19 dicembre 2018 ore: 13:12
Giustizia

Disabilità, le voci dei detenuti negli audiolibri che raccontano Siena

Il progetto "Le voci di dentro" alla casa circondariale della città toscana. I detenuti registrano audiolibri sulla storia e sulla cultura della città a beneficio dei non vedenti del territorio
Audiolibri, volumi con auricolari - SITO NUOVO

FIRENZE – I detenuti del carcere di Siena fanno gli audiolibri per i non vedenti. E’ il progetto che vede coinvolte, ormai da un paio d’anni, la Casa Circondariale di Siena e l'Unione Italiana Ciechi, il cui progetto si chiama "Le voci di dentro". Di fatto, i detenuti registrano audiolibri sulla storia e sulla cultura della città di Siena a beneficio dei non vedenti del territorio.

Gli audiolibri, che nel nostro Paese stanno trovando una diffusione sempre più ampia, costituiscono uno strumento culturale essenziale per le persone con disabilità visiva: tutti i grandi classici della letteratura sono reperibili in versione audio, ma non così il patrimonio librario riguardante la città di Siena. Di qui l'idea di creare una vera e proprio audioteca by Siena. La voce narrante è quella dei detenuti: ai non vedenti poco importa se il lettore abbia un'inflessione dialettale o il timbro della sua voce non sia impostato come quello di un attore teatrale. Ciò che rileva è la possibilità di disporre di uno strumento di conoscenza a costo zero.

L'attrezzatura per la realizzazione del progetto (un dispositivo di registrazione, un microfono e poco più) l'ha fornita l'Unione italiana ciechi; la voce è quella dei detenuti che spendono parte della loro giornata in carcere per registrare libri. L'iniziativa si colloca nell'ambito delle attività di solidarietà di cui si rendono protagonisti i reclusi della Casa Circondariale. Non secondaria è la portata culturale del progetto utile a mantenere una pratica ormai in disuso, quella cioè della lettura ad alta voce con la quale, è noto, si stabilisce un'interrelazione cognitiva più intensa.

“L'obiettivo più rilevante del progetto – ha spiegato il direttore del carcere Sergio La Montagna, che ha fortemente voluto questa iniziativa - è la condivisione di un impegno ben noto sia ai detenuti che ai non vedenti: l'abbattimento delle barriere (non solo quelle fisiche).

 

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