4 gennaio 2017 ore: 10:33
Immigrazione

Migranti, Arci: "Non si può fare assistenza nei grandi centri di accoglienza"

L’associazione prende spunto dalle vicende di Cona e dalla morte della giovane ivoriana Sandrine Bakayoto per ribadire: “Bisogna sviluppare la rete Sprar e utilizzare personale qualificato”
Migranti in fila, accoglienza

ROMA - “Sandrine Bakayoko, aveva solo 25 anni ed era arrivata in Italia da appena 4 mesi. Dopo essere sopravvissuta  alla traversata del mare e del deserto, partita dalla Costa d’Avorio, ha trovato la morte in un centro di accoglienza della provincia di Venezia. Sentitasi male alle 7 di mattina sotto la doccia, i soccorsi sono arrivati solo alle 15.00  e non è stato più possibile salvarla”. La ricostruzione è dell’Arci, che torna sulla vicenda di Cona e ricorda come “il centro, ex base missilistica della provincia veneta dove Sandrine ha perso la vita, è uno di quei centri collettivi, dove vivono un migliaio di immigrati. Uno dei troppi centri nei quali, dati i numeri, è impossibile fornire adeguata accoglienza e dignità”.

La nota dell’associazione ricorda come l’Arci denunci da anni “la politica dell’accoglienza in grandi centri che sono ­ come il caso dei CARA dimostra ­ luoghi ad impatto negativo sul territorio, che alimentano il razzismo e dove i diritti dei migranti non vengono rispettati. Un’accoglienza giusta è possibile solo nei centri piccoli, a misura di persona, dove favorendo l’autonomia e la responsabilità degli ospiti fin dall’arrivo, si possono sviluppare dei reali progetti d’integrazione e di relazione positiva con il territorio. Al contrario, nei centri con grandi capacità d’accoglienza le persone diventano numeri, i problemi si moltiplicano senza che possa essere trovata una risposta adeguata per l’impossibilità di fornire una reale assistenza”.

“Affinché altre tragedie di questo tipo non si riproducano la sola soluzione è la chiusura immediata di questi centri e che il sistema di accoglienza straordinaria delle prefetture sia trasferito nella rete Sprar – conclude l’Arci -. Serve inoltre un registro nazionale dei soggetti che fanno accoglienza e tutela in maniera competente e monitorata. Bisogna uscire dall’emergenza evitando di alimentare rappresentazioni distorte degli stranieri ­ come è stato fatto focalizzandosi sulla rivolta che è seguita al decesso di Sandrine, frutto dell’esasperazione dei suoi compagni abbandonati a loro stessi nell’ex base missilistica ­ che rischiano di essere strumentalizzate dai predicatori d’odio”.

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