13 luglio 2020 ore: 14:34
Giustizia

Prato, protocollo per contrastare lo sfruttamento lavorativo

Un’intesa firmata tra la Procura della Repubblica e Cgil, Cisl, Uil di Prato, chiaro sin dal titolo per gli obiettivi che persegue: “Protocollo d’intesa in materia di prevenzione e contrasto dei fenomeni di sfruttamento lavorativo e di tutela delle vittime”

PRATO – Un protocollo tra la Procura della Repubblica e Cgil, Cisl, Uil di Prato, chiaro sin dal titolo per gli obiettivi che persegue: “Protocollo d’intesa in materia di prevenzione e contrasto dei fenomeni di sfruttamento lavorativo e di tutela delle vittime”. Un documento che porta le firme per la Procura del procuratore capo Giuseppe Nicolosi e del sostituto, coordinatore del gruppo sicurezza del lavoro della Procura, Lorenzo Gestri, per la Cgil Prato del segretario generale Lorenzo Pancini e del segretario generale della Filctem Massimiliano Brezzo, per la Cisl Firenze-Prato della segretaria Erika Caparrini e del segretario generale della Femca Mirko Zacchei, per la Uil del responsabile della Camera sindacale di Prato Rodolfo Zanieri e del responsabile Toscana e area vasta tessili Uiltec Qamil Zejnati.

Procura e confederazioni stringono un patto di “collaborazione diretta” per realizzare a Prato un “sistema in grado di intercettare capillarmente” e di “approntare adeguate efficaci strategie di contrasto” dei fenomeni di sfruttamento.


Inoltre, “sulla base dell’esperienza realizzata”, le parti firmatarie, “potranno elaborare, delineare e suggerire l’adozione di nuovi strumenti operativi” per un contrasto “adeguato al contesto territoriale e alla sua evoluzione” e quindi più efficace contro lo sfruttamento.

Fenomeni che ha come principali vittime stranieri, spesso senza permesso di soggiorno, quando va bene, con falsi contratti part-time, costretti a orari massacranti con retribuzioni irrisorie, in attività e ambienti ad alto rischio di incidenti e pericolosi per le scarse condizioni igienico-sanitarie.


Un Protocollo, quindi per difenderli da “un sistema – è scritto in premessa – di produzione illegale di abbigliamento che ha già risalito la filiera produttiva nelle ultime fasi della produzione tessile, (…) ma ormai allargato a tutti i settori produttivi, dall’agricoltura all’industria, e nei servizi”. Un sistema, più volte denunciato dalle organizzazioni sindacali, descritto nel protocollo siglato nel marzo 2017 da Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil con le associazioni datoriali, e sancito dalle indagini promosse dalla Procura della Repubblica e dalle condanne che ne sono seguite. Un sistema illegale che può contare su una notevole riserva di manodopera in virtù del massiccio flusso migratorio, che fa di Prato, con il 21,72%, uno dei territori in Italia con la più alta percentuale di stranieri residenti, interessato anche ad un notevole afflusso, negli ultimi anni, di richiedenti protezione internazionale.

 

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