29 dicembre 2016 ore: 15:18
Immigrazione

Riapertura Cie di Bologna? I centri sociali: “Indietro non si torna”

“Bologna non è candidabile a ospitare un Cie”. È il messaggio che Tpo e Làbas hanno mandato al sindaco Merola e al ministro dell’Interno Minniti. Cocchi (Tpo): “Non abbiamo bisogno di un Cie ma di progetti di accoglienza, di interventi contro le povertà, per il diritto a casa e cittadinanza”
Lettere dal cie - persona dietro sbarre

BOLOGNA – “La battaglia per la chiusura del Cie di Bologna è una conquista collettiva su cui non ci sarà nessun arretramento”. A parlare è Neva Cocchi, attivista del Tpo, che commenta così la notizia, riportata da alcuni quotidiani nazionali, di possibili verifiche e valutazioni da parte del ministero dell’Interno per la riapertura di un Centro di identificazione ed espulsione a Bologna, oltre che a Milano e Potenza. A Bologna, il Cie di via Mattei è stato chiuso definitivamente nel luglio 2014, grazie a una battaglia portata avanti dai movimenti in primis e poi da tanti cittadini, esponenti politici e dall’amministrazione, ed è stato trasformato nell’hub regionale di accoglienza per migranti. “La chiusura del Cie è stata una conquista trasversale. I movimenti hanno aperto il dibattito in maniera radicale ma poi la battaglia è stata fatta propria anche da altri pezzi di città, da tanti cittadini e anche dall’amministrazione. La chiusura è stata una vittoria collettiva, un portato su cui bisogna restare coerenti. Indietro non si torna”, sottolinea Cocchi. 

“Bologna non è candidabile a ospitare un Cie”, è questo il messaggio che Tpo e Làbas inviano al sindaco di Bologna, Virginio Merola, e al ministro dell’Interno Marco Minniti. “Bologna, e non solo Bologna, non ha bisogno di un Cie. Ma di progetti di accoglienza, di percorsi di inclusione, di interventi innovativi e responsabili contro le nuove povertà, per il diritto alla casa di tutti, per la piena cittadinanza”, scrivono.

Dei 13 Cie aperti in Italia, oggi ne restano attivi 5: Roma, Caltanissetta, Bari, Torino e Trapani. Come riportato da alcuni quotidiani nazionali, la possibile riapertura di altri Cie sarebbe legata all’enorme flusso di immigrati arrivati nel 2016 e alla necessità di effettuare controlli antiterrorismo. “Non è pensabile tornare indietro rispetto al fallimento di vent’anni di politiche di criminalizzazione dei migranti e, aggiornando la riflessione a oggi, visto che si propone la riapertura dei Cie come risposta alla minaccia del terrorismo, bisogna vedere l’integralismo collegato a 20 anni di politiche europee di ingressi selezionati, di frontiere militarizzate, di accordi bilaterali e di detenzione amministrativa”, continua Cocchi. “Il collegamento tra terrorismo e immigrazione riguarda la gestione dell’immigrazione dal 1998 a oggi come tema legato alla sicurezza – continua Cocchi – Un legame che ha portato alla strumentalizzazione delle migrazioni e a legittimare nuove discriminazioni. Basta pensare ai soprusi commessi all’interno dei Cie, in cui sono state rinchiuse persone vittime di tratta, di sfruttamento sessuale e lavorativo, persone da anni in Italia che hanno perso il lavoro e di conseguenza il permesso di soggiorno”. 

Sul tema è intervenuta anche Sandra Zampa, in prima fila contro i Cie. Intervistata da Radio Città del Capo, la deputata del Pd ha detto: “Notizia da verificare, farò un’interrogazione per sapere cosa vuole fare il governo e chiederò ai miei colleghi eletti in regione di firmarla insieme. Non permetteremo che il lavoro fatto venga vanificato”. (lp)

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