20 ottobre 2017 ore: 17:34
Economia

Povertà, in Emilia Romagna 16 mila persone chiedono aiuto alla Caritas

Utenti sempre più giovani. Italiani in aumento, soprattutto uomini soli, divorziati o separati, e famiglie con minori o figli adulti disoccupati. Molti i profughi che pur avendo il permesso di soggiorno non sanno dove andare. I dati del settimo Dossier “Medaglie spezzate” della Caritas
Povertà elemosina per strada

BOLOGNA - Sono sempre di più i giovani che si rivolgono ai Centri di Ascolto delle Caritas diocesane: erano il 4,9% nel 2004, sono diventati 24% nel 2016. Così come sono aumentati gli italiani: nel 2004 erano 2 su 10, oggi 3,5. In particolare uomini italiani, adulti e celibi, e famiglie con minori o figli adulti disoccupati, parenti ammalati, che non sanno a chi chiedere aiuto. Sono questi i dati che emergono dal report “Medaglie Spezzate – Per uno sviluppo umano integrale”, il settimo dossier povertà dell’Emilia Romagna realizzato dalla delegazione regionale della Caritas da cui risulta che nel 2016 sono state quasi 16 mila le persone che si sono rivolte a uno dei Centri di ascolto in regione. Il risultato finale è frutto di un’indagine che ha interessato 6 Centri di Ascolto della regione, con l’obiettivo di mostrare i mutamenti delle situazioni di povertà nei CdA diocesani nel periodo di tempo dal 2004 al 2016.

Sebbene le condizioni di vita siano comunque migliori rispetto ad altre regioni, in Emilia Romagna, così come nel resto d’Italia, il tasso di povertà relativa ha seguito una parabola crescente: dal 2,2% nel 2009 si è passati al 4,5% nel 2016. Ed è proprio questa la fascia dei “nuovi poveri”, la popolazione che ha iniziato a rivolgersi in misura maggiore ai Centri di Ascolto: persone con un’abitazione (dal 47% al 61,8%) e un lavoro, che non rappresenta però un elemento di garanzia, perché saltuario, poco remunerativo, occasionale. A vivere in condizioni di povertà assoluta, quindi nell’impossibilità di acquistare beni e servizi essenziali per uno standard di vita minimo, sono invece il 4,5% del totale delle famiglie residenti, per un totale di circa 191.500 emiliano-romagnoli.

Le tematiche prese in esame dal report sono cinque: il lavoro, attorno al quale Caritas ha costruito progetti di inserimento di soggetti fragili in attività lavorative, con attivazioni di tirocini, convenzioni, corsi di formazione professionale; la salute, perché in Italia sono aumentati i casi di famiglie costrette a scegliere se pagare la bolletta o curarsi, così come ci sono ancora persone che non godono del diritto universale alla salute; l’attenzione allo spreco del cibo e la sua distribuzione sul territorio, che ha fatto sorgere progetti come gli Empori solidali (supermercati dove si può fare la spesa senza soldi) e le dispense solidali (dove si recupera cibo già cotto e si ridistribuisce). Infine, l’accoglienza: nei CdA si è registrato infatti un aumento dei profughi che, pur avendo ricevuto un permesso di soggiorno, non sanno dove andare a chiedere aiuto.

Vedere ragazzi che chiedono l’elemosina per strada è un secondo naufragio”, ha commentato alla presentazione del report la vicepresidente regionale Elisabetta Gualmini. È proprio per le famiglie migranti che il rischio di povertà ed esclusione sociale è aumentato. A rivolgersi ai Centri non c’è più solo chi arriva per cercare lavoro ma anche chi fugge da guerre e fame (dall’Africa in aumento da 19,9% a 35,2% nel 2016 e gli asiatici dal 2,2% al 5,5%). “La combinazione tra disuguaglianza sociale e paura dell’altro è alla base di un forte allarme sociale e continua richiesta di sicurezza che sta impattando anche il mondo della solidarietà e i sistemi di aiuto”, si legge sul report. Non bisogna infatti dimenticare che “il contributo dell’immigrazione è importante per lo sviluppo del nostro Paese”, infatti gli stranieri contribuiscono alla ricchezza nazionale per oltre l’11% del Pil.

Dal report “Medaglie Spezzate” emergono poi ulteriori elementi. Da un lato, la povertà relazionale che si associa a quella economica, spesso conseguenza di separazioni, divorzi, problemi di dipendenza, di salute mentale, o di problematiche relative alla giustizia. La scarsità e la frammentazione delle reti sociali caratterizzano molte biografie di persone che cercano aiuto nei Centri di Ascolto Caritas. D’altra parte, la povertà si cronicizza, e a dimostrarlo è il fatto che “il recupero del percorso di autonomia evidentemente non si compie se ci sono persone che tornano numerose volte allo stesso sportello”, ha precisato la vicepresidente Gualmini.

In conclusione, risulta evidente come le misure avviate dallo Stato e dalla Regione  siano solo un primo passo ma per risultare efficaci è necessario che siano inserite all’interno di un piano di lotta alla povertà che impegni anche Governo e Regione a raggiungere tutto il target di povertà assoluta pari a 7 miliardi di euro (la legge di bilancio 2018 ne prevede 2 miliardi). Misure di inclusione attiva, intese come processi e non strumenti risolutivi, non solo erogazione di contributi economici ma anche percorsi di inserimento lavorativo e integrazione sociale. “I diritti possono essere civili, politici e sociali: solo questi sono quelli abilitanti, con i quali si possono esercitare tutti gli altri”, ha evidenziato Gualmini. (Roberta Cristofori)

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