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26 novembre 2018 ore: 14:09
Società

Cyberbullismo e web reputation, oltre 80 studenti al Consiglio di stato

Flaming, trickery, happy slapping, cyberstalking, sexting. Sono alcune delle principali declinazioni del cyberbullismo di cui si e' discusso stamattina nella sede del Consiglio di Stato a Roma con oltre 80 studenti di diversi istituti romani...

ROMA - Flaming, trickery, happy slapping, cyberstalking, sexting. Sono alcune delle principali declinazioni del cyberbullismo di cui si e' discusso stamattina nella sede del Consiglio di Stato a Roma con oltre 80 studenti di diversi istituti romani nel corso del convegno 'Cyberbullismo e web reputation: regole di comportamento sociale e strumenti di prevenzione'.

È proprio la comprensione dell'importanza della cura della propria e dell'altrui reputazione online, secondo i relatori, uno degli elementi chiave per combattere il fenomeno, sempre piu' diffuso dentro e fuori le mura scolastiche. Principali strumenti di prevenzione sono l'ascolto e l'informazione, accanto all'individuazione di diverse figure di riferimento per i ragazzi. Genitori, polizia postale, garante privacy, ma anche assistenti sociali, psicologi, medici, che possono garantire alla vittima la possibilita' di confidarsi e ricevere protezione.

Piu' complesso, nella normativa vigente, il ruolo degli insegnanti: "La legge, che ha il difetto di fondo di essere troppo poliziesca, dice che bisogna istituire nelle scuole il referente contro il cyberbullismo- spiega Francesco Gambato Spisani, consigliere di Stato della sesta sezione giurisdizionale- Il referente deve essere un docente, cioe' un pubblico ufficiale che risponde al suo dirigente scolastico che, se viene a conoscenza di un reato, ha l'obbligo di denunciarlo. Per contrastare il fenomeno pero' ci vorrebbero informazione e dialogo. Per questo, sotto il profilo legislativo, occorrerebbe una modifica, per dare la possibilita': al referente sul cyberbullismo non in veste di pubblico ufficiale, di osservare un segreto professionale; ai ragazzi, di chiedere aiuto e potersi confidare; e al dirigente scolastico, di intervenire, anche e soprattutto quando c'e' di mezzo un reato".

Cruciale, per Isabella Corradini, psicologa sociale e presidente di Themis, e' la consapevolezza che il web, i social, rappresentano "uno scenario virtuale in cui avvengono azioni reali" e che "tutto cio' che scriviamo e condividiamo online lascia una scia". Per questo, il 73,1% di un campione di 2.422 insegnanti di ogni ordine e scuola (ascoltato da Themis nel corso di una ricerca), crede che per l'uso consapevole delle tecnologie digitali sia necessario essere a conoscenza dei rischi.

A fare il punto sugli illeciti agiti dai cyberbulli e' Caterina Flick, penalista specializzata in Diritto dell'informazione e privacy: "I cyberbulli possono violare la privacy, creare una lesione ingiustificata della reputazione, commettere atti di estorsione, razzismo e stalking- spiega Flick- Il cyberbullismo e' di fatto una prepotenza online fatta in rete in modo continuato da una persona o da un gruppo contro una vittima".

Viralita' e velocita' rendono il web una potentissima cassa di risonanza, con cui, secondo Simona Petrozzi, web reputation specialist di SIRO Consulting, occorre fare i conti: "Spesso alcune persone non sono sui social perche' non vogliono essere online, ma si tratta di un'illusione- spiega Petrozzi- Anche se non lo scegliamo volontariamente, infatti, sono gli altri a metterci online". Esiste, quindi, una reputazione volontaria e una reputazione involontaria e "solo attraverso una cura della reputazione online e una corretta manutenzione dei propri profili social- conclude Petrozzi- si puo' combattere il cyberbullismo, partendo dalla cultura dell'importanza del dato personale sul web". (DIRE)

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