22 gennaio 2019 ore: 09:50
Non profit

Cooperazione, don Cristiani: “Aiutiamoli a casa loro? Non parole, servono fatti”

Il fondatore del Movimento Shalom di ritorno dal Burkina Faso: “Mi sta bene aiutarli nei loro paesi, ma facciamolo davvero e invito soprattutto i governanti, senza polemica di carattere politico, a farlo davvero, non a parole o nelle dichiarazioni televisive ma con impegni concreti, risorse, programmi, progetti”
Burkina faso - Pezzo Storni 22 gennaio 2019

FIRENZE – “Mi sta bene aiutarli nei loro paesi, ma facciamolo davvero e invito soprattutto i governanti, senza polemica di carattere politico, a farlo davvero, non a parole o nelle dichiarazioni televisive ma con impegni concreti, risorse, programmi, progetti”. Lo ha detto don Andrea Cristiani, fondatore di Shalom da poco rientrato dal Burkina Faso. “Ho trovato un paese fiero, ma fortemente scosso dal clima di instabilità dovuto ai jihadisti che stanno mettendo in crisi la convivenza di uno dei popoli più pacifici dell’Africa. I progetti di Shalom sono tutti in ottimo stato e la nostra presenza è palpabile e ha segnato profondamente la vita del paese”.

In 31 anni di presenza di Shalom nel paese africano sono oltre 20.000 i bambini che, attraverso le adozioni a distanza, hanno potuto crescere, andare a scuola, essere curati; migliaia i bambini, ragazzi  e giovani che sono stati formati in tutte le scuole di ogni ordine e grado attive nel paese, dalle materne all’Università, dove Shalom sta cercando di formare una nuova classe dirigente del paese; tante le case famiglia dell’associazione, gli orfanotrofi , le centinaia di pozzi realizzati. E poi ci sono i 101 bambini burkinabé che hanno trovato una famiglia in Italia con le adozioni internazionali.

“Siamo fortemente preoccupati- dichiara Luca Gemignani, direttore di Shalom - perché il Burkina era il paese della convivenza e della fraternità. E’ diventato purtroppo in alcune aree del nord e dell’est un territorio pericoloso e instabile dove ci sono all’ordine del giorno attentati, rappresaglie, rapimenti; non ultimo anche quello di un italiano, Luca Tacchetto e della sua compagna”.

Il clima di instabilità è cresciuto negli ultimi 8/10 anni, in coincidenza con la scoperta di grossi giacimenti di oro e altri minerali e il conseguente arrivo in zona di grosse aziende e multinazionali che si occupano di estrazione mineraria. “Non abbiamo prove sicure, ma la coincidenza di questi due fenomeni- dichiara Vieri Martini presidente di Shalom - è a dir poco sospetta”.

 

Il Movimento Shalom, da parte sua non intende abbandonare il paese, anzi è intenzionato a rafforzare la propria azione dando il primato alla formazione dei giovani. E’ necessaria una rivoluzione culturale ed educativa. In un paese dove più di ¾ della popolazione ha meno di 30 anni l’urgenza formativa è prioritaria e educare ai valori dei quali Shalom è portatore è fondamentale: la pace, la convivenza, il dialogo, la fraternità. 

 

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