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17 giugno 2015 ore: 15:36
Non profit

CSVnet: ecco la riforma che vogliamo per i Centri di servizio

Riorganizzazione territoriale e riconoscimento di un sistema nazionale: il presidente Stefano Tabò illustra la proposta di CSVnet, ascoltata in Senato nel corso delle audizioni sul testo del disegno di legge delega che riforma il terzo settore
Volontariato, giovani con mani giunte
ROMA - “Siamo pronti a collaborare per una riorganizzazione decisa che predisponga al cambiamento e che sia in grado di incidere in modo significativo sulle attuali criticità”. C’è piena disponibilità a ragionare sui passi da compiere per il futuro in CSVnet, il Coordinamento nazionale che riunisce e rappresenta 72 dei 74 Centri di Servizio per il Volontariato (Csv) presenti in Italia. L’organizzazione è stata ascoltata ieri dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato nell’ambito delle audizioni informali sul disegno di legge delega di riforma del terzo settore.
 
“L’incontro – spiega il presidente Stefano Tabò - ci ha permesso di poter rappresentare in aula il pensiero della rete dei Csv che conta su una governance diffusa di 9.300 associazioni e che raggiunge con i servizi erogati oltre 30mila organizzazioni di volontariato. Occorre però definire una volta per tutte quali sono i nodi da sciogliere e le problematiche da affrontare: concentrarsi sulle buone prassi e i significativi risultati acquisiti dai Csv in questi anni fa sì che essi stessi suggeriscano le soluzioni”.
“I Centri di Servizio – continua Tabò - hanno messo insieme organizzazioni grandi e piccole con diverse esperienze e sensibilità; tale pluralità è fondamentale. Per questo ci preoccupano proposte come quella di introdurre i voucher per la fornitura dei servizi; lo strumento del voucher induce inevitabilmente ad un rapporto concorrenziale tra CSV totalmente contrario alla logica di collaborazione e cooperazione fra territori che CSVnet ha sempre promosso. Il volontariato dà il meglio non quando è messo in concorrenza ma se è spronato ad operare per il bene comune in modo coeso e partecipato”.
 
“La territorialità è uno degli elementi fondamentali dell’esperienza dei Csv e la Riforma dovrebbe darci l’occasione per assicurare una distribuzione equa delle risorse su tutto il territorio nazionale secondo criteri e regole di rendicontazione comuni in tutte le regioni. Non solo: occorre alzare lo sguardo e pensare a come promuovere la ricchezza e la cultura del volontariato italiano anche in Europa e nel Mediterraneo”, dice il presidente di CSVnet.
 
“Un altro aspetto fondamentale – aggiunge - riguarda la governance dei CSV; siamo sempre più convinti che il ruolo del volontariato sia essenziale non solo per la promozione ma anche nella gestione dei CSV: nel testo del DDL licenziato dalla Camera di questo aspetto non c’è traccia. Un ulteriore elemento per noi fondamentale è la logica di sistema, una parola che per la prima volta nella legislazione sul volontariato compare associata ai Centri di Servizio; il riconoscimento normativo di un organo nazionale come CSVnet non significa omologare l’intervento che si fa sul territorio ma riconoscere la rete dei CSV come struttura in grado di darsi obiettivi e dotarsi di strumenti di cooperazione che realizzino economie di scala”.
 
Infine, Tabò precisa che “i Csv sono strumento, non fine. Ma come strumento non possono essere concepiti alla stregua di un contenitore da riempire e occupare indifferentemente; la loro presenza trova origine forza e prospettiva se ancorata al movimento del volontariato italiano di cui sono oltre che mezzo, soprattutto espressione”.
 
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