25 maggio 2012 ore: 11:48
Non profit

Lpu, Puglia in forte ritardo. Ma Lecce dà l’esempio per recuperare

Nonostante le azioni di promozione e sensibilizzazione della misura effettuate dal Provveditorato amministrazione penitenziaria, solo 15 inserimenti e pochissime convenzioni con gli enti interessati, l’80% nel capoluogo salentino
BARI – La Puglia sta cercando con una certa decisione di recuperare il ritardo nell’applicazione dei lavoro di pubblica utilità (lpu). Dal 2011 il Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria (Prap) la promuove in particolare per le due fattispecie introdotte più di recente nell’ordinamento italiano: la sanzione prevista dal 2006 nei confronti dei tossicodipendenti condannati per violazioni di lieve entità del divieto di produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti; la sanzione prevista dal 2010 dal nuovo Codice della strada per i reati di guida in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, se tale condotta non ha provocato un incidente stradale.

Proprio lo scorso anno il Provveditorato ha condotto un progetto pilota di ricerca-intervento denominato “Utilmente” per contribuire all’ampliamento delle possibilità applicative in Puglia del lpu, attraverso la diffusione delle informazioni sulla sanzione e il confronto tra quanti vi sono impegnati sul versante istituzionale e sociale. La ricerca ha evidenziato che oltre il 70% degli intervistati (magistrati e operatori del settore) ritengono che l’insufficiente informazione sia causa della marginale applicazione della normativa. A valle di questo progetto che ha coinvolto numerosi enti istituzionali e non, allo scopo di sensibilizzarli e di divulgare l’informazione sulla misura, sono stati stretti diversi accordi e convenzioni tra gli Uffici di esecuzione penale esterna (Uepe) provinciali, i tribunali, le organizzazioni del terzo settore ed enti pubblici come comuni e province.
 
A un anno da questa azione voluta dal Prap di Bari, la situazione sul territorio regionale rispetto agli accordi stretti è ancora a macchia di leopardo. A Lecce si registra il più consistente numero di convenzioni sottoscritte, 29 complessivamente, tutte a cavallo tra il 2011 e il 2012: 24 sono stipulate dai Comuni, equamente distribuiti tra alto e basso Salento, 3 con associazioni di volontariato, 1 parrocchia e 1 comunità riabilitativa. Molto differente è la situazione nelle altre province, dove i numeri calano vertiginosamente (ad esempio Brindisi con due convenzioni sottoscritte e Foggia con una sola).

Ma, indipendentemente dal numero di convenzioni stipulate, è bassissimo il numero delle persone inserite nella misura del lavoro di pubblica utilità in Puglia. In tutto il territorio regionale si contano al 15 maggio 2012, solo 15 persone che beneficiano della misura e quasi tutte praticamente nella provincia di Lecce (80%), cui segue la provincia di Brindisi con 2 inserimenti e quella di Taranto con un solo beneficiario. È totale invece l’assenza nel capoluogo barese, nella provincia di Foggia e della Bat. Numeri ben distanti dalle regioni del Nord Italia (Piemonte e Valle d’Aosta assieme contano 398 inserimenti alla stessa data, Lombardia 243, Liguria 152, Triveneto 157) e segno che molta strada ancora c’è da compiere in Puglia per l’affermazione di un diritto spesso disatteso per scarsa conoscenza o per totale disinformazione.
 
Non ha dubbi sui motivi di questa situazione Eustachio Vincenzo Petralla del Prap di Bari e direttore dell’Uepe: “Il ritardo è dovuto a responsabilità sia della magistratura, sia degli enti che dovrebbero ospitare queste persone, difficoltà e resistenze legate soprattutto alla resistenza culturale a entrare nell’ottica che la sanzione non è solo la pena detentiva, e che questo tipo di misure possono servire a ridurre la detenzione e soprattutto ad ampliare l’area delle sanzioni, soprattutto laddove non si parla di delinquenza tradizionale, ma di infrazioni più o meno gravi che sarebbe davvero poco adeguato punire con la detenzione”. Per questo, secondo Petralla, laddove quest’inversione culturale è avvenuta, si vedono i risultati: “Sulla zona di Lecce – spiega Petralla – hanno lavorato bene il privato sociale, l’amministrazione penitenziaria, cioè l’Uepe di Lecce e la magistratura, lavorando di concerto. Questo ha consentito di sottoscrivere molti accordi. In altri posti in Puglia, sono state soprattutto le difficoltà organizzative, la sotto dotazione di organico, a non giocare favorevolmente”. (spa)
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