7 ottobre 2015 ore: 14:03
Famiglia

Giornata delle bambine: 720 milioni di spose minorenni, 1 milione ha meno di 15 anni

Le conseguenze delle unioni precoci: 70 mila ragazze ogni anno muoiono di parto. Un milione di bambini nati da madri adolescenti non raggiungono il primo compleanno. Ogni giorno 1000 giovani tra i 15 e i 24 anni contraggono l'Hiv
Spose bambine con fiori

ROMA - A livello globale, oggi sono circa 720 milioni le donne che si sono sposate prima della maggiore età. Di queste, 16 milioni hanno figli da minorenni e 1 milione prima dei 15 anni di età: è il drammatico quadro che emerge dai dati dell'Unicef elaborati dal rapporto della campagna “InDifesa” della ong Terres des Hommes pubblicato oggi in occasione della giornata mondiale dedicata alle bambine dalle Nazioni Unite.

Terres des Hommes sottolinea che secondo i dati “più di una su tre delle spose bambine (circa 250 milioni) aveva meno di 15 anni al momento del matrimonio”. Queste nozze precoci, diffuse nel 95% dei casi nei paesi a basso reddito, mettono le giovani donne a rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili e di diventare baby-mamme. Si calcola infatti che ogni anno circa un milione di bambine con meno di 15 anni diano alla luce un bambino, mentre sono circa 16 milioni le ragazze di età compresa tra i 15 e i 19 anni che diventano madri.

“Le gravidanze precoci hanno gravi conseguenze sulla salute delle madri, talvolta tragiche”, evidenzia Terres des Hommes: secondo i dati Unicef circa 70mila ragazze ogni anno muoiono per il parto e le complicanze legate alla gravidanza. Anche la salute dei nascituri è a rischio: più giovane è la madre, più alto è il rischio per i neonati. Un milione di bambini nati da madri adolescenti non arrivano a festeggiare il loro primo compleanno.

I dati mondiali sulle nuove infezioni da Hiv mettono in luce una situazione particolarmente critica per le ragazze e le giovani donne. Ogni settimana, circa 7mila ragazze di età compresa tra i 15 e i 24 anni contraggono il virus.

Una buona notizia – evidenzia la ong promotrice del rapporto - arriva dal Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, che lo scorso luglio ha approvato all'unanimità una risoluzione storica che riconosce i matrimoni precoci come una violazione dei diritti umani “che impedisce ai singoli di vivere le proprie vite, liberi da ogni forma di violenza”. Il documento inoltre riconosce che i matrimoni precoci rappresentano “una barriera allo sviluppo sostenibile” dal momento che “perpetuano il ciclo della povertà” e richiama gli 85 Stati firmatari a uno sforzo collettivo per porre fine a questo fenomeno. Il fenomeno delle spose bambine è diffuso soprattutto nei paesi dell'Africa sub-sahariana e dell'Asia meridionale: il Niger ha il triste primato: il 76% delle ragazze si è sposata prima dei 18 anni e il 28% aveva meno di 15 anni. Seguono la Repubblica Centroafricana e Chad (68%), Bangladesh (65%), Guinea (52%) e Mali (55%).

Per quanto riguarda le mutilazioni genitali femminili, “sebbene in molti Paesi si osservi una riduzione del fenomeno, ciò avviene a un tasso molto inferiore rispetto a quanto servirebbe per eliminarlo definitivamente” afferma il dossier di Terres des Hommes. Se i trend attuali continueranno, si stima che 86 milioni di ragazze nate tra il 2010 e il 2015 rischino concretamente di subire una mutilazione genitale entro il 2030. Non basta che la pratica sia vietata dalla legge: negli ultimi 15 anni, su 59 Paesi in cui le mutilazioni genitali femminili vengono praticate in Africa e Medio Oriente, 25 le hanno proibite per legge. Tra queste la Nigeria, il Senegal, la Sierra Leone, l'Egitto, in cui la tradizione dell'escissione è molto radicata. Sebbene non esistano dati statistici precisi, si calcola che in Europa vivano almeno 500mila donne che hanno subito una mutilazione genitale, mentre sarebbero circa 180mila le ragazze a rischio ogni anno. In Italia è attivo da cinque anni un numero verde (800 300 558) gestito dalServizio centrale operativo della Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato che raccoglie segnalazioni e denunce relative a mutilazioni genitali femminili e fornisce informazioni alle famiglie e agli operatori sociosanitari e culturali. (lj)

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