioni. È quanto chiede il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell'Emilia-Romagna dopo gli ultimi 2 casi di femminicidio: Filomena Cataldi, 44 anni di San Polo di Torrile nel parmense, uccisa il 22 agosto da un vicino di casa, già fermato dai Carabinieri e Rita Pissarotti, 60 anni di Collecchio, sempre nel parmense, uccisa il 16 agosto dal marito mentre erano in vacanza in Val Gardena. “Ai bambini ancora si dicono frasi come 'non piangere come una femminuccia' perché il modello di virilità imposto ai maschi fin da piccoli è ancora quello dell'uomo che 'non deve chiedere mai' – dice Samuela Frigeri, presidente del Coordinamento dei Centri antiviolenza dell'Emilia-Romagna – solo che quest'uomo è lo stesso che fatica a entrare in contatto con le proprie emozioni e a esprimerle, per poi riversare tutta la violenza di cui è capace sulla propria compagna. Per fermare la violenza sulle donne abbiamo bisogno anche di decostruire stereotipi ancora vivi e vegeti nella nostra società che non promuovono una cultura del rispetto nella relazione fra uomo e donna”.

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